lunedì 30 marzo 2026

Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi

 






A Casa Buonarroti una mostra che svela il capolavoro restaurato dedicato alla memoria del genio e al progetto celebrativo di Michelangelo Buonarroti il Giovane

Firenze, 1° aprile – 30 settembre


Dal 1° aprile al 30 settembre, la Fondazione Casa Buonarroti presenta a Firenze la mostra “Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi”, un’esposizione che riporta al centro dell’attenzione uno dei dipinti più significativi della Galleria buonarrotiana dopo un importante intervento di restauro.


La mostra, prodotta dalla Fondazione Casa Buonarroti con Opera Laboratori, che ne ha curato anche l’allestimento, è curata da Cristina Acidini, presidente della Fondazione, e da Alessandro Cecchi, direttore della Fondazione. Il progetto di restauro è stato sostenuto dai Friends of Florence, attraverso il dono di Donna Malin ed è stato realizzato dai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti. Il progetto grafico della mostra è firmato da Sillabe.


“Per la prima volta – commenta la curatrice Cristina Acidini - si può osservare da vicino, grazie al restauro di Elizabeth Wicks, un’opera singolare dal soggetto unico: nessun dipinto, infatti, raffigura la sistemazione finale di un monumento funebre, in questo caso particolarmente illustre perché dedicato a Michelangelo Buonarroti. Il restauro consente inoltre di valorizzare un artista poco noto ma di grande talento, quale fu Tiberio Titi. Anche per questo siamo grati ai Friends of Florence che hanno sostenuto l’intervento”.


L’esposizione è incentrata sul dipinto “Collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce” (1618–1620) di Tiberio Titi, parte della decorazione della Galleria di Casa Buonarroti e testimonianza fondamentale del programma celebrativo ideato da Michelangelo Buonarroti il Giovane per onorare la memoria del grande antenato.


“Dopo Artemisia Gentileschi, Francesco Bianchi Bonavita e Anastagio Fontebuoni, è la volta adesso – precisa il curatore Alessandro Cecchi - del dipinto di Tiberio Titi nell’ambito del progetto di restauro che mira al completo recupero delle opere commissionate da Michelangelo Buonarroti il Giovane per la Galleria Buonarrotiana”.


La tela è ben documentata dai pagamenti contenuti nei taccuini di Michelangelo il Giovane conservati nell’Archivio Buonarroti: queste note di spesa consentono di datarla fra il 14 agosto 1618 e il 29 agosto 1620. Grazie ai documenti è stato altresì possibile scoprire che, già dal 19 settembre del 1615, Titi aveva ricevuto dal committente la tela montata su un telaio e con la base per la pittura già stesa; soltanto il 2 ottobre 1618, invece, gli era stato fornito il prezioso azzurro oltremare ricavato dal lapislazzuli.


Il dipinto raffigura un momento simbolico: la collocazione del busto marmoreo dell’artista sulla sua sepoltura nella Basilica di Santa Croce, avvenuta nel 1574. La scena è costruita attorno al gesto degli artigiani che sollevano il busto per collocarlo sul monumento funebre, mentre Leonardo Buonarroti con la famiglia assiste alla cerimonia. La composizione, caratterizzata da intensi contrasti di luce e ombra, rivela suggestioni caravaggesche e rappresenta un episodio di grande originalità nella pittura fiorentina del primo Seicento.


“Friends of Florence – sottolinea Simonetta Brandolini d’Adda, President Friends of Florence - è lieta di far parte del progetto per il restauro di questo interessante dipinto di Tiberio Titi per il Museo di Casa Buonarroti. La donatrice Donna Malin, con il suo speciale amore per Firenze e per l’arte, rispecchia perfettamente il carattere dei nostri Benefattori e le siamo grati per il suo costante impegno a sostegno del patrimonio artistico. Ringraziamo la Fondazione Casa Buonarroti, la Presidente Cristina Acidini e il Direttore Alessandro Cecchi e siamo grati ai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti per il loro eccellente lavoro”. 


Il restauro ha restituito al dipinto la sua brillantezza cromatica e ha permesso di approfondire la tecnica pittorica di Titi attraverso indagini diagnostiche e analisi scientifiche dei pigmenti. Per oltre quattrocento anni il dipinto è rimasto fissato a faccia in giù dal soffitto della Galleria: ciò ha prodotto deformazioni evidenti e anche la superficie pittorica mostrava ampie e diffuse crettature.


La rimozione delle vernici ingiallite e degli strati di sporco ha riportato alla luce dettagli finora nascosti, tra cui la firma dell’artista, oltre a evidenziare la qualità della tavolozza e la complessità della composizione. Il dipinto è ora tensionato su un telaio interinale e la tela è stata consolidata con un adesivo naturale ricavato da un’alga giapponese purificata, utilizzata per riaggregare le fibre di cellulosa.

L’esposizione racconta, dunque, il contesto storico e culturale della commissione, legata alla figura di Michelangelo Buonarroti il Giovane, intellettuale e promotore della memoria familiare, che trasformò la casa di via Ghibellina in un luogo dedicato alla celebrazione del mito michelangiolesco. Attraverso dipinti, documenti d’archivio e materiali preparatori – tra cui il bozzetto di Titi, acquistato dalla Fondazione sul mercato antiquario a fine Novecento e i fogli autografi con l’invenzione del soggetto e i pagamenti per l’opera – il pubblico potrà seguire la nascita del progetto artistico e il recente percorso di restauro.


