venerdì 10 aprile 2026

Il Museo di San Marco inaugura la prima mostra di codici iniati della Biblioteca monumentale di Michelozzo “La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico


Aperta fino al  31 ottobre 2026





 Il Museo di San Marco ha aperto al pubblico  “La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico”, prima mostra-dossier dedicata ai codici miniati conservati nella storica biblioteca del complesso, progettata nel Quattrocento da Michelozzo e considerata uno dei primi esempi di biblioteca pubblica in Europa.


Realizzata e promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali della Toscana del Ministero della Cultura, con il coordinamento scientifico di Marco Mozzo, direttore del Museo di San Marco, e curata da Sara Fabbri, Sara Ragazzini e Anna Soffici, questa esposizione inaugura una nuova idea di valorizzazione del patrimonio librario del museo, articolata in mostre tematiche dedicate a nuclei specifici della raccolta. Il progetto si inserisce in un più ampio programma di rinnovamento museale volto a rafforzare la conoscenza e la fruizione del patrimonio attraverso riallestimenti, interventi mirati e una rinnovata strategia culturale.


La mostra si colloca in una fase di particolare dinamismo per il museo, segnata dalla recente riapertura della Sala di Beato Angelico e dall’allestimento della sezione speciale della mostra Rothko a Firenze, che vede cinque opere dell’artista in dialogo con gli affreschi di Angelico in cinque tra le celle più significative del percorso museale. In questo quadro, il nuovo progetto espositivo amplia lo sguardo anche sulla Biblioteca e sulla raccolta libraria miniata quale componente essenziale del patrimonio di San Marco.


La Biblioteca di Michelozzo


Edificata intorno al 1440 per volontà di Cosimo de' Medici, più che un semplice ambiente destinato alla conservazione dei libri, la biblioteca rappresenta uno dei primi manifesti architettonici del Rinascimento applicato allo spazio del sapere.


L’impianto basilicale tripartito, scandito da colonne ioniche, organizza lo spazio secondo un rigoroso principio di proporzione e leggibilità. La luce naturale, diffusa attraverso finestre laterali, eliminava la necessità di ricorrere all’uso di luci artificiali, rispondendo al contempo a esigenze conservative e a una visione simbolica: la luce come metafora della conoscenza e della lux rationis. Anche la cromia originaria delle pareti – un verde oggi perduto – rispondeva a una precisa attenzione per il comfort visivo e la concentrazione, intuizione che trova riscontro nelle moderne ricerche sulla percezione e sull’affaticamento oculare.


Fin dalla sua fondazione, la biblioteca si configurò come un centro vitale del pensiero umanistico, grazie all’acquisizione della raccolta di Niccolò Niccoli (1365–1437), ricca di classici greci e latini. Molti di questi volumi ebbero un ruolo centrale nei dibattiti culturali e religiosi del tempo: è il caso dei testi greci utilizzati durante il Concilio di Ferrara-Firenze per sostenere l’unione delle Chiese, o della Legenda aurea, che ispirò direttamente diversi episodi dipinti dall’Angelico nel convento.


Il patrimonio della biblioteca comprendeva inoltre i libri liturgici miniati da Zanobi Strozzi, stretto collaboratore dell’Angelico, definendo un apparato decorativo di altissimo pregio. L'intera raccolta venne poi ordinata dal celebre libraio Vespasiano da Bisticci secondo i rigorosi dettami di Tommaso da Sarzana, il futuro papa Niccolò V. Negli anni Cinquanta del Quattrocento, dopo un terremoto che rese necessari interventi strutturali, fu realizzata la Sala Greca, allestita nel XVII secolo con le eleganti armadiature lignee che oggi ancora si possono ammirare.


A seguito della soppressione ottocentesca del convento, la fisionomia della raccolta è mutata profondamente: mentre la maggior parte dei volumi originali è confluita alla Biblioteca Nazionale Centrale, alla Laurenziana e alla Marucelliana, nella Sala Greca sono stati depositati 130 Corali medievali e rinascimentali: 25 del nucleo originario di Cosimo il Vecchio e di epoca medicea e i restanti provenienti da altre chiese e conventi. Tra questi tesori spiccano opere come il Messale 558 attribuito al Beato Angelico o l'Antifonario 584 miniato da Battista di Niccolò da Padova, esposti a rotazione per periodi limitati. Gli armadi seicenteschi originali sono attualmente custoditi all’Accademia della Crusca nella Villa medicea di Castello.


