mercoledì 15 aprile 2026

Museo Horne, restaurato il ritratto di Herbert Percy Horne, fondatore della casa-museo fiorentina



Restaurato il ritratto di Herbert Percy Horne, fondatore della casa-museo di via de’ Benci a Firenze. Il dipinto costituisce una testimonianza particolarmente significativa, considerando la scarsità di immagini esistenti di Horne. 





Il Museo Horne di Firenze ha presentayo  al pubblico il restauro del ritratto di Herbert Percy Horne, fondatore della casa-museo di via de’ Benci. L’opera, realizzata nel 1908 dal pittore inglese Henry Harris Brown, è stata restaurata da Daniele Rossi con la collaborazione di Gloria Verniani e Umi Toyosaki, grazie al sostegno di Friends of Florence e alla donazione di Catharin Dalpino. All’incontro di presentazione hanno  partecipato Giuseppe Rogantini Picco, presidente della Fondazione Horne, Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, Elisabetta Nardinocchi, direttrice del museo, e lo stesso restauratore Daniele Rossi.


Il dipinto costituisce una testimonianza particolarmente significativa, considerando la scarsità di immagini esistenti di Horne. Il ritratto, eseguito quando Horne aveva 44 anni, lo raffigura nel pieno del suo rapporto con Firenze e rappresenta una fonte fondamentale per comprendere la figura del collezionista, storico dell’arte e ideatore del museo. Nonostante l’accuratezza con cui organizzò e conservò la documentazione relativa alle opere da lui studiate e raccolte, Horne lasciò pochissime tracce della propria vita privata, quasi volesse identificarsi esclusivamente con la sua attività culturale e la sua collezione. A questa carenza di informazioni personali si accompagna anche una limitata presenza di ritratti: per lungo tempo, infatti, la sua immagine è stata conosciuta soprattutto attraverso due fotografie. Una, conservata presso la William Morris Gallery, lo mostra da adolescente, mentre prende il tè con la madre dell’architetto Arthur Mackmurdo; un’altra lo ritrae intorno ai trent’anni ed è stata spesso utilizzata nelle sue biografie.


Il dipinto restaurato non si limita a essere un semplice ritratto, ma rappresenta una sintesi visiva del suo universo culturale. Attraverso l’immagine emergono sia il suo sguardo di studioso sia il forte legame, da collezionista inglese, con il Rinascimento fiorentino. Horne è infatti raffigurato accanto a una statuetta del Giambologna, mentre sullo sfondo compare la Deposizione di Benozzo Gozzoli, entrambe opere appartenenti alla sua collezione e tuttora conservate nel museo. Entrato nelle raccolte del Museo Horne nel 1933, in seguito alla donazione dello stesso artista, il dipinto è stato fin da subito riconosciuto come un lavoro di grande pregio, anche per la qualità pittorica che avvicina Brown alla ritrattistica internazionale dei primi del Novecento.



Il restauro


L’opera è stata realizzata su una tela a trama fine preparata industrialmente, con fondo grigio perla. I colori, uniti all’olio di lino, sono stesi con pennellate di diversa consistenza e comprendono pigmenti come rosso cinabro, ocra gialla, biacca e nero di carbone. Nel tempo, sulla superficie si erano depositati polvere e residui atmosferici, oltre a vernici resinose ingiallite che attenuavano la luminosità originaria del dipinto.


Durante l’intervento, queste vernici sono state parzialmente ridotte, senza essere completamente eliminate, attraverso l’uso di solventi e l’impiego del microscopio ottico. La tela è stata mantenuta sul telaio originale: le biette sono state consolidate e riposizionate, conservando anche i quattro chiodi originari. Successivamente è stata applicata una nuova verniciatura a pennello con materiale semisintetico e sono stati eseguiti ritocchi con pigmenti minerali stabili.


Anche la cornice dorata è stata oggetto di intervento: i depositi di polvere accumulati nei motivi floreali intagliati sono stati rimossi tramite un gel a emulsione grassa. Il restauro ha così restituito profondità allo sfondo, maggiore nitidezza ai dettagli e luminosità agli incarnati, riportando in evidenza la qualità tecnica e la forza espressiva dell’opera. Questo intervento rappresenta un passaggio significativo non solo per la conservazione del dipinto, ma anche per la valorizzazione dell’identità del museo, strettamente legata alla figura del suo fondatore.