La mostra, grazie anche ad un video e ai pannelli che documentano dettagliatamente le fasi del restauro, offre così una nuova lettura di un dipinto fondamentale della collezione di Casa Buonarroti, restituendolo alla sua piena leggibilità e riaffermando il ruolo della casa-museo come custode della memoria e dell’eredità di Michelangelo.


L’artista


Tiberio Titi (Firenze, 24 dicembre 1573 – 10 agosto 1627) era il figlio secondogenito del celebre pittore e architetto Santi di Tito. Insieme al fratello Orazio, Tiberio fu avviato dal padre alla carriera artistica e nel 1603 ne ereditò la bottega, da cui era uscito un gran numero di dipinti di soggetto religioso caratterizzati da un grande naturalismo, in linea con i nuovi dettami del Concilio di Trento. Santi di Tito lasciò ai figli molte opere incompiute e più di settecento disegni. Tiberio, dopo un’iniziale collaborazione col padre nelle scenografie delle feste e degli apparati effimeri della corte medicea (1589 e 1598), si cimentò con successo nella produzione di ritratti di corte, ereditando dal padre il ruolo di pittore di Casa Medici. La sua fortuna di ritrattista subì un rallentamento nel 1620 a causa dell’arrivo a Firenze del pittore fiammingo Justus Suttermans che lo sostituì a partire dal 1623. Tra le opere di Tiberio Titi, oltre al dipinto della Galleria buonarrotiana, si devono ricordare l’Autoritratto delle Gallerie degli Uffizi, e diversi ritratti dei Medici o dei loro familiari, come quello di Vittoria della Rovere da piccola, anch’esso agli Uffizi.


Orario di apertura del Museo

Dalle ore 10 alle ore 16,30

La vendita dei biglietti cessa mezz’ora prima della chiusura

Chiuso il martedì e nelle seguenti festività: 1° gennaio, domenica di Pasqua, 15 agosto, 25 dicembre


Biglietti

€ 8,00 intero

€ 5,00 ridotto

€ 6,00 biglietto riservato ai partecipanti alle attività laboratoriali


Ridotto: studenti fino ai 26 anni, adulti maggiori di 65 anni, gruppi organizzati (minimo 10 persone), Soci Associazione Amici di Brera, possessori del biglietto del Complesso Monumentale di Santa Croce, soci FAI, soci Touring Club, soci Unicoop, soci Centro Turistico Giovanile.

Gratuito: bambini minori di 6 anni, soci Amici della Casa Buonarroti, soci ICOM, soci ICOMOS, soci ICCROM, guide turistiche con tesserino, giornalisti con tessera professionale, insegnanti/accompagnatori di gruppi scolastici, persone con disabilità e loro accompagnatori.

La prenotazione non è obbligatoria ma consigliata per i gruppi.

Per informazioni e prenotazioni di visite guidate ed attività rivolte a gruppi di adulti e alle scuole, scrivere una mail all’indirizzo:

fond@casabuonarroti.it


Nicoletta Curradi 

Fabrizio Del Bimbo 

mercoledì 25 marzo 2026

A Palazzo Medici Riccardi le Buchette raccontano Il Vino e le sue Melodie

 


Mostra, incontri ed eno-concerti nelle Sale Ginori di Palazzo Medici Riccardi

26 - 31 marzo 2026

ore 10.00 - 19.00 | ingresso libero


Una mostra racconta la storia, la tradizione e l’attualità delle buchette del vino, e cinque eventi eno-musicali per raccontare i paesaggi culturali del nostro Territorio attraverso il filo conduttore del Vino e della sua Musica.


“Le Buchette Raccontano. Il Vino e le sue Melodie” è il titolo della rassegna ideata dalle associazioni culturali Buchette del Vino e Chiave di Vino, in programma da giovedì 26 a martedì 31 marzo nelle Sale Ginori di Palazzo Medici Riccardi (Via Ginori 14), a Firenze.


“Una sfida ambiziosa quella che ci siamo dati organizzando questa kermesse - commentano Matteo Faglia e Susanna Parretti, rispettivamente Presidenti delle Associazioni Buchette del Vino e Chiave di Vino – nata dalla comune consapevolezza che il Vino è un valore fondante della nostra cultura e, nel, contempo, uno dei più strategici fattori di promozione e sviluppo territoriale. Storia e innovazione, tradizione e modernità sono i messaggi che vogliamo comunicare per creare la consapevolezza che il nostro Territorio è un patrimonio collettivo da vivere e condividere. Con il taglio particolare delle iniziative promosse dalle nostre associazioni, vogliamo infine offrire a concittadini e turisti l'occasione di esplorare percorsi nuovi”.


Negli spazi espositivi sarà allestita una mostra immersiva, ricreando così uno spaccato di quella tradizione - esclusivamente fiorentina - voluta da Cosimo I de’ Medici per favorire la somministrazione del vino. Un percorso che accompagna il visitatore in un viaggio dal Cinquecento a oggi attraverso installazioni originali e ricostruzioni scenografiche: una cantinetta del Seicento con le sagome del vinaio e degli avventori, pannelli dedicati alle buchette fiorentine e toscane, una cornice originale in pietra e una porta storica in legno dotata di finestrino, attraverso il quale un oste in costume servirà quotidianamente il vino della cantina ospite.


Completano il percorso un’esposizione di fiaschi antichi, video clip su aspetti curiosi e poco noti dell’uso secolare dei finestrini del vino, card pop-up realizzate da studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e gigantografie delle mappe delle buchette in Toscana e nel mondo. La mostra sarà visitabile a ingresso libero, dalle 10 alle 19.