Il percorso della mostra


Oggi, questo luogo ricco di storia ospita la mostra "La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico” che, attraverso una selezione di codici miniati dal XIII al XVI secolo, esplora l’universo della decorazione zoomorfa tra creature reali e immaginarie, messaggere di complessi significati simbolici, restituendo al visitatore non solo la visione ravvicinata dei manoscritti, ma anche la percezione dell’ambiente per cui furono concepiti.


Lungo le navate della biblioteca si svolge la narrazione per immagini di un universo fantastico che vede nel drago il suo protagonista più multiforme. Creatura ibrida e ancestrale, il drago incarna sin dalle origini le forze del caos e della distruzione: lo ritroviamo in Mesopotamia nelle sembianze della dea Tiamat, regina del Caos, sconfitta dall'eroe Marduk. Nell’antico Egitto, ogni mattina il dio del Sole Ra deve sconfiggere Apophis, il drago delle tenebre, affinché la luce possa trionfare.


Nel mito classico, il mostro transita attraverso le fatiche di Eracle contro l’Idra e le visioni ovidiane, per poi traslare, col tramonto del mondo antico, nell’epica nordica. Qui diviene il guardiano di tesori nel Beowulf — il più antico poema epico in volgare europeo — o assume le sembianze di Fafnir, il cui sangue rese invulnerabile Sigfrido, fino a comparire come simbolo di potere sulla prua dei drakkar vichinghi o come attributo di Uther Pendragon.


Tuttavia, nei manoscritti dell'Europa cattolica qui conservati, il drago perde ogni ambivalenza per farsi simbolo esclusivo del male assoluto e di Satana. In questo contesto religioso, la fiera viene ricondotta all'ordine attraverso la vittoria della fede, apparendo sottomessa ai Santi, come San Giorgio, o agli angeli, come l'Arcangelo Michele. Accanto a lui, il bestiario si arricchisce di altre figure simboliche: il velenoso basilisco, l'unicorno emblema di purezza, e le immonde arpie, che dalle tempeste classiche giungono fino alla selva dantesca.


In opposizione a tali mostruosità, i codici miniati commissionati da Cosimo il Vecchio celebrano ad esempio l'eleganza del falcone, animale prediletto dall'aristocrazia e protagonista dell'educazione cortese.


Il percorso spirituale si eleva infine attraverso le figure dell’araba fenice, della farfalla e del cervo, simboli di resurrezione e della perenne rinascita dello spirito contro le forze del male. Questo immaginario millenario continua a ispirare la fantasia moderna: le opere di Tolkien fino alle moderne saghe letterarie, cinematografiche e televisive come Harry Potter, Il Trono di Spade o Lo Hobbit, sono la testimonianza della vitalità di un sistema simbolico capace di attraversare i secoli, mantenendo intatta la propria forza evocativa.


I codici esposti: sviluppo storico e apparato iconografico


Nel percorso cronologico dei codici esposti, i più antichi sono tre manoscritti le cui miniature sono espressione di una cultura ancora legata all’arte bizantina che si fonde con l’eleganza gotica. Si tratta di due graduali del tardo Duecento provenienti dal convento di San Jacopo di Ripoli e poi a Santa Maria Novella, codici 561 (Natività con bue e asinello) e 562 (rettile fantastico, forse basilisco), attribuiti alla bottega bolognese del Maestro della Bibbia di Gerona e di un Salterio della fine del XIII , manoscritto 624, con Re David e uno strumento musicale a forma di drago.


Nel Trecento, sotto l’influenza della rivoluzione di Giotto, troviamo alcuni codici provenienti dalla Chiesa di Santa Maria del Carmine le cui miniature rivelano una maggiore articolazione spaziale: tra questi i manoscritti con San Michele che sconfigge il drago, David con leone e unicorno, e scene con presenza ricorrente del drago come elemento simbolico.


Il graduale Corsini, acquistato dallo Stato nel 2000, introduce il mondo tardogotico internazionale con ricche drôleries, popolato da animali reali e fantastici.


Nel contesto camaldolese di Santa Maria degli Angeli operano miniatori come Bartolomeo di Fruosino, collaboratore e probabile allievo di Lorenzo Monaco, del quale possiamo ammirare le miniature con fregi popolati da animali e creature fantastiche dell’Antifonario di S. Egidio (Ms 557).


Il pieno Rinascimento: i codici medicei e il dialogo con l’Angelico


Il culmine del percorso è rappresentato dai codici quattrocenteschi Ms 515 e 516, commissionati da Cosimo de’ Medici e miniati da Zanobi Strozzi con fregi di Filippo di Matteo Torelli.


Nell’iniziale della Missione di San Domenico (Ms 516), la scena si espande oltre la lettera: il santo riceve la Bibbia da Pietro e Paolo, mentre il cane domenicano — elemento iconografico fondamentale — compare accanto alla scena, rafforzando il sistema simbolico.


