giovedì 10 dicembre 2009

L'Annunciazione di Avane di Paolo Uccello in un volume di Giovanni Malanima


L'ultima produzione saggistica di Giovanni Malanima, edita da Pagnini, ha per titolo "L'Annunciazione di Avane". L'opera artistica è una piccola predella, oggi custodita in una saletta nascosta del Museo di San Marco a Firenze e faceva parte di un'Annunciazione dipinta nel 1452 e trafugata alla fine del XIX secolo. Il dipinto, unanimemente attribuito dalla critica a Paolo Uccello dopo gli studi di Roberto Longhi (1940), proviene da Cavriglia, in Valdarno, luogo stravolto nel Novecento per sfruttare le miniere di lignite. Anche la chiesa/oratorio di Santa Maria in Avane è stata demolita alla fine del Novecento per fare spazio alle cave a cielo aperto. Il saggio di Giovanni Malanima ripercorre cronologicamente, grazie ai documenti rimasti, le vicende dell'opera, indagando anche sulla sua misteriosa committenza e sul contesto territoriale e religioso in cui è stata conservata. La predella reca il nome di Giovanni di Antonio Del Golea, committente di cui non si ha altra notizia e, sui bordi laterali, vi sono due stemmi gentilizi. Il saggio contiene anche una breve traduzione in inglese ed una ricca documentazione iconografica.

Nicoletta Curradi

martedì 1 dicembre 2009

La nuova guida su Sorano a cura di Renzo Vatti



Presentata a Firenze alla Sala Ferri del Gabinetto Vieusseux il 30 novembre, ecco la nuova guida del giornalista Renzo Vatti dedicata a Sorano. E'un viaggio pieno di cuoriosità nella Maremma piu' antica e suggestiva intitolato 'Alla scoperta della terra del Tufo: Sorano, Sovana e dintorni' (Mosaico Edizioni Firenze, 80 pagine, 10 euro). Si tratta del cuore della vecchia Maremma (le terme, la natura, la storia, la cultura, le tombe etrusche, le tradizioni) e l'autore aiuta a capire e a amare queste localita', meno note ma non per questo meno belle e meno interessanti, ripercorrendo il lungo cammino
storico, caratterizzato da momenti di fulgore e da altri di decadenza ma sempre affrontati con intensita' e passione. Per le sue caratteristiche il libro sara' diffuso in tutte le scuole della zona.
In 160 chilometri quadrati, sottolinea Vatti, c'e' una straordinaria concentrazione, per qualita' e quantita', di beni artistici e storici, inseriti in un ambiente di rara e incontaminata bellezza. Varie epoche - diversissime fra loro - etrusca, romana, medievale, si sono impastate con il tufo creando un'amalgama eccezionale e lasciando tracce profonde e indelebili della loro presenza in una stratificazione quanto mai suggestiva.
Alla presentazione del volume sono intervenuti il Sindaco di Sorano, il giornalista Pierandrea Vanni e Maria Luisa Stringa Presidente dell'Unesco, ente da sempre molto interessato al territorio di Sorano e Sovana. Importante sottolineare l'impegno di Enel nell'illuminare parti del territorio, per esempio la Tomba Ildebranda.

Fabrizio Del Bimbo

giovedì 19 novembre 2009

Ferdinando: il figlio dell’ultimo Granduca di Toscana che non imparò mai il tedesco…


Non salì mai sul trono di Toscana e fu costretto insieme al padre e agli altri familiari a fuggire da Firenze e dall’amata Toscana il 27 aprirle 1859.

Lo fece con grandissima tristezza perché amava la nostra terra e perchè aveva da poco seppellito la giovane moglie – morta di tifo durante un soggiorno a Napoli – nella Cappella Lorena in San Lorenzo.

Era un grande ed insospettabile appassionato di fotografia, la nuova arte imparata a Pisa andando a lezione da Van Lint con il quale aveva partecipato ad una grande campagna fotografica in occasione dell’inaugurazione delle linee ferroviarie granducali; uno dei più preziosi gioielli che i principi austriaci ci hanno lasciato in eredità.