Parte integrante della mostra, “Le Buchette Raccontano – Il Vino e le sue Melodie” è la proposta di cinque eventi eno-musicali a tema che intrecciano storia, musica e degustazione per offrire momenti di convivialità e di condivisione. Ogni evento prevede una specifica “storia di Vino” (a cura di un relatore), la descrizione di un vino “collegato” a quella stessa storia, la presentazione dell’azienda produttrice di quel vino (a cura del produttore), il programma musicale (a cura di giovani musicisti del Conservatorio Cherubini), la degustazione del Vino. Un “viaggio virtuale” che accompagna il visitatore a conoscere la Toscana, attraverso i suoi vini e le loro melodie, quale paesaggio culturale da vivere e condividere.


Si parte giovedì 26 marzo con Marco Passeri che celebra la figura di Cosimo III de’ Medici (e del figlio Giangastone) grazie al quale il vino toscano è diventato un valore identitario e strumento di diffusione della nostra cultura. Venerdì 27 sarà Giovanni Cipriani a raccontare Michelangelo-produttore di vino nel Chianti, attraverso la descrizione del suo celebre affresco “L’ebbrezza di Noé” all’interno della Cappella Sistina. Sabato 28 Zeffiro Ciuffoletti dedica la sua narrazione alla nascita della cucina italiana, ora patrimonio immateriale dell’umanità. Lunedì 30 Mauro Agnoletti racconta il patrimonio delle vigne urbane a Firenze. Chiude martedì 31 Massimo Seriacopi con un approfondimento su Dante e il vino, attraverso l’interpretazione di alcuni brani della Divina Commedia. Ogni evento prevede un momento musicale, eseguito da giovani musicisti del Conservatorio Cherubini e, a chiudere l’appuntamento, la degustazione del vino, somministrato attraverso la buchetta. Gli eventi sono a ingresso libero, dalle 17.00 alle 19.00.



PROGRAMMA INCONTRI ED ENO-CONCERTI


orario 17:00-19:00



giovedì 26 marzo

Marco PASSERI

Dalla Toscana alla Boemia. Una nuova cultura del vino di Cosimo III de’ Medici


CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Matilde Michelin clarinetto


DEGUSTAZIONE: Vino Tenuta BOSSI dei Marchesi Gondi

venerdì 27 marzo

Giovanni CIPRIANI

L'ebbrezza di Noè. Il vino e i suoi strumenti negli affreschi di Michelangelo

CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Anton Marashi violoncello

DEGUSTAZIONE: Vino Tenuta NITTARDI

sabato 28 marzo

Zeffiro CIUFFOLETTI

La Cucina italiana, patrimonio dell’umanità. E il Vino…

CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Akemi Battistini violoncello

DEGUSTAZIONE: Vino Podere LA VILLA

lunedì 30 marzo

Mauro AGNOLETTI

Tra palazzi e vigneti: il paesaggio rurale storico di Firenze

CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Giacomo Ferracci violino

DEGUSTAZIONE: Vino Fattoria di BAGNOLO


martedì 31 marzo

Massimo SERIACOPI

Quanto vino nella ‘Commedia’ di Dante


CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Giacomo Ferracci violino

DEGUSTAZIONE: Vino Tenuta MALENCHINI


Ingresso libero fino a esaurimento posti. Posti limitati. Si consiglia la prenotazione alla mail info@chiavedivino.it


Le Buchette Raccontano – Il Vino e le sue Melodie è un progetto realizzato dalle associazioni culturali Buchette del Vino e Chiave di Vino con il patrocinio di Città Metropolitana di Firenze, Comune di Firenze, Regione Toscana, ConfGuide-ConfCommercio e il contributo di Marchesi Antinori, Vetreria Etrusca, Il Grande Nuti e OMCF. Sponsor tecnici Unicooop Firenze e Conservatorio Cherubini.


Info www.buchettedelvino.org – www.chiavedivino.it



Associazione Buchette del Vino

L’Associazione Buchette del Vino è nata a Firenze nell’ottobre del 2015 con lo scopo di censire, studiare, documentare, far conoscere e salvaguardare un patrimonio diffuso del territorio toscano a partire dalla metà del 500. Testimonianza unica e del tutto originale di commercio del vino direttamente dal produttore al consumatore, le buchette del vino, cadute in disuso a metà 900 e via via dimenticate, sono state riscoperte durante la pandemia di Covid, che ha portato una dozzina di esercizi fiorentini a rielaborarne la tradizione. Il censimento operato dall’Associazione, tuttora in corso, registra ad oggi più di 300 referenze in tutta la Toscana. Attraverso il sito e i social, inoltre, vengono riportate e aggiornate tutte le nuove scoperte e le numerose iniziative, fatte di studi, incontri, visite guidate, produzione di video-tour, cacce alle buchette e altro.

Associazione Chiave di Vino

Nata nel 2017, l’Associazione Chiave di Vino è un ente no profit che si dedica a esplorare e valorizzare le ricchezze paesaggistiche, produttive, artistiche, di accoglienza del territorio toscano, utilizzando la cultura del Vino come «agente di creatività» nella generazione di valore in un’ottica di marketing territoriale. Specializzata in organizzazione di eventi eno-musicali dal format distintivo e innovativo, l’associazione realizza e offre esperienze che tessono storie, sapori e suoni, articolate in circuiti di Vini e Musica: eventi a tema organizzati in contesti esclusivi e inusuali  - quali cantine e vigne, dimore storiche, biblioteche, musei e piccoli musei – che fanno emergere l'eccezionale particolarità, culturale, naturale e produttiva, di ogni singola realtà toccata e rafforzano il legame di identità e unicità del territorio.