Per questa miniatura è stata ipotizzata la partecipazione diretta del Beato Angelico, verosimilmente attraverso un disegno preparatorio. Tale ipotesi trova riscontro nei rapporti documentati tra Angelico e Strozzi e nel ruolo di supervisione esercitato dal pittore, attestato nelle fonti conventuali.


I codici instaurano un dialogo diretto con le celle affrescate dell’Angelico (in particolare quelle tra la 31 e la 34): analogie stilistiche, uso della luce e presenza calibrata degli elementi simbolici — inclusi gli animali — confermano una comune funzione meditativa.


Dal Quattrocento al Cinquecento


Nel Cinquecento, il codice 529 di fra Eustachio presenta iniziali con figure e animali come lo sparviero, mentre il manoscritto 543 miniato da Monte di Giovanni include un ricco repertorio iconografico con angeli, cherubini e arpie, a testimonianza della continuità e trasformazione del linguaggio simbolico.


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Orari di apertura: da martedì a domenica, dalle 8:30 alle 13:50 (ultimo ingresso ore 12:45).

Chiuso tutti i lunedì, la quinta domenica del mese, 1° gennaio, 25 dicembre. 

L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto del museo

Intero € 11.00 - Ridotto € 2.00 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e i 25 anni.

Gratuito fino a 18 anni non compiuti. Altre riduzioni e gratuità secondo le norme di legge previste per i musei statali.


Nicoletta Currradi 

giovedì 9 aprile 2026

Firenze, nuova sede per Opi Firenze–Pistoia

 




 


Inaugurati gli spazi di via Targioni Tozzetti 26


Il presidente Nucci: «Era necessario dotarsi di una struttura moderna, capace

di supportare formazione e innovazione, ottimizzando al tempo stesso i costi»


 


 Un passo avanti per la comunità infermieristica di Firenze e Pistoia, nel segno di una maggiore efficienza organizzativa e una migliore qualità dei servizi offerti agli iscritti. È stata inaugurata oggi, mercoledì 9 aprile, in via Targioni Tozzetti 26, a Firenze, la nuova sede dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche Interprovinciale Firenze-Pistoia. Presenti, oltre al  presidente di Opi Firenze-Pistoia, David Nucci; la presidente Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) Barbara Mangiacavalli; Nicola Draoli, consigliere del Comitato centrale Fnopi e vice presidente dell’Opi di Grosseto; il sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana, Bernard Dika.


Un passaggio importante per l’ente che rappresenta gli infermieri del territorio, che da potrà contare su spazi più moderni, funzionali e adeguati alle esigenze della professione. Un investimento complessivo che si attesta intorno ai 900mila euro, di cui 480mila per l’acquisto dell’immobile e la restante parte per lavori di ristrutturazione, arredi e dotazioni tecnologiche. L’operazione è stata possibile grazie alla vendita delle precedenti sedi di via Palestrina, per complessivi 300 metri quadrati, e all’accensione di un mutuo.


«La scelta di una nuova sede nasce dall’esigenza di riunire in un unico spazio le due sedi di Firenze – spiega il presidente di Opi Firenze-Pistoia, David Nucci – ormai obsolete sia dal punto di vista degli arredi sia dell’accessibilità e non più rispondenti alle normative vigenti. Per adeguarle sarebbero stati necessari interventi molto onerosi che non avrebbero comunque risolto completamente le criticità. Con l’evoluzione della professione infermieristica, la tecnologia è diventata centrale: era quindi necessario dotarsi di una struttura moderna, capace di supportare formazione e comunicazione, ottimizzando al tempo stesso i costi».


La nuova struttura si estende su una superficie complessiva di circa 400 metri quadrati, articolata su un piano terra destinato alle attività operative e un piano seminterrato adibito a magazzino. Particolare attenzione è stata dedicata alla formazione e all’innovazione tecnologica: l’aula didattica, con 38 posti, è dotata di sistemi avanzati per la videoconferenza con tre telecamere, oltre a un’infrastruttura audio-video completamente cablata. Anche le due sale riunioni sono attrezzate per i collegamenti da remoto, mentre gli uffici comprendono cinque postazioni operative e una reception. La sede è inoltre conforme alle normative in materia di accessibilità, con servizi dedicati anche alle persone con disabilità.

Fabrizio Del Bimbo 

Oltre 85.000 visitatori per la mostra BELLE ÉPOQUE a Palazzo Blu di Pisa

 




15 ottobre 2025 – 7 aprile 2026 Pisa, Palazzo Blu

La mostra “BELLE ÉPOQUE. Pittori italiani a Parigi nell’età dell’Impressionismo”, che si è chiusa a Palazzo Blu di Pisa il 7 aprile 2026, è stata visitata da oltre 85 mila visitatori, confermandosi come uno dei principali appuntamenti espositivi della stagione.