"Una volta di più Friends of Florence è intervenuta per restituire a una maggiore leggibilità un’opera che, raffigurando un inglese che molto ha amato Firenze e la sua arte, bene simboleggia l’attenzione di questa istituzione che, tramite il suo Presidente, Simonetta Brandolini d’Adda, ha fatto convergere verso la nostra città donazioni da ogni parte del mondo, testimoniando di come questa sia veramente patrimonio dell’Umanità", ha dichiarato Giuseppe Rogantini Picco, Presidente della Fondazione Horne, commentando il restauro.


Elisabetta Nardinocchi, direttrice del Museo, ha invece sottolineato l’importanza dell’opera: “Sia per la qualità della pittura, sia soprattutto per ciò che rappresenta, il dipinto bene si presta per essere esposto nelle sale dove si conserva la straordinaria collezione che Horne ha voluto per arredare il suo palazzo fiorentino, così che tutti i visitatori possano ricordare quanto si debba a questi stranieri colti e appassionati che hanno fatto di Firenze la loro seconda Patria, impegnandosi in prima persona per la tutela delle sue memorie, della sua arte e del suo tessuto urbano”.


“Siamo lieti di aver sostenuto il restauro del dipinto di Herbert Percy Horne e di aver contribuito alla sua conservazione per la fruizione presente e futura di un’opera di così grande significato per il Museo Horne e per la storia del collezionismo a Firenze”, ha affermato Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente di Friends of Florence. “Ringraziamo la Direttrice Elisabetta Nardinocchi per la disponibilità e l’opportunità che ci ha offerto di affiancare il Museo in un progetto così importante e Daniele Rossi che ha condotto l’intervento sul dipinto. Siamo inoltre profondamente grati a Catharin Dalpino, donatrice appassionata e sempre vicina a Friends of Florence. Per lei, come per tutta la nostra Fondazione, il gesto si inserisce idealmente nel solco di tutti quei “friends of Florence” – nel senso più ampio – che nel tempo hanno scelto di restituire alla città parte della sua bellezza, riconoscendone il valore universale”.


Nicoletta Curradi
Fabrizio Del Bimbo 

martedì 14 aprile 2026

Firenze capitale dei rapporti tra Toscana e Messico


Dall’Università alle imprese, quattro giorni di incontri







Dal 16 al 19 aprile l’evento “Toscana e Messico: alianza de tradición y excelencia” con l’ambasciatore Lozano, l’apertura del Consolato mobile in via de’ Bardi, incontri con Regione e Comune

 Firenze si prepara a diventare il centro delle relazioni tra la Toscana e il Messico. Dal 16 al 19 aprile il capoluogo toscano ospiterà una missione diplomatica, economica e culturale con la presenza dell’Ambasciatore del Messico in Italia, S.E. Genaro Lozano, insieme alla rete dei consoli onorari e a rappresentanti istituzionali e imprenditoriali. Una quattro giorni, intitolata “Toscana e Messico: alianza de tradición y excelencia”, che si aprirà giovedì 16 aprile con una giornata interamente dedicata agli incontri istituzionali: l’ambasciatore del Messico Lozano, accompagnato dal console onorario a Firenze Valerio Alecci, incontrerà la sindaca Sara Funaro, poi l’Ateneo fiorentino e il presidente della Regione Eugenio Giani. In serata, alle 20, la cena istituzionale all’Hotel Il Tornabuoni con i consoli onorari del Messico in Italia, momento che segna anche l’avvio della loro riunione annuale.

“Sarà un dialogo a 360 gradi – dalle istituzioni al mondo delle imprese, dai protagonisti della cultura a quelli della gastronomia – una sorta di ponte ideale tra Firenze e Città del Messico”, spiega il console fiorentino Valerio Alecci.

La giornata di venerdì 17 aprile si concentrerà sul fronte economico e imprenditoriale: alle 10 tavola rotonda all’Hotel Anglo American con la Camera di Commercio messicana in Italia, le Camere di Commercio toscane, Confindustria, la Regione Toscana e le aziende, per sviluppare nuove opportunità di collaborazione e investimento.

Nel pomeriggio l’appuntamento è nel chiostro di Santa Maria Novella, cuore simbolico della manifestazione: alle 17:30 l’incontro tra l’ambasciatore Lozano e i consoli onorari di Messico, San Marino, Malta e Albania in Italia e rappresentanti istituzionali e imprenditoriali del territorio, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni economiche e culturali. Alle 18:30 l’evento culturale e artistico (su invito) che unisce tradizioni toscane e messicane, tra performance, musica e valorizzazione delle eccellenze enogastronomiche. Il catering della serata sarà curato da Guido Guidi, professionista di riferimento nel settore a Firenze e non solo. Accanto a lui, la chef stellata messicana Karime Lopez, ex chef di Osteria Gucci, e Federica Continanza, chef toscana capace di fondere tradizione e contemporaneità creando esperienze sensoriali, daranno vita a un dialogo gastronomico tra i due Paesi.