Nicoletta Currradi 

venerdì 13 marzo 2026

'Armonia’: il festival del benessere a Calenzano

 


La s xsalute è il primo dovere della vita”, scriveva Oscar Wilde.


Per chi è in cerca di un aiuto per migliorare il proprio stato di salute psico-fisico, per chi è appassionato di medicina olistica e cultura alternativa o solo per chi è in cerca di un regalo particolare per la prossima Pasqua, sabato 21 e domenica 22 marzo a Calenzano (palaeventi Start, via Garibaldi 9, a due passi dal Centro) dopo il successo delle precedenti fiere torna la quarta edizione di “ARMONIA”: festival dedicato al mondo olistico e del benessere a 360 gradi con ingresso gratuito e il patrocinio del Comune di Calenzano.


Viste le date prescelte (l’inizio di Primavera), questa 4^ edizione sarà un vero e proprio trionfo di energie positive: la nascita della primavera come rinascita e risveglio interiore per aumentare il proprio benessere grazie a trattamenti energetici di vario tipo. Saranno infatti presenti, nei 400 mq espositivi, ben 25 professionisti del settore provenienti non solo dal territorio locale (Calenzano, Sesto, Campi) e da Firenze ma anche da tutta la Toscana (e non solo), coi quali parlare individualmente nei loro stand, effettuare una seduta di prova o semplicemente prendere tutte le informazioni necessarie per seguire corsi o terapie nei rispettivi studi.



Tra le discipline presenti: massaggi, biloterapia, naturopatia, analisi campo aurico, riequilibrio dei chakra, reiki, percorsi di mindfulness, coaching, meditazione, pranoterapia, thetahealing, regressioni, numerologia, costellazioni familiari, carta del cielo. Non mancherà lo spazio tarocchi e un MERCATINO che proporrà per i prossimi regali di Pasqua originali prodotti regalo quali:

natural pet food cosmetici naturali

prodotti alimentari bio

prodotti naturali per la casa

libri

oggetti da regalo in lavanda naturale

pietre e cristalli candele da regalo

rune e talismani

Da sottolineare infine la consueta partnership coi portali Italia Olistica e Benessere Toscana, la presenza dello spazio ristoro per i pranzi e le merende a cura del forno Ciofi di Prato e lo SPAZIO CONFERENZE (vedi programma a fine comunicato) con seminari, workshop e prove di gruppo gratuite ogni 30 minuti a tema meditazione, massaggi, presentazione libri, etc.

L’organizzazione è a cura di Maurizio Melani, docente universitario ed event planner, e della Azienda Turistica di Calenzano.


ELENCO OPERATORI

Valentina Alessi, Fiammetta Baldassini e Energie consapevoli, Monica Bardelli, Cristina Bencini, Adolfo Bianchi, Serenella Bosco Reitia, Laura Calamari, Roberta Capanni, Marina Cappelli, Edoardo Casadio, Beatrice Cencin, Adriano Croccolo, Susanna Akasha Gherardelli, Elena Giorgetti, Antonella Ieffa, Beatrice Maggini, Gino Merlo, Rosa Pistolesi, Katia Piva, Barbara Sambari, Olga Savashina, Elisa Staderini, Roberto Terrinazzi, Clara Toccafondi.

ORARI

Sabato 21, dalle 14 alle 19 Domenica 22, dalle 10 alle 19


Nicoletta Curradi

giovedì 12 marzo 2026

“L’archetipo dell’albergatore” in un libro di Stefano Wittum


Presentazione sabato 14 marzo all’Hotel Balestri


 


La reception di un hotel come luogo privilegiato per osservare le persone che transitano ogni giorno e cercare di capirne le necessità, fino a creare una relazione e stabilire una sintonia sempre diversa in base alle diverse identità di chi ti sta di fronte. E’ il punto di osservazione speciale che ricostruisce Stefano Wittum nel suo libro “L’archetipo dell’albergatore”, che sarà presentato il 14 marzo alle ore 17.30 presso l’Hotel Balestri, in piazza Mentana 7. Oltre all'autore saranno presenti il presidente Federalberghi Firenze Francesco Bechi; Luigi Adamo filosofo e psicologo; lo scrittore Luca Ravazzi e Gabriella Picerno scrittrice e psicoterapeuta. Condurrà la presentazione Ennio Bazzoni di Nardini Editore.


“Il libro - racconta Stefano Wittum - nasce da una storia familiare. La nostra è una famiglia di albergatori fin dal 1888, quando il bisnonno realizzò la pensione Balestri sul lungarno. La grande protagonista è invece nonna Fede Balestri, che portò avanti l’albergo per oltre 50 anni, e lei è l’archetipo dell’albergatore a cui è dedicato il libro. Racconto la mia esperienza sotto una chiave sottilmente psicologica, dalla parte di chi osserva le persone, nel delicato rapporto tra chi accoglie e l’ospite”.


Uno sguardo anche allo sviluppo del comparto turistico e alla realtà fiorentina. “Improrogabile diventa una correzione degli orientamenti e delle funzioni urbane che salvaguardino residenza, cultura e negozi storici”.