Un successo per la mostra — a cura della professoressa Francesca Dini — che ha celebrato la stagione d’oro dell’arte europea attraverso lo sguardo di una generazione di artisti italiani protagonisti della scena parigina, tra cui Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Vittorio Corcos, in dialogo costante con figure centrali della scena internazionale come Edgar Degas, Édouard Manet, Mary Cassatt, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley e John Singer Sargent.

Con circa 100 opere provenienti da prestigiosi musei italiani e internazionali — tra cui il Musée d’Orsay, il Louvre, il Philadelphia Museum of Art, il Meadows Museum of Art di Dallas, il Detroit Institute of Arts, il Museo d’arte moderna André Malraux di Le Havre, Palazzo Te di Mantova, le Gallerie degli Uffizi, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca Giuseppe De Nittis di Barletta e il Museo Giovanni Boldini di Ferrara — oltre che da importanti collezioni private francesi e italiane, l’esposizione ha raccontato la bellezza e l’eleganza della Belle Époque, offrendo al tempo stesso una rilettura critica del ruolo degli artisti italiani a Parigi e del loro contributo alla definizione della modernità europea, in un continuo scambio con le esperienze artistiche internazionali.

Durante i mesi di apertura, Palazzo Blu ha accompagnato la mostra con un articolato public program, rafforzando il dialogo con il territorio. Il calendario, composto da sei appuntamenti – dal primo incontro di giovedì 27 novembre 2025 all’ultimo di giovedì 19 marzo 2026 – ha accompagnato l’intero periodo espositivo, esplorando i molteplici aspetti di un’epoca complessa quanto affascinante — quella della Belle Époque — in cui la pittura italiana dialoga con la scena artistica e culturale di Parigi, capitale mondiale dell’arte, del gusto, della moda e della modernità. Gli incontri – ad ingresso libero - hanno registrato un costante tutto esaurito nell’auditorium di Palazzo Blu, confermando l’ampio interesse del pubblico

Accanto al ciclo di conferenze, la rassegna cinematografica “Il tempo delle meraviglie: La Belle Époque nel Cinema” presso il Cinema Arsenale, realizzata in collaborazione con Palazzo Blu e MondoMostre, ha proposto quattro film ambientati tra fine ‘800 e inizio ‘900, offrendo prospettive diverse su un periodo di grande fermento artistico, scientifico e culturale. La rassegna, a ingresso gratuito, ha incluso titoli come Moulin Rouge! di Baz Luhrmann, The Prestige di Christopher Nolan, Dilili a Parigi di Michel Ocelot e il documentario Lumière! La scoperta del cinema di Thierry Frémaux, permettendo al pubblico di esplorare le atmosfere, i sogni e le contraddizioni della Belle Époque attraverso lo sguardo della settima arte. Per l’occasione, i partecipanti hanno ricevuto un coupon per l’accesso alla mostra a tariffa ridotta nei giorni feriali.

Particolare rilievo ha avuto anche il programma educativo, che ha coinvolto oltre 15.000 studenti, con più di 600 gruppi scolastici e oltre 700 attività tra programmi didattici e visite guidate per gli adulti, confermando il valore formativo del progetto e la sua capacità di avvicinare pubblici diversi alla storia dell’arte e alla cultura europea dell’Ottocento.

Promossa dalla Fondazione Palazzo Blu e organizzata da MondoMostre con il contributo di Fondazione Pisa, la mostra si è distinta come un progetto espositivo di ampio respiro scientifico e divulgativo.

Con BELLE ÉPOQUE, Palazzo Blu conferma il proprio impegno nella realizzazione di progetti espositivi originali e di respiro europeo, capaci di offrire una lettura ampia e articolata, mettendo in relazione la produzione artistica con il contesto storico, sociale e culturale che ne ha definito linguaggi, immaginari e trasformazioni.


Nicoletta Curradi

giovedì 2 aprile 2026

Pan di Ramerino. Il Medioevo fiorentino edizione 2026

 Festival delle Pasticcerie ha presentato 

Giovedì 2 aprile 

“Pan di Ramerino – Il Medioevo fiorentino” 

TAVOLA ROTONDA, IV edizione 

Pagina ufficiale FB e INST: “Festival delle Pasticcerie” 




LOCATION EVENTO: 

Hotel Sina Villa Medici 

Via Il Prato 48 – Firenze 


Giovedì 2 aprile, Giovedì Santo, presso l'Hotel Sina Villa Medici di Firenze (via Il Prato 48) si è svolta la 4^ edizione dell'evento “Pan di Ramerino – Il Medioevo fiorentino”: tavola rotonda enogastronomica dedicata ad uno dei prodotti tipici e storici fiorentini che – per il secondo anno di fila – sarà presente la mattina di Pasqua all'interno dei carri storici che sfileranno per il centro prima di aggiungere piazza Duomo per il tradizionale “Scoppio del carro”. 