“L’evento nel chiostro di Santa Maria Novella – dice Alecci – rappresenta al meglio lo spirito della quattro giorni: tradizioni diverse che si incontrano, dalla musica con i mariachi ‘El Magnifico’ e il corteo storico fiorentino fino alla cucina, con piatti e prodotti che raccontano due identità forti ma complementari”.




Sabato 18 aprile, alle 9, l’inaugurazione del Consolato mobile nella sede del Consolato Onorario del Messico a Firenze, in via de’ Bardi, che resterà attivo anche domenica 19 aprile per offrire assistenza diretta alla comunità. Nel pomeriggio, alle 16, l’ambasciatore Lozano incontrerà la comunità messicana all’Hotel Il Tornabuoni. Domenica 19 aprile il Consolato mobile proseguirà le attività dalle ore 9 fino alla chiusura dei lavori alle 18, completando una quattro giorni che intreccia diplomazia, economia, cultura e servizi.

“La lunga presenza dell’ambasciatore, gli incontri con le istituzioni, il coinvolgimento delle imprese italiane e della comunità messicana – conclude il console onorario del Messico – possono aprire nuove prospettive nei rapporti tra la Toscana e il Messico”.


Nicoletta Curradi
   

Esobit amplia la propria sede a Lucca



 

Esobit amplia la propria sede: in vista anche nuove assunzioni

Un ulteriore passo avanti nella logica dell’attenzione alla qualità del lavoro del proprio personale, garantita da numerose attività e iniziative

 

E’ un momento particolarmente importante per Esobit, l’azienda lucchese che da oltre vent’anni si occupa di creare soluzioni informatiche dedicate ad aziende di produzione, servizi e laboratori di analisi ambientale.

 

Proprio in questi giorni, infatti, l’azienda ha finalmente finalizzato l'espansione della sede lucchese: un traguardo importante, che potrà rendere ancor più proficua e performante l’attività quotidiana delle donne e degli uomini che operano in azienda. E sarà inoltre foriero di un’ulteriore crescita di personale (con ricaduta di nuove assunzioni sul territorio), che l’azienda ha in programma nel corso del 2026.

 

Del resto, la qualità della vita di chi opera all’interno della sede aziendale è da sempre un obiettivo perseguito da esobit, come confermano numerose iniziative ormai radicate all’interno della quotidianità aziendale. Da diversi anni, intanto, annualmente si organizza una riunione nel corso della quale i dipendenti scelgono uno o più corsi di formazione da svolgere per ampliare le proprie conoscenze (corsi su sicurezza, competenze informatiche o relative alla propria occupazione).

 

Fra i corsi proposti al personale, da due anni ce n’è uno gratuito di inglese, aperto a chiunque in azienda voglia parteciparvi: con lezioni di due ore a cadenza settimanale, molto frequentate e assai gradite dai dipendenti.

Inoltre, l’azienda ha attivato da tempo la possibilità di far adottare dai lavoratori orari flessibili: favorendo la scelta degli orari più comodi alle persone per entrare e uscire dal lavoro, ovviamente nei limiti di apertura della sede. Un’altra iniziativa particolarmente apprezzata da chi opera in Esobit.

 

Infine, anche per quanto riguarda le certificazioni aziendali Esobit ha una specifica attenzione: alla certificazione Iso 45001, relativa alla sicurezza sul lavoro, si aggiungono la Iso 27001 sulla sicurezza informatica e la Iso 9001 sulla qualità.

 

Nella foto, la sede di Esobit

 


venerdì 10 aprile 2026

Il Museo di San Marco inaugura la prima mostra di codici iniati della Biblioteca monumentale di Michelozzo “La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico


Aperta fino al  31 ottobre 2026





 Il Museo di San Marco ha aperto al pubblico  “La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico”, prima mostra-dossier dedicata ai codici miniati conservati nella storica biblioteca del complesso, progettata nel Quattrocento da Michelozzo e considerata uno dei primi esempi di biblioteca pubblica in Europa.


Realizzata e promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali della Toscana del Ministero della Cultura, con il coordinamento scientifico di Marco Mozzo, direttore del Museo di San Marco, e curata da Sara Fabbri, Sara Ragazzini e Anna Soffici, questa esposizione inaugura una nuova idea di valorizzazione del patrimonio librario del museo, articolata in mostre tematiche dedicate a nuclei specifici della raccolta. Il progetto si inserisce in un più ampio programma di rinnovamento museale volto a rafforzare la conoscenza e la fruizione del patrimonio attraverso riallestimenti, interventi mirati e una rinnovata strategia culturale.