Fabrizio Del Bimbo 

mercoledì 11 marzo 2026

Mario Ceroli. Mito e materia alla Galleria Tornabuoni





Tornabuoni Arte inaugura mercoledì 11 marzo 2026 MARIO CEROLI. Mito e materia presso la sede di Firenze (Lungarno Benvenuto Cellini, 3), la prima antologica dedicata al maestro allestita in Italia dalla galleria, dopo l’importante rassegna monografica alla GNAMC a Roma, conclusasi lo scorso gennaio, che ne ha confermato il suo ruolo nel panorama artistico contemporaneo.


 


Il rapporto tra Tornabuoni Arte e Ceroli ha radici consolidate nel tempo: la galleria a Parigi gli ha dedicato due mostre personali nel 2010 e nel 2022. Enrico Crispolti, che aveva curato la retrospettiva del 2010, scriveva: «Ceroli ha presentato un nuovo possibile modo di intendere la scultura, senza rinunciare agli elementi della sua identità storica e sottoponendola al contempo a una trasformazione innovativa sostanziale, e dunque profondamente personale. Ceroli ha sviluppato gradualmente le modalità di un linguaggio plastico che rifiuta sia la continuità strutturale e rappresentativa della scultura tradizionale, sia il conseguente peso e l’unicità avvolgente dell’evento collocato nello spazio.»


 


Partendo da questo assunto, l’esposizione a Firenze ripercorre le tappe principali della carriera di Ceroli, protagonista della scena artistica romana, dagli anni Sessanta al 2000. La mostra riunisce quaranta opere - tra sculture e installazioni, insieme alle classiche silhouettes in legno, materiale prediletto dall’artista - significative del suo percorso, caratterizzato da una grande libertà immaginativa e dalla sua ricerca creativa. All’interno della mostra Squilibrio, del 1988, in una versione più piccola in bronzo, ispirata al celebre disegno dell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, una delle invenzioni più emblematiche di Ceroli, quasi un suo “logo”, esplicita dichiarazione di tridimensionalità. Realizzate tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, si trovano una serie di opere in tavolato ligneo (pino di Russia), protagonisti delle quali sono gli eroi del mito greco e i guerrieri, in particolare i cicli ispirati ai celebri Bronzi di Riace, emersi dal mare della Calabria nel 1972, come il bellissimo Interno tempio (I Bronzi di Riace), 1981, o dello stesso anno, Ritratto di guerriero, tecnica mista e foglia d’oro su legno, che conferma il suo costante riferimento all’antichità e alla grande tradizione classica.


 


Due sculture in legno, Le talebane - più recenti, del 2002, una bianca e l’altra azzurra, di circa due metri ciascuna - si stagliano con la loro presenza mutam: simulacri misteriosi e raffinati, originati da suggestioni di cronaca politica che l’artista ha rielaborato con grande forza evocativa, un omaggio alle ricercate tradizioni d’Oriente. Del 1972 è il monumentale retablo in legno e bronzo intitolato Gloria eterna ai caduti per la pittura, che contiene epigraficamente i nomi di critici d’arte, collezionisti e mercanti, con un intento ironicamente commemorativo. Sono gli anni, tra il 1972 e il 1975, in cui la ‘scrittura’ diventa elemento ricorrente nel lavoro di Ceroli.


Nel percorso espositivo figura anche Eleusi, del 1979, immagine di forte suggestione che evoca i Grandi Misteri Eleusini, riti agrari esoterici: raffigurazione di un campo di frumento maturo che testimonia l’interesse dell’artista verso la natura vegetale, attraverso l’utilizzo di rami, paglie o spighe, come in questo caso, inseriti all’interno dei fondi delle consuete tavole. L’interesse per la natura trova le sue radici nell’Arte Povera, movimento con il quale Ceroli ha condiviso, soprattutto all’inizio, alcuni ideali poetici, mantenendo tuttavia una posizione distante dalle declinazioni di area torinese, rappresentate da artisti quali Merz o Penone, sviluppando un suo personalissimo linguaggio.


 




Mario Ceroli nasce a Castel Frentano (Chieti) il 17 maggio 1938. A dieci anni si trasferisce a Roma, dove il suo destino artistico prende forma quasi per caso. I genitori lo immaginavano impiegato dello Stato e lo iscrissero alla Scuola Galileo Galilei, che comprendeva Istituto Tecnico, Istituto Tecnico Industriale e Istituto d’Arte. Come lui stesso racconta, la madre, stanca di salire le scale per evitare l’ascensore, si fermò al primo piano e lo iscrisse all’Istituto d’Arte. Un gesto di serendipità che avrebbe segnato la storia dell’arte italiana del secondo Novecento.


 


All’Istituto d’Arte studia sotto la guida di maestri come Leoncillo Leonardi, Pericle Fazzini ed Ettore Colla, sperimentando inizialmente la ceramica. Nel 1958 tiene la sua prima mostra di ceramiche e nello stesso anno vince il Premio per la Giovane Scultura della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea sotto la direzione di Palma Bucarelli. Nonostante sia spesso definito “scultore del legno”, Ceroli ha sempre rivendicato la molteplicità delle sue esperienze: marmo, bronzo, ghiaccio, acqua, carta, stoffa. La materia, per lui, è linguaggio aperto e mai definitivo.


 


Un viaggio ad Assisi nel 1957 e la scoperta di Giotto lo conducono verso le prime sagome lignee, segnando l’inizio di una ricerca che lo renderà protagonista della Pop Art e dell’Arte Povera. Negli anni Sessanta il legno grezzo diventa materiale emblematico: figure umane, numeri, lettere, oggetti quotidiani prendono forma in composizioni seriali, talvolta policrome, dove la scultura si intreccia con pittura, design e installazione. Le sue opere non sono semplicemente plasmate: sono costruite. Le forme appaiono come concetti tangibili, stratificazioni di piani consequenziali che mantengono armonia pur evitando l’uniformità plastica.