L'eento si è svolto in due fasi. Nella prima si è parlato della storia e tradizione del pan di ramerino con gli interventi di Luciano Artusi che ha ricordato l'origine medievale e la tradizione del Giovedì Santo, Mirco Ruffilli presidente del Quartiere 1 in rappresentanza del Comune di Firenze che ha sottolineato l'importanza di mantenere vive tutte le tradizioni locali, Gabriella Mari fondatrice della storica scuola di cucina “Cordon Bleu” che ha parlato della cucina tradizionle fiorentina, Guido Guidi che ha sottolineato l'importanza e l'appeal dei prodotti fiorentini all'estero. Un saluto a distanza e un ringraziamento per l'evento sono stati espressi dall'assessore allo sviluppo economico del Comune di Firenze Jacopo Vicini e dal presidente del Calcio storico e del corteo storico Michele Pierguidi. 


Nella seconda parte dell'evento sono stati assaggiati i panini di ramerino delle aziende che hanno aderito all'iniziativa e i cui prodotti sfileranno domenica nei carri storici – forno Becagli, forno Monducci,forno Sorelle&Fantasia e pasticceria Cesare (Firenze), Hangar Caffè (Campi Bisenzio), biscottificio Belli Calenzano) – in abbinamento a una proposta di ben 6 etichette di vinsanto offerte dai Viticoltori di Montespertoli (Castello Sonnino, La Leccia, Podere dell'Anselmo, La Lupinella, Tenuta La Gigliola, Fattorie Parri). Il consulente enogastronomica Luca Alves, in rappresentanza dei Viticoltori di Montespertoli, ha sottolineato che “l'occasione è stata ideale per valorizzare, in abbinamento al pan di ramerino, un altro grande prodotto fiorentino e toscano della tradizione che porta con sé un grande valore simbolico di condivisione e ospitalità”. 


L'evento – che rientrava nel calendario di Vetrina Toscana agenzia della Regione Toscana – ha visto anche la presenza di giornalisti enogastronomici, guide turistiche internazionali e consoli stranieri residenti a Firenze. 

L'organizzazione è a cura di Festival delle Pasticcerie, contenitore di oltre 150 forni e pasticcerie dell'area metropolitana e dal 2005 già organizzatore di tutti i pastry contest ed eventi legati alle tradizioni fiorentine come “La miglior schiacciata alla fiorentina” (15 edizioni svolte), “La miglior schiacciata con l'uva” (9 edizioni), “Il cantuccio classico”, “Lo zuccotto fiorentino”, “Il Budino di riso”. 

Festival delle Pasticcerie desidera ringraziare: l'Hotel Sina Villa Medici e il presidente di Federalberghi Francesco Bechi per l'ospitalità, Roberto Rizzo e Luca Alves per l'ausilio nell'organizzazione dell'evento, tutti i relatori e gli ospiti per la presenza e naturalmente le pasticcerie e i forni che hanno aderito all'iniziativa. 


LA TRADIZIONE MEDIEVALE 

“Coll’olio, è arrivato il pan di ramerino: son tutto zibibbo e olio e perdono l’unto”. 

Era questo il grido dei venditori ambulanti che a inizio del secolo scorso giravano con le loro ceste piene di pan di ramerino: morbide e lucide pagnottelle realizzate con uvetta sultanina, olio evo e rosmarino (ramerino) appartenenti alla tradizione toscana dei pani dolci. 

Nato a Firenze in età Medievale (la parola “ramerino” risale al XIV secolo e di questa pianta erano piene le colline intorno alla città), si tratta di un pane “devozionale” (come ricorda il Petroni nel suo libro) ricco di simboli sacri e dai forti connotati religiosi. Già gli ingredienti sono fortemente simbolici: il rosmarino sin dall'antica Grecia è simbolo dell'immortalità dell'anima e nel Medioevo veniva considerato un amuleto scaccia spiriti maligni; l’uva rappresenta la comunione con Dio. E poi c'è quel taglio a forma di croce praticato sulla superficie... 