La mostra si colloca in una fase di particolare dinamismo per il museo, segnata dalla recente riapertura della Sala di Beato Angelico e dall’allestimento della sezione speciale della mostra Rothko a Firenze, che vede cinque opere dell’artista in dialogo con gli affreschi di Angelico in cinque tra le celle più significative del percorso museale. In questo quadro, il nuovo progetto espositivo amplia lo sguardo anche sulla Biblioteca e sulla raccolta libraria miniata quale componente essenziale del patrimonio di San Marco.


La Biblioteca di Michelozzo


Edificata intorno al 1440 per volontà di Cosimo de' Medici, più che un semplice ambiente destinato alla conservazione dei libri, la biblioteca rappresenta uno dei primi manifesti architettonici del Rinascimento applicato allo spazio del sapere.


L’impianto basilicale tripartito, scandito da colonne ioniche, organizza lo spazio secondo un rigoroso principio di proporzione e leggibilità. La luce naturale, diffusa attraverso finestre laterali, eliminava la necessità di ricorrere all’uso di luci artificiali, rispondendo al contempo a esigenze conservative e a una visione simbolica: la luce come metafora della conoscenza e della lux rationis. Anche la cromia originaria delle pareti – un verde oggi perduto – rispondeva a una precisa attenzione per il comfort visivo e la concentrazione, intuizione che trova riscontro nelle moderne ricerche sulla percezione e sull’affaticamento oculare.


Fin dalla sua fondazione, la biblioteca si configurò come un centro vitale del pensiero umanistico, grazie all’acquisizione della raccolta di Niccolò Niccoli (1365–1437), ricca di classici greci e latini. Molti di questi volumi ebbero un ruolo centrale nei dibattiti culturali e religiosi del tempo: è il caso dei testi greci utilizzati durante il Concilio di Ferrara-Firenze per sostenere l’unione delle Chiese, o della Legenda aurea, che ispirò direttamente diversi episodi dipinti dall’Angelico nel convento.


Il patrimonio della biblioteca comprendeva inoltre i libri liturgici miniati da Zanobi Strozzi, stretto collaboratore dell’Angelico, definendo un apparato decorativo di altissimo pregio. L'intera raccolta venne poi ordinata dal celebre libraio Vespasiano da Bisticci secondo i rigorosi dettami di Tommaso da Sarzana, il futuro papa Niccolò V. Negli anni Cinquanta del Quattrocento, dopo un terremoto che rese necessari interventi strutturali, fu realizzata la Sala Greca, allestita nel XVII secolo con le eleganti armadiature lignee che oggi ancora si possono ammirare.


A seguito della soppressione ottocentesca del convento, la fisionomia della raccolta è mutata profondamente: mentre la maggior parte dei volumi originali è confluita alla Biblioteca Nazionale Centrale, alla Laurenziana e alla Marucelliana, nella Sala Greca sono stati depositati 130 Corali medievali e rinascimentali: 25 del nucleo originario di Cosimo il Vecchio e di epoca medicea e i restanti provenienti da altre chiese e conventi. Tra questi tesori spiccano opere come il Messale 558 attribuito al Beato Angelico o l'Antifonario 584 miniato da Battista di Niccolò da Padova, esposti a rotazione per periodi limitati. Gli armadi seicenteschi originali sono attualmente custoditi all’Accademia della Crusca nella Villa medicea di Castello.


Il percorso della mostra


Oggi, questo luogo ricco di storia ospita la mostra "La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico” che, attraverso una selezione di codici miniati dal XIII al XVI secolo, esplora l’universo della decorazione zoomorfa tra creature reali e immaginarie, messaggere di complessi significati simbolici, restituendo al visitatore non solo la visione ravvicinata dei manoscritti, ma anche la percezione dell’ambiente per cui furono concepiti.


Lungo le navate della biblioteca si svolge la narrazione per immagini di un universo fantastico che vede nel drago il suo protagonista più multiforme. Creatura ibrida e ancestrale, il drago incarna sin dalle origini le forze del caos e della distruzione: lo ritroviamo in Mesopotamia nelle sembianze della dea Tiamat, regina del Caos, sconfitta dall'eroe Marduk. Nell’antico Egitto, ogni mattina il dio del Sole Ra deve sconfiggere Apophis, il drago delle tenebre, affinché la luce possa trionfare.