Come suo padre, il famoso “Canapone” che altri non era che il Granduca Leopoldo II di Lorena soffrì moltissimo la lontananza di Firenze dove era nato e cresciuto tant’è che nella sua pur sontuosa dimora di Salisburgo aveva praticamente ricreato una copia di Palazzo Pitti, ma soprattutto non riuscì mai ad imparare la lingua tedesca e si esprimeva solo in fiorentino…

giovedì 21 maggio 2009

Leonardo da Vinci inedito: cameriere e capo cuoco

Tutti ormai conoscono il grande Leonardo da Vinci: pittore, scultore, teorico dell’arte, musico, scrittore, ingegnere meccanico, architetto, scenografo, maestro fonditore, esperto d’artiglieria, inventore, scienziato e quant’altro...
Naquè nel 1452, dal padre Piero, colto notaio e dalla madre Caterina, giovane contadina al servizio dei Da Vinci.
Il piccolo Leonardo fu allevato, esclusivamente dal padre, nella campagne di Vinci e nei suoi primi 15 anni fu libero di osservare la bellezza del paesaggio agrario e ammirare il lavoro dei contadini, dai quali poi, da adulto, avrebbe preso l’ispirazione per ideare macchine agricole, frantoi meccanici, aratri e macine per il grano.
La sua vita ebbe una svolta nel 1576 quando il padre, che rivestiva un ruolo importante nella cerchia della potentissima famiglia Medici, lo fece trasferire a Firenze. Qui Leonardo, attratto dall’irradiante bellezza di una città traboccante d’opere d’arte, si interesso alle molteplici tecniche che nelle “botteghe” venivano sperimentate, sviluppando un talento artistico del tutto speciale. Fu così che il padre, accorgendosi delle doti del figlio e nonostante lo volesse notaio, si decise a contattare una dei migliori maestri dell’epoca: “Mastro Verrochio”. A diciassette anni Leonardo, era finalmente a bottega. Da allora e per molti anni, lavorando anche a Milano, Roma e in Francia, ebbe l’occasione di esprimere il suo immortale genio, grazie all’inestinguibile curiosità di studiare, disegnare, sperimentare, prendere appunti, progettare macchinari.
Vogliamo adesso raccontarvi una storiella fiorentina del tutto inedita sulla vita di Leonardo.
Pochi sanno che, da giovane, poco più che ventenne, fu assunto come cameriere nella “Taverna delle tre Lumache”, in prossimità del Ponte Vecchio. Successivamente fu anche promosso capo cuoco, e in quel ruolo inventò alcuni marchingegni per pelare, triturare ed affettare i vari ingredienti, studiando anche il modo di mandar via i cattivi odori e costruendo un apparecchio per automatizzare l'arrosto. Purtroppo però le sue innovative pietanze, disposte in piccole quantità nei piatti con gusto artistico, non ebbero successo, costringelo all'abbandono dell'attività culinaria.
In poche parole, alla vecchia consuetudine delle “grandi mangiate medievali”, Leonardo voleva sostituire un vitto più fine, in armonia con lo spirito rinascimentale…
Ma forse era avanti di secoli, anche in cucina…

venerdì 19 dicembre 2008

I'cche tu dai di barta?

Vuol dire ribaltare, capovolgersi, m anche perdere la testa.

Esempio: "E tu hai preso la 'urva a tutto spiano e tu gl'hai da'o di barta!"

Traduzione: Hai preso la curva a tutta velocità e ti sei ribaltato!

Altro significato è metaforico...

Esempio: "Ma te t'ha da'o di barta?"

Traduzione: Hai proprio perso la testa?

Oh come tu' rimbrodoli?!?

Se vi sentite fare questa domanda da un fiorentino pensateci bene...

Vi sta dicendo, senza tanti giri di parole che state parlando confusamente, state argomentando con scarsa lucidità o quanto meno non riuscite a farvi capire...

Ma oltre al parlare si applica anche all'agire. State facendo un azione senza pensarci e solo perchè deve essere fatta noncuranti del suo risultato e che sicuramente non andrà a buon fine...

Tu sei proprio....un impiastro

E' definito così a Firenze e dintorni una persona uggiosa, importuna ed antipatica.

Il senso è tratto direttamente dal significato della parola in italiano dove l'impiastro è : "preparato medicamentoso per uso esterno, emolliente, consistente in un miscuglio di sostanze che si applica sulla parte malata e applicato per estensione".