 


Il 1965 segna una svolta con Cassa Sistina, ambiente totale e ironico, insieme mistificazione e riflessione sul sistema dell’arte, che gli vale il Premio Gollin e un riconoscimento alla Biennale di Venezia del 1966. Nello stesso anno espone alla Galleria La Tartaruga di Roma opere come L’ultima cena, oggi conservata alla GNAM. Con La Cina (1966) anticipa l’arte immersiva, coinvolgendo lo spettatore in uno spazio totalizzante.


 


Tra il 1966 e il 1967 si trasferisce negli Stati Uniti e tiene una personale alla Bonino Gallery di New York, presentando Farfalle. L’interesse per lo spazio culmina nel 1969 con Io, piramide di ghiaccio: una struttura di mattoni di ghiaccio sormontata da una sfera d’acciaio contenente carbone ardente, potente allegoria di precarietà e tensione.


 


Parallelamente, Ceroli sviluppa un’intensa attività teatrale: collabora con il Teatro Stabile di Torino, il Teatro alla Scala e il Teatro La Fenice, fondendo scultura e scenografia in palcoscenici monumentali. Per Ceroli, teatro e arte visiva condividono la stessa vocazione ambientale.


 


Negli anni Ottanta e Novanta emergono temi ricorrenti come porte, scale e strutture architettoniche. Opere come La Porta (1981), Il Cenacolo (1981), Uomo Vitruviano (1987), Casa di Nettuno (1988), Maestrale (1992) e Applausi (1992) approfondiscono la ricerca sul “tuttotondo” e sulla matericità sferica, in dialogo costante con l’ambiente. In questi decenni sperimenta anche marmo policromo, vetro, polveri e bronzo, reinterpretando suggestioni rinascimentali, da Leonardo ai maestri del passato.


Importante è anche il suo intervento in spazi pubblici e sacri, come la chiesa di San Lorenzo a Porto Rotondo (1968), quella di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca (1987) quella di San Carlo Borromeo a Napoli (1990), dove arte e architettura si integrano. Da menzionare anche l’intervento alla Scuola Superiore di Polizia di Roma, dove ha realizzato il sacrario e la cappella.


 


Negli anni Duemila continua a mescolare legno, cenere e lamine d’oro. Opere come La nuda verità e Guerriero Frentano (2007) presentano figure lignee cosparse di cenere, simbolo della fusione tra uomo e natura.  Nel dicembre del 2024 ha inaugurato l’apertura di Palazzo Citterio a Milano con una sua mostra ambientale nello spazio Sterling dal nome ‘Mario Ceroli. La forza di sognare ancora’, e nell’ottobre del 2025 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha inaugurato la mostra ‘Ceroli Totale’ che ripercorre i suoi 70 anni di carriera. Artista poliedrico e mercuriale, Ceroli ha superato i confini tradizionali dell’opera d’arte, esplorando l’interazione tra scultura, pittura, architettura e teatro.


 


Vive e lavora a Roma, dove ha creato un vasto spazio-museo che raccoglie oltre cinquecento opere, concepito come ambiente in continua evoluzione, destinato a dialogare con il pubblico e a ispirare le nuove generazioni.



Info: Tornabuoni Arte

Firenze�, Lungarno Benvenuto Cellini, 3

Tel. +39 055 6812697 | info@tornabuoniarte.it – www.tornabuoniart.com


Fabrizio Del Bimbo 


sabato 7 marzo 2026

La terza edizione del Premio “David Rivelazioni Italiane - Italian Rising Stars”

 



Giulia Maenza, Vincenzo Crea, Ludovica Nasti, Emanuele Maria Di Stefano, Alma Noce, Gianmarco Franchini sono i vincitori della terza edizione del premio  “David Rivelazioni Italiane - Italian Rising Stars”


La premiazione si è tenuta la sera del  6 marzo a Palazzo Medici Riccardi alla presenza delle istituzioni e di Piera Detassis, la presidente e direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello


Firenze è tornata ad essere la capitale del cinema italiano, con la terza edizione dei “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars”, riconoscimento ideato e proposto da Fondazione Sistema Toscana con l’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, la cui cerimonia di consegna si è svolta la sera del 6 marzo, a Palazzo Medici Riccardi.


Il riconoscimento cinematografico è volto alla valorizzazione di sei giovani attori, under 28, selezionati per diventare i nuovi ambasciatori - in ambito nazionale e internazionale - del cinema italiano. I vincitori della terza edizione dei “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars” sono Giulia Maenza, Vincenzo Crea, Ludovica Nasti, Emanuele Maria Di Stefano, Alma Noce, Gianmarco Franchini: nelle loro mani sono stati consegnati gli speciali “Davidini”, riproduzioni in scala dell’originale statuetta del Premio David di Donatello.


La cerimonia di premiazione si è tenuta alla presenza del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, dell’assessora alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, della sindaca del Comune di Firenze, Sara Funaro, dell’assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Giovanni Bettarini e della presidente e direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, Piera Detassis.