Nel mito classico, il mostro transita attraverso le fatiche di Eracle contro l’Idra e le visioni ovidiane, per poi traslare, col tramonto del mondo antico, nell’epica nordica. Qui diviene il guardiano di tesori nel Beowulf — il più antico poema epico in volgare europeo — o assume le sembianze di Fafnir, il cui sangue rese invulnerabile Sigfrido, fino a comparire come simbolo di potere sulla prua dei drakkar vichinghi o come attributo di Uther Pendragon.


Tuttavia, nei manoscritti dell'Europa cattolica qui conservati, il drago perde ogni ambivalenza per farsi simbolo esclusivo del male assoluto e di Satana. In questo contesto religioso, la fiera viene ricondotta all'ordine attraverso la vittoria della fede, apparendo sottomessa ai Santi, come San Giorgio, o agli angeli, come l'Arcangelo Michele. Accanto a lui, il bestiario si arricchisce di altre figure simboliche: il velenoso basilisco, l'unicorno emblema di purezza, e le immonde arpie, che dalle tempeste classiche giungono fino alla selva dantesca.


In opposizione a tali mostruosità, i codici miniati commissionati da Cosimo il Vecchio celebrano ad esempio l'eleganza del falcone, animale prediletto dall'aristocrazia e protagonista dell'educazione cortese.


Il percorso spirituale si eleva infine attraverso le figure dell’araba fenice, della farfalla e del cervo, simboli di resurrezione e della perenne rinascita dello spirito contro le forze del male. Questo immaginario millenario continua a ispirare la fantasia moderna: le opere di Tolkien fino alle moderne saghe letterarie, cinematografiche e televisive come Harry Potter, Il Trono di Spade o Lo Hobbit, sono la testimonianza della vitalità di un sistema simbolico capace di attraversare i secoli, mantenendo intatta la propria forza evocativa.


I codici esposti: sviluppo storico e apparato iconografico


Nel percorso cronologico dei codici esposti, i più antichi sono tre manoscritti le cui miniature sono espressione di una cultura ancora legata all’arte bizantina che si fonde con l’eleganza gotica. Si tratta di due graduali del tardo Duecento provenienti dal convento di San Jacopo di Ripoli e poi a Santa Maria Novella, codici 561 (Natività con bue e asinello) e 562 (rettile fantastico, forse basilisco), attribuiti alla bottega bolognese del Maestro della Bibbia di Gerona e di un Salterio della fine del XIII , manoscritto 624, con Re David e uno strumento musicale a forma di drago.


Nel Trecento, sotto l’influenza della rivoluzione di Giotto, troviamo alcuni codici provenienti dalla Chiesa di Santa Maria del Carmine le cui miniature rivelano una maggiore articolazione spaziale: tra questi i manoscritti con San Michele che sconfigge il drago, David con leone e unicorno, e scene con presenza ricorrente del drago come elemento simbolico.


Il graduale Corsini, acquistato dallo Stato nel 2000, introduce il mondo tardogotico internazionale con ricche drôleries, popolato da animali reali e fantastici.


Nel contesto camaldolese di Santa Maria degli Angeli operano miniatori come Bartolomeo di Fruosino, collaboratore e probabile allievo di Lorenzo Monaco, del quale possiamo ammirare le miniature con fregi popolati da animali e creature fantastiche dell’Antifonario di S. Egidio (Ms 557).


Il pieno Rinascimento: i codici medicei e il dialogo con l’Angelico


Il culmine del percorso è rappresentato dai codici quattrocenteschi Ms 515 e 516, commissionati da Cosimo de’ Medici e miniati da Zanobi Strozzi con fregi di Filippo di Matteo Torelli.


Nell’iniziale della Missione di San Domenico (Ms 516), la scena si espande oltre la lettera: il santo riceve la Bibbia da Pietro e Paolo, mentre il cane domenicano — elemento iconografico fondamentale — compare accanto alla scena, rafforzando il sistema simbolico.


Per questa miniatura è stata ipotizzata la partecipazione diretta del Beato Angelico, verosimilmente attraverso un disegno preparatorio. Tale ipotesi trova riscontro nei rapporti documentati tra Angelico e Strozzi e nel ruolo di supervisione esercitato dal pittore, attestato nelle fonti conventuali.


I codici instaurano un dialogo diretto con le celle affrescate dell’Angelico (in particolare quelle tra la 31 e la 34): analogie stilistiche, uso della luce e presenza calibrata degli elementi simbolici — inclusi gli animali — confermano una comune funzione meditativa.