Legato tradizionalmente al periodo della Quaresima, si racconta che lo consumavano soprattutto i contadini che assistevano ai riti religiosi del Giovedì Santo. Solo a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, per via della grande richiesta, si è iniziato a produrlo tutto l’anno per lasciare spazio, tra agosto e settembre, a un altro pane dolce: la Schiacciata con l’uva. A conferirgli il caratteristico color ambrato è l’olio che viene spennellato sulla superficie con un rametto di rosmarino dopo la lievitazione. 

Pagina FB e INST: Festival delle Pasticcerie 

Nicoletta Curradi

lunedì 30 marzo 2026

Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi

 






A Casa Buonarroti una mostra che svela il capolavoro restaurato dedicato alla memoria del genio e al progetto celebrativo di Michelangelo Buonarroti il Giovane

Firenze, 1° aprile – 30 settembre


Dal 1° aprile al 30 settembre, la Fondazione Casa Buonarroti presenta a Firenze la mostra “Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi”, un’esposizione che riporta al centro dell’attenzione uno dei dipinti più significativi della Galleria buonarrotiana dopo un importante intervento di restauro.


La mostra, prodotta dalla Fondazione Casa Buonarroti con Opera Laboratori, che ne ha curato anche l’allestimento, è curata da Cristina Acidini, presidente della Fondazione, e da Alessandro Cecchi, direttore della Fondazione. Il progetto di restauro è stato sostenuto dai Friends of Florence, attraverso il dono di Donna Malin ed è stato realizzato dai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti. Il progetto grafico della mostra è firmato da Sillabe.


“Per la prima volta – commenta la curatrice Cristina Acidini - si può osservare da vicino, grazie al restauro di Elizabeth Wicks, un’opera singolare dal soggetto unico: nessun dipinto, infatti, raffigura la sistemazione finale di un monumento funebre, in questo caso particolarmente illustre perché dedicato a Michelangelo Buonarroti. Il restauro consente inoltre di valorizzare un artista poco noto ma di grande talento, quale fu Tiberio Titi. Anche per questo siamo grati ai Friends of Florence che hanno sostenuto l’intervento”.


L’esposizione è incentrata sul dipinto “Collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce” (1618–1620) di Tiberio Titi, parte della decorazione della Galleria di Casa Buonarroti e testimonianza fondamentale del programma celebrativo ideato da Michelangelo Buonarroti il Giovane per onorare la memoria del grande antenato.


“Dopo Artemisia Gentileschi, Francesco Bianchi Bonavita e Anastagio Fontebuoni, è la volta adesso – precisa il curatore Alessandro Cecchi - del dipinto di Tiberio Titi nell’ambito del progetto di restauro che mira al completo recupero delle opere commissionate da Michelangelo Buonarroti il Giovane per la Galleria Buonarrotiana”.


La tela è ben documentata dai pagamenti contenuti nei taccuini di Michelangelo il Giovane conservati nell’Archivio Buonarroti: queste note di spesa consentono di datarla fra il 14 agosto 1618 e il 29 agosto 1620. Grazie ai documenti è stato altresì possibile scoprire che, già dal 19 settembre del 1615, Titi aveva ricevuto dal committente la tela montata su un telaio e con la base per la pittura già stesa; soltanto il 2 ottobre 1618, invece, gli era stato fornito il prezioso azzurro oltremare ricavato dal lapislazzuli.


Il dipinto raffigura un momento simbolico: la collocazione del busto marmoreo dell’artista sulla sua sepoltura nella Basilica di Santa Croce, avvenuta nel 1574. La scena è costruita attorno al gesto degli artigiani che sollevano il busto per collocarlo sul monumento funebre, mentre Leonardo Buonarroti con la famiglia assiste alla cerimonia. La composizione, caratterizzata da intensi contrasti di luce e ombra, rivela suggestioni caravaggesche e rappresenta un episodio di grande originalità nella pittura fiorentina del primo Seicento.


“Friends of Florence – sottolinea Simonetta Brandolini d’Adda, President Friends of Florence - è lieta di far parte del progetto per il restauro di questo interessante dipinto di Tiberio Titi per il Museo di Casa Buonarroti. La donatrice Donna Malin, con il suo speciale amore per Firenze e per l’arte, rispecchia perfettamente il carattere dei nostri Benefattori e le siamo grati per il suo costante impegno a sostegno del patrimonio artistico. Ringraziamo la Fondazione Casa Buonarroti, la Presidente Cristina Acidini e il Direttore Alessandro Cecchi e siamo grati ai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti per il loro eccellente lavoro”. 


Il restauro ha restituito al dipinto la sua brillantezza cromatica e ha permesso di approfondire la tecnica pittorica di Titi attraverso indagini diagnostiche e analisi scientifiche dei pigmenti. Per oltre quattrocento anni il dipinto è rimasto fissato a faccia in giù dal soffitto della Galleria: ciò ha prodotto deformazioni evidenti e anche la superficie pittorica mostrava ampie e diffuse crettature.