 

I vincitori dell’edizione 2026 dei “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars”, sono stati scelti per la qualità del loro lavoro  da Piera Detassis, Presidente e Direttrice Artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, con il Consiglio Direttivo composto da Giorgio Carlo Brugnoni, Francesca Cima, Edoardo De Angelis, Giuliana Fantoni, Francesco Giambrone, Valeria Golino, Giancarlo Leone, Luigi Lonigro, Mario Lorini, Francesco Ranieri Martinotti e Alessandro Usai.


La  preselezione è stata realizzata dall’Unione Italiana Casting Director U.I.C.D. in dialogo con le associazioni di agenti A.S.A. e L.A.R.A. “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars” è pertanto frutto della collaborazione tra le varie e importanti professioni dell’industria del cinema.

Il premio è organizzato da Fondazione Sistema Toscana con l’Accademia del Cinema Italiano Premi David di Donatello, sotto l’egida del Ministero della Cultura e con il sostegno di Regione Toscana, Comune di Firenze, Fondazione CR Firenze e Camera di Commercio di Firenze.

 

Le tre attrici e i tre attori vincitori stanno partecipando in questi giorni alla residency a loro riservata, a Firenze, seguendo un percorso di alta formazione accompagnati da una serie di mentori che hanno messo loro a disposizione l’esperienza e la professionalità maturate in diversi ambiti professionali e artistici: fra questi, la nota attrice Paola Minaccioni; Paolo Mereghetti, critico del Corriere della Sera e autore del celebre “Dizionario dei film”; Nicoletta Maraschio, presidente onoraria dell’Accademia della Crusca; Francesca Medolago Albani, segretaria generale di Anica Academy; Virgilio Sieni, coreografo e danzatore, creatore del Centro Nazionale di Produzione a lui intitolato. 


«L'Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello è particolarmente onorata della prestigiosa collaborazione con la Fondazione Sistema Toscana, la Regione Toscana e  tutte le istituzioni», dichiara Piera Detassis, Presidente e Direttrice Artistica dell'Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello. «È da sempre un nostro sogno quello di poter consegnare i premi nei luoghi originali del capolavoro di Donatello, ed è particolarmente significativo che questa possibilità si realizzi con il riconoscimento “David Rivelazioni Italiane - Italian Rising Stars” dedicato ai nuovi talenti del cinema italiano. L'Accademia sposta così, sempre di più,  il proprio focus sui talenti futuri e sui nuovi pubblici e questo riconoscimento, simboleggiato dagli ormai celebri “Davidini", riproduzioni in scala del premio principale, ne è il segno tangibile.  Un grazie particolare, infine, al Ministero della Cultura per il costante sostegno e a tutto il Consiglio Direttivo del David».

 

«Sono orgoglioso che proprio qui in Toscana questi giovani talenti del cinema nazionale ricevano, magari per la prima volta, un riconoscimento del loro valore artistico e del loro lavoro», ha detto il presidente della Regione Eugenio Giani. «La Regione Toscana infatti crede fortemente nel potenziale dei giovani e nella necessità di incoraggiarli, con strumenti concreti, a coltivare le loro capacità. Così come crede nel cinema come veicolo di cultura e settore strategico, in grado di esprimere sul nostro territorio realtà e professionalità di alto livello, da valorizzare con risorse ed interventi, come dimostrano l’impegno in progetti come Manifatture Digitali Cinema e le sovvenzioni alle produzioni. Ecco perché sosteniamo con entusiasmo il premio “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars”, che mette insieme l’attenzione per il settore audiovisivo e quella per i giovani. Con l’augurio ai nuovi talenti premiati oggi che la Toscana rappresenti per loro un trampolino di lancio per una carriera ricca di successi in Italia e oltre».


«La Toscana», ha detto l’assessora alla cultura della Regione Toscana Cristina Manetti, «continua a investire con convinzione sui giovani talenti e sulla valorizzazione del cinema italiano. Il premio David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars giunto quest’anno alla terza edizione, rappresenta un’occasione preziosa per sostenere nuove generazioni di attori e attrici e per rafforzare il ruolo di Firenze e della Toscana come luoghi di produzione culturale, creatività e formazione. Iniziative come questa dimostrano quanto sia importante fare sistema tra istituzioni e realtà del settore per promuovere il nostro cinema anche a livello internazionale- La Toscana ancora una volta è protagonista e vuole giocare un suo ruolo nel cinema».


«Con questa iniziativa, che sosteniamo con convinzione, Firenze si conferma una città che crede nei giovani talenti e nella cultura come leva di crescita collettiva», ha detto la sindaca di Firenze, Sara Funaro. «La terza edizione dei ‘David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars’, organizzata da Fondazione Sistema Toscana e Accademia del Cinema Italiano, è un’occasione unica per valorizzare le nuove generazioni del cinema e rafforzare il legame tra la nostra città e il mondo dell’audiovisivo. Firenze grazie alla sua storia, ai grandi festival, alla sua tradizione dimostra ancora di essere un punto di riferimento per il cinema italiano ma anche un luogo dove creatività e formazione possono incontrarsi e crescere insieme».


«Firenze torna a essere, con orgoglio, la capitale italiana del cinema. Come Amministrazione comunale abbiamo voluto dare seguito a una tradizione che da tre anni ha ritrovato la sua casa naturale nella nostra città, grazie a un progetto dedicato alle nuove generazioni», ha detto l'assessore alla cultura del Comune di Firenze, Giovanni Bettarini. «Il legame tra Firenze e i Premi David di Donatello ha radici profonde e, attraverso l’iniziativa ‘Italian Rising Stars’, si rinnova: il nostro sostegno a questo riconoscimento, promosso insieme alla Fondazione Sistema Toscana e all’Accademia del Cinema Italiano, testimonia la volontà di Firenze di essere custode di una grande storia cinematografica e contemporaneamente laboratorio attivo per i nuovi talenti. Ai sei giovani vincitori va il nostro augurio affinché questa tappa fiorentina sia il trampolino di lancio per una carriera straordinaria».