Dal Quattrocento al Cinquecento


Nel Cinquecento, il codice 529 di fra Eustachio presenta iniziali con figure e animali come lo sparviero, mentre il manoscritto 543 miniato da Monte di Giovanni include un ricco repertorio iconografico con angeli, cherubini e arpie, a testimonianza della continuità e trasformazione del linguaggio simbolico.


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Orari di apertura: da martedì a domenica, dalle 8:30 alle 13:50 (ultimo ingresso ore 12:45).

Chiuso tutti i lunedì, la quinta domenica del mese, 1° gennaio, 25 dicembre. 

L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto del museo

Intero € 11.00 - Ridotto € 2.00 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e i 25 anni.

Gratuito fino a 18 anni non compiuti. Altre riduzioni e gratuità secondo le norme di legge previste per i musei statali.


Nicoletta Currradi 

giovedì 9 aprile 2026

Firenze, nuova sede per Opi Firenze–Pistoia

 




 


Inaugurati gli spazi di via Targioni Tozzetti 26


Il presidente Nucci: «Era necessario dotarsi di una struttura moderna, capace

di supportare formazione e innovazione, ottimizzando al tempo stesso i costi»


 


 Un passo avanti per la comunità infermieristica di Firenze e Pistoia, nel segno di una maggiore efficienza organizzativa e una migliore qualità dei servizi offerti agli iscritti. È stata inaugurata oggi, mercoledì 9 aprile, in via Targioni Tozzetti 26, a Firenze, la nuova sede dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche Interprovinciale Firenze-Pistoia. Presenti, oltre al  presidente di Opi Firenze-Pistoia, David Nucci; la presidente Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) Barbara Mangiacavalli; Nicola Draoli, consigliere del Comitato centrale Fnopi e vice presidente dell’Opi di Grosseto; il sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana, Bernard Dika.


Un passaggio importante per l’ente che rappresenta gli infermieri del territorio, che da potrà contare su spazi più moderni, funzionali e adeguati alle esigenze della professione. Un investimento complessivo che si attesta intorno ai 900mila euro, di cui 480mila per l’acquisto dell’immobile e la restante parte per lavori di ristrutturazione, arredi e dotazioni tecnologiche. L’operazione è stata possibile grazie alla vendita delle precedenti sedi di via Palestrina, per complessivi 300 metri quadrati, e all’accensione di un mutuo.


«La scelta di una nuova sede nasce dall’esigenza di riunire in un unico spazio le due sedi di Firenze – spiega il presidente di Opi Firenze-Pistoia, David Nucci – ormai obsolete sia dal punto di vista degli arredi sia dell’accessibilità e non più rispondenti alle normative vigenti. Per adeguarle sarebbero stati necessari interventi molto onerosi che non avrebbero comunque risolto completamente le criticità. Con l’evoluzione della professione infermieristica, la tecnologia è diventata centrale: era quindi necessario dotarsi di una struttura moderna, capace di supportare formazione e comunicazione, ottimizzando al tempo stesso i costi».


La nuova struttura si estende su una superficie complessiva di circa 400 metri quadrati, articolata su un piano terra destinato alle attività operative e un piano seminterrato adibito a magazzino. Particolare attenzione è stata dedicata alla formazione e all’innovazione tecnologica: l’aula didattica, con 38 posti, è dotata di sistemi avanzati per la videoconferenza con tre telecamere, oltre a un’infrastruttura audio-video completamente cablata. Anche le due sale riunioni sono attrezzate per i collegamenti da remoto, mentre gli uffici comprendono cinque postazioni operative e una reception. La sede è inoltre conforme alle normative in materia di accessibilità, con servizi dedicati anche alle persone con disabilità.

Fabrizio Del Bimbo 

Oltre 85.000 visitatori per la mostra BELLE ÉPOQUE a Palazzo Blu di Pisa

 




15 ottobre 2025 – 7 aprile 2026 Pisa, Palazzo Blu

La mostra “BELLE ÉPOQUE. Pittori italiani a Parigi nell’età dell’Impressionismo”, che si è chiusa a Palazzo Blu di Pisa il 7 aprile 2026, è stata visitata da oltre 85 mila visitatori, confermandosi come uno dei principali appuntamenti espositivi della stagione.

Un successo per la mostra — a cura della professoressa Francesca Dini — che ha celebrato la stagione d’oro dell’arte europea attraverso lo sguardo di una generazione di artisti italiani protagonisti della scena parigina, tra cui Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Vittorio Corcos, in dialogo costante con figure centrali della scena internazionale come Edgar Degas, Édouard Manet, Mary Cassatt, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley e John Singer Sargent.