La rimozione delle vernici ingiallite e degli strati di sporco ha riportato alla luce dettagli finora nascosti, tra cui la firma dell’artista, oltre a evidenziare la qualità della tavolozza e la complessità della composizione. Il dipinto è ora tensionato su un telaio interinale e la tela è stata consolidata con un adesivo naturale ricavato da un’alga giapponese purificata, utilizzata per riaggregare le fibre di cellulosa.

L’esposizione racconta, dunque, il contesto storico e culturale della commissione, legata alla figura di Michelangelo Buonarroti il Giovane, intellettuale e promotore della memoria familiare, che trasformò la casa di via Ghibellina in un luogo dedicato alla celebrazione del mito michelangiolesco. Attraverso dipinti, documenti d’archivio e materiali preparatori – tra cui il bozzetto di Titi, acquistato dalla Fondazione sul mercato antiquario a fine Novecento e i fogli autografi con l’invenzione del soggetto e i pagamenti per l’opera – il pubblico potrà seguire la nascita del progetto artistico e il recente percorso di restauro.


La mostra, grazie anche ad un video e ai pannelli che documentano dettagliatamente le fasi del restauro, offre così una nuova lettura di un dipinto fondamentale della collezione di Casa Buonarroti, restituendolo alla sua piena leggibilità e riaffermando il ruolo della casa-museo come custode della memoria e dell’eredità di Michelangelo.


L’artista


Tiberio Titi (Firenze, 24 dicembre 1573 – 10 agosto 1627) era il figlio secondogenito del celebre pittore e architetto Santi di Tito. Insieme al fratello Orazio, Tiberio fu avviato dal padre alla carriera artistica e nel 1603 ne ereditò la bottega, da cui era uscito un gran numero di dipinti di soggetto religioso caratterizzati da un grande naturalismo, in linea con i nuovi dettami del Concilio di Trento. Santi di Tito lasciò ai figli molte opere incompiute e più di settecento disegni. Tiberio, dopo un’iniziale collaborazione col padre nelle scenografie delle feste e degli apparati effimeri della corte medicea (1589 e 1598), si cimentò con successo nella produzione di ritratti di corte, ereditando dal padre il ruolo di pittore di Casa Medici. La sua fortuna di ritrattista subì un rallentamento nel 1620 a causa dell’arrivo a Firenze del pittore fiammingo Justus Suttermans che lo sostituì a partire dal 1623. Tra le opere di Tiberio Titi, oltre al dipinto della Galleria buonarrotiana, si devono ricordare l’Autoritratto delle Gallerie degli Uffizi, e diversi ritratti dei Medici o dei loro familiari, come quello di Vittoria della Rovere da piccola, anch’esso agli Uffizi.


Orario di apertura del Museo

Dalle ore 10 alle ore 16,30

La vendita dei biglietti cessa mezz’ora prima della chiusura

Chiuso il martedì e nelle seguenti festività: 1° gennaio, domenica di Pasqua, 15 agosto, 25 dicembre


Biglietti

€ 8,00 intero

€ 5,00 ridotto

€ 6,00 biglietto riservato ai partecipanti alle attività laboratoriali


Ridotto: studenti fino ai 26 anni, adulti maggiori di 65 anni, gruppi organizzati (minimo 10 persone), Soci Associazione Amici di Brera, possessori del biglietto del Complesso Monumentale di Santa Croce, soci FAI, soci Touring Club, soci Unicoop, soci Centro Turistico Giovanile.

Gratuito: bambini minori di 6 anni, soci Amici della Casa Buonarroti, soci ICOM, soci ICOMOS, soci ICCROM, guide turistiche con tesserino, giornalisti con tessera professionale, insegnanti/accompagnatori di gruppi scolastici, persone con disabilità e loro accompagnatori.

La prenotazione non è obbligatoria ma consigliata per i gruppi.

Per informazioni e prenotazioni di visite guidate ed attività rivolte a gruppi di adulti e alle scuole, scrivere una mail all’indirizzo:

fond@casabuonarroti.it


Nicoletta Curradi 

Fabrizio Del Bimbo 

mercoledì 25 marzo 2026

A Palazzo Medici Riccardi le Buchette raccontano Il Vino e le sue Melodie

 


Mostra, incontri ed eno-concerti nelle Sale Ginori di Palazzo Medici Riccardi

26 - 31 marzo 2026

ore 10.00 - 19.00 | ingresso libero


Una mostra racconta la storia, la tradizione e l’attualità delle buchette del vino, e cinque eventi eno-musicali per raccontare i paesaggi culturali del nostro Territorio attraverso il filo conduttore del Vino e della sua Musica.