Nicoletta Curradi 

martedì 3 marzo 2026

Firenze celebra i 130 anni della nascita del Mice:

 


Dalle origini del turismo congressuale al futuro dell’industria degli eventi


 

  Una giornata celebrativa per ripercorrere le origini e tracciare il futuro del sistema congressuale internazionale. Si è svolto oggi al Palazzo degli Affari di Firenze l’evento organizzato da Firenze Fiera e Fondazione Destination Florence, in collaborazione con Federcongressi e Convention Bureau Italia, per celebrare i 130 anni dal primo congresso della storia contemporanea, svoltosi a Detroit il 19 febbraio 1896.


La storia del turismo congressuale moderno affonda le sue radici proprio in quell'anno, quando nacquero il primo congresso, che si tenne all’Hotel Cadillac di Detroit, e il primo Convention Bureau del mondo, la Detroit Convention and Businessmen’s League, esperienza pionieristica che segnò l’avvio di un modello organizzato di attrazione e gestione dei grandi eventi congressuali. Da allora il settore della meeting industry è cresciuto fino a diventare uno dei motori più dinamici dell’economia globale, capace di offrire grandi opportunità strategiche nel campo economico e culturale, generare relazioni internazionali e contribuire allo sviluppo delle città e dei territori.


 


Firenze è oggi una delle destinazioni congressuali più importanti e richieste in Italia e nel mondo, grazie al lavoro sinergico fra le varie istituzioni e alla esclusività delle sedi del suo quartiere fieristico-congressuale: la Fortezza da Basso, Villa Vittoria (sede del Palazzo dei Congressi fino dal 1969) e il ristrutturato Palazzo degli Affari, strutture gestite da Firenze Fiera che coniugano la bellezza di un patrimonio immobiliare unico al mondo con un’ottima logistica e infrastrutture tecnologiche d’avanguardia. Il settore congressuale è in crescita e rappresenta un turismo di qualità, programmabile con largo anticipo, di cui è quindi facile prevedere i flussi. Firenze è particolarmente attrattiva: è stato stimato che in media nei congressi ospitati nel territorio arrivi circa il 20% in più di delegati.


 


All’evento celebrativo hanno partecipato il presidente di Firenze Fiera Lorenzo Becattini, Laura Masi, presidente Fondazione Destination Florence, Carlotta Ferrari, Direttore Fondazione Destination Florence, Gabriella Gentile, presidente Federcongressi, Tobia Salvadori, Direttore Convention Bureau.


 


Sono intervenuti per un saluto istituzionale anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che ha sottolineato l’importanza del settore congressuale come uno degli asset strategici più rilevanti per la Toscana e l’assessore allo Sviluppo Economico, Turismo, Fiere e congressi del Comune di Firenze, Jacopo Vicini.


 


Durante l’evento celebrativo sono state premiate due figure fiorentine di spicco del sistema congressuale italiano ed internazionale fin dalla nascita del Palazzo dei Congressi: Anna Rita Bonamici e Maria Cristina Dalla Villa, fondatrici rispettivamente di OIC Group ed Enic, due delle principali agenzie di organizzazione eventi insieme a Andrea Torricelli, figlio dell’Avv. Raffaello Torricelli, primo presidente dell’Azienda Autonoma per il Turismo di Firenze che acquistò Villa Vittoria per trasformarla nel Palazzo dei Congressi.


 


“Fu Milton J. Carmichael, giornalista del Detroit Journal, il primo a scrivere, nel febbraio 1896, un articolo sul valore strategico dei congressi per la promozione business della città, ha dichiarato Lorenzo Becattini, presidente di Firenze Fiera. “Celebrare nei nostri spazi a 130 anni di distanza la nascita del Mice significa dunque riconoscere la forza di un comparto che ha saputo evolversi insieme alla società. Firenze è stata e vuole continuare ad essere un laboratorio di innovazione nel sistema congressuale. Questa giornata rappresenta non solo un momento celebrativo ma anche un’occasione di confronto tra istituzioni, operatori, accademici e stakeholder per costruire una visione condivisa del congressuale dei prossimi decenni”.


“Firenze Fiera – ha concluso Becattini - con Federcongressi, Fondazione Destination Florence e Convention Bureau Italia si conferma protagonista di una storia lunga 130 e pronta a scrivere il prossimo capitolo dell’industria congressuale internazionale”.


 


“Il settore congressuale – ha aggiunto Laura Masi, presidente di Fondazione Destination Florence – ha la capacità di mettere in circolo conoscenze, competenze e relazioni che vanno ben oltre la durata di ogni singolo evento: è un’infrastruttura immateriale che rafforza la vocazione internazionale di un territorio e ne alimenta il posizionamento nei circuiti scientifici, accademici e imprenditoriali. Ma c’è di più. In un’epoca in cui le destinazioni sono chiamate a governare con attenzione i flussi turistici per far sì che convivano al meglio con la vita di residenti e city users, il comparto congressuale rappresenta uno strumento di equilibrio: programmabile, distribuito nel corso dell’anno, capace di attivare filiere qualificate e di dialogare con il sistema universitario e produttivo locale”.


Nicoletta Curradi 
Fabrizio Del Bimbo