Con circa 100 opere provenienti da prestigiosi musei italiani e internazionali — tra cui il Musée d’Orsay, il Louvre, il Philadelphia Museum of Art, il Meadows Museum of Art di Dallas, il Detroit Institute of Arts, il Museo d’arte moderna André Malraux di Le Havre, Palazzo Te di Mantova, le Gallerie degli Uffizi, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca Giuseppe De Nittis di Barletta e il Museo Giovanni Boldini di Ferrara — oltre che da importanti collezioni private francesi e italiane, l’esposizione ha raccontato la bellezza e l’eleganza della Belle Époque, offrendo al tempo stesso una rilettura critica del ruolo degli artisti italiani a Parigi e del loro contributo alla definizione della modernità europea, in un continuo scambio con le esperienze artistiche internazionali.

Durante i mesi di apertura, Palazzo Blu ha accompagnato la mostra con un articolato public program, rafforzando il dialogo con il territorio. Il calendario, composto da sei appuntamenti – dal primo incontro di giovedì 27 novembre 2025 all’ultimo di giovedì 19 marzo 2026 – ha accompagnato l’intero periodo espositivo, esplorando i molteplici aspetti di un’epoca complessa quanto affascinante — quella della Belle Époque — in cui la pittura italiana dialoga con la scena artistica e culturale di Parigi, capitale mondiale dell’arte, del gusto, della moda e della modernità. Gli incontri – ad ingresso libero - hanno registrato un costante tutto esaurito nell’auditorium di Palazzo Blu, confermando l’ampio interesse del pubblico

Accanto al ciclo di conferenze, la rassegna cinematografica “Il tempo delle meraviglie: La Belle Époque nel Cinema” presso il Cinema Arsenale, realizzata in collaborazione con Palazzo Blu e MondoMostre, ha proposto quattro film ambientati tra fine ‘800 e inizio ‘900, offrendo prospettive diverse su un periodo di grande fermento artistico, scientifico e culturale. La rassegna, a ingresso gratuito, ha incluso titoli come Moulin Rouge! di Baz Luhrmann, The Prestige di Christopher Nolan, Dilili a Parigi di Michel Ocelot e il documentario Lumière! La scoperta del cinema di Thierry Frémaux, permettendo al pubblico di esplorare le atmosfere, i sogni e le contraddizioni della Belle Époque attraverso lo sguardo della settima arte. Per l’occasione, i partecipanti hanno ricevuto un coupon per l’accesso alla mostra a tariffa ridotta nei giorni feriali.

Particolare rilievo ha avuto anche il programma educativo, che ha coinvolto oltre 15.000 studenti, con più di 600 gruppi scolastici e oltre 700 attività tra programmi didattici e visite guidate per gli adulti, confermando il valore formativo del progetto e la sua capacità di avvicinare pubblici diversi alla storia dell’arte e alla cultura europea dell’Ottocento.

Promossa dalla Fondazione Palazzo Blu e organizzata da MondoMostre con il contributo di Fondazione Pisa, la mostra si è distinta come un progetto espositivo di ampio respiro scientifico e divulgativo.

Con BELLE ÉPOQUE, Palazzo Blu conferma il proprio impegno nella realizzazione di progetti espositivi originali e di respiro europeo, capaci di offrire una lettura ampia e articolata, mettendo in relazione la produzione artistica con il contesto storico, sociale e culturale che ne ha definito linguaggi, immaginari e trasformazioni.


Nicoletta Curradi

giovedì 2 aprile 2026

Pan di Ramerino. Il Medioevo fiorentino edizione 2026

 Festival delle Pasticcerie ha presentato 

Giovedì 2 aprile 

“Pan di Ramerino – Il Medioevo fiorentino” 

TAVOLA ROTONDA, IV edizione 

Pagina ufficiale FB e INST: “Festival delle Pasticcerie” 




LOCATION EVENTO: 

Hotel Sina Villa Medici 

Via Il Prato 48 – Firenze 


Giovedì 2 aprile, Giovedì Santo, presso l'Hotel Sina Villa Medici di Firenze (via Il Prato 48) si è svolta la 4^ edizione dell'evento “Pan di Ramerino – Il Medioevo fiorentino”: tavola rotonda enogastronomica dedicata ad uno dei prodotti tipici e storici fiorentini che – per il secondo anno di fila – sarà presente la mattina di Pasqua all'interno dei carri storici che sfileranno per il centro prima di aggiungere piazza Duomo per il tradizionale “Scoppio del carro”. 

L'eento si è svolto in due fasi. Nella prima si è parlato della storia e tradizione del pan di ramerino con gli interventi di Luciano Artusi che ha ricordato l'origine medievale e la tradizione del Giovedì Santo, Mirco Ruffilli presidente del Quartiere 1 in rappresentanza del Comune di Firenze che ha sottolineato l'importanza di mantenere vive tutte le tradizioni locali, Gabriella Mari fondatrice della storica scuola di cucina “Cordon Bleu” che ha parlato della cucina tradizionle fiorentina, Guido Guidi che ha sottolineato l'importanza e l'appeal dei prodotti fiorentini all'estero. Un saluto a distanza e un ringraziamento per l'evento sono stati espressi dall'assessore allo sviluppo economico del Comune di Firenze Jacopo Vicini e dal presidente del Calcio storico e del corteo storico Michele Pierguidi. 


Nella seconda parte dell'evento sono stati assaggiati i panini di ramerino delle aziende che hanno aderito all'iniziativa e i cui prodotti sfileranno domenica nei carri storici – forno Becagli, forno Monducci,forno Sorelle&Fantasia e pasticceria Cesare (Firenze), Hangar Caffè (Campi Bisenzio), biscottificio Belli Calenzano) – in abbinamento a una proposta di ben 6 etichette di vinsanto offerte dai Viticoltori di Montespertoli (Castello Sonnino, La Leccia, Podere dell'Anselmo, La Lupinella, Tenuta La Gigliola, Fattorie Parri). Il consulente enogastronomica Luca Alves, in rappresentanza dei Viticoltori di Montespertoli, ha sottolineato che “l'occasione è stata ideale per valorizzare, in abbinamento al pan di ramerino, un altro grande prodotto fiorentino e toscano della tradizione che porta con sé un grande valore simbolico di condivisione e ospitalità”. 


L'evento – che rientrava nel calendario di Vetrina Toscana agenzia della Regione Toscana – ha visto anche la presenza di giornalisti enogastronomici, guide turistiche internazionali e consoli stranieri residenti a Firenze. 

L'organizzazione è a cura di Festival delle Pasticcerie, contenitore di oltre 150 forni e pasticcerie dell'area metropolitana e dal 2005 già organizzatore di tutti i pastry contest ed eventi legati alle tradizioni fiorentine come “La miglior schiacciata alla fiorentina” (15 edizioni svolte), “La miglior schiacciata con l'uva” (9 edizioni), “Il cantuccio classico”, “Lo zuccotto fiorentino”, “Il Budino di riso”. 

Festival delle Pasticcerie desidera ringraziare: l'Hotel Sina Villa Medici e il presidente di Federalberghi Francesco Bechi per l'ospitalità, Roberto Rizzo e Luca Alves per l'ausilio nell'organizzazione dell'evento, tutti i relatori e gli ospiti per la presenza e naturalmente le pasticcerie e i forni che hanno aderito all'iniziativa. 


LA TRADIZIONE MEDIEVALE 

“Coll’olio, è arrivato il pan di ramerino: son tutto zibibbo e olio e perdono l’unto”. 

Era questo il grido dei venditori ambulanti che a inizio del secolo scorso giravano con le loro ceste piene di pan di ramerino: morbide e lucide pagnottelle realizzate con uvetta sultanina, olio evo e rosmarino (ramerino) appartenenti alla tradizione toscana dei pani dolci. 

Nato a Firenze in età Medievale (la parola “ramerino” risale al XIV secolo e di questa pianta erano piene le colline intorno alla città), si tratta di un pane “devozionale” (come ricorda il Petroni nel suo libro) ricco di simboli sacri e dai forti connotati religiosi. Già gli ingredienti sono fortemente simbolici: il rosmarino sin dall'antica Grecia è simbolo dell'immortalità dell'anima e nel Medioevo veniva considerato un amuleto scaccia spiriti maligni; l’uva rappresenta la comunione con Dio. E poi c'è quel taglio a forma di croce praticato sulla superficie... 

Legato tradizionalmente al periodo della Quaresima, si racconta che lo consumavano soprattutto i contadini che assistevano ai riti religiosi del Giovedì Santo. Solo a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, per via della grande richiesta, si è iniziato a produrlo tutto l’anno per lasciare spazio, tra agosto e settembre, a un altro pane dolce: la Schiacciata con l’uva. A conferirgli il caratteristico color ambrato è l’olio che viene spennellato sulla superficie con un rametto di rosmarino dopo la lievitazione. 

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Nicoletta Curradi