“Le Buchette Raccontano. Il Vino e le sue Melodie” è il titolo della rassegna ideata dalle associazioni culturali Buchette del Vino e Chiave di Vino, in programma da giovedì 26 a martedì 31 marzo nelle Sale Ginori di Palazzo Medici Riccardi (Via Ginori 14), a Firenze.


“Una sfida ambiziosa quella che ci siamo dati organizzando questa kermesse - commentano Matteo Faglia e Susanna Parretti, rispettivamente Presidenti delle Associazioni Buchette del Vino e Chiave di Vino – nata dalla comune consapevolezza che il Vino è un valore fondante della nostra cultura e, nel, contempo, uno dei più strategici fattori di promozione e sviluppo territoriale. Storia e innovazione, tradizione e modernità sono i messaggi che vogliamo comunicare per creare la consapevolezza che il nostro Territorio è un patrimonio collettivo da vivere e condividere. Con il taglio particolare delle iniziative promosse dalle nostre associazioni, vogliamo infine offrire a concittadini e turisti l'occasione di esplorare percorsi nuovi”.


Negli spazi espositivi sarà allestita una mostra immersiva, ricreando così uno spaccato di quella tradizione - esclusivamente fiorentina - voluta da Cosimo I de’ Medici per favorire la somministrazione del vino. Un percorso che accompagna il visitatore in un viaggio dal Cinquecento a oggi attraverso installazioni originali e ricostruzioni scenografiche: una cantinetta del Seicento con le sagome del vinaio e degli avventori, pannelli dedicati alle buchette fiorentine e toscane, una cornice originale in pietra e una porta storica in legno dotata di finestrino, attraverso il quale un oste in costume servirà quotidianamente il vino della cantina ospite.


Completano il percorso un’esposizione di fiaschi antichi, video clip su aspetti curiosi e poco noti dell’uso secolare dei finestrini del vino, card pop-up realizzate da studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e gigantografie delle mappe delle buchette in Toscana e nel mondo. La mostra sarà visitabile a ingresso libero, dalle 10 alle 19.


Parte integrante della mostra, “Le Buchette Raccontano – Il Vino e le sue Melodie” è la proposta di cinque eventi eno-musicali a tema che intrecciano storia, musica e degustazione per offrire momenti di convivialità e di condivisione. Ogni evento prevede una specifica “storia di Vino” (a cura di un relatore), la descrizione di un vino “collegato” a quella stessa storia, la presentazione dell’azienda produttrice di quel vino (a cura del produttore), il programma musicale (a cura di giovani musicisti del Conservatorio Cherubini), la degustazione del Vino. Un “viaggio virtuale” che accompagna il visitatore a conoscere la Toscana, attraverso i suoi vini e le loro melodie, quale paesaggio culturale da vivere e condividere.


Si parte giovedì 26 marzo con Marco Passeri che celebra la figura di Cosimo III de’ Medici (e del figlio Giangastone) grazie al quale il vino toscano è diventato un valore identitario e strumento di diffusione della nostra cultura. Venerdì 27 sarà Giovanni Cipriani a raccontare Michelangelo-produttore di vino nel Chianti, attraverso la descrizione del suo celebre affresco “L’ebbrezza di Noé” all’interno della Cappella Sistina. Sabato 28 Zeffiro Ciuffoletti dedica la sua narrazione alla nascita della cucina italiana, ora patrimonio immateriale dell’umanità. Lunedì 30 Mauro Agnoletti racconta il patrimonio delle vigne urbane a Firenze. Chiude martedì 31 Massimo Seriacopi con un approfondimento su Dante e il vino, attraverso l’interpretazione di alcuni brani della Divina Commedia. Ogni evento prevede un momento musicale, eseguito da giovani musicisti del Conservatorio Cherubini e, a chiudere l’appuntamento, la degustazione del vino, somministrato attraverso la buchetta. Gli eventi sono a ingresso libero, dalle 17.00 alle 19.00.



PROGRAMMA INCONTRI ED ENO-CONCERTI


orario 17:00-19:00



giovedì 26 marzo

Marco PASSERI

Dalla Toscana alla Boemia. Una nuova cultura del vino di Cosimo III de’ Medici


CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Matilde Michelin clarinetto


DEGUSTAZIONE: Vino Tenuta BOSSI dei Marchesi Gondi

venerdì 27 marzo

Giovanni CIPRIANI

L'ebbrezza di Noè. Il vino e i suoi strumenti negli affreschi di Michelangelo

CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Anton Marashi violoncello

DEGUSTAZIONE: Vino Tenuta NITTARDI

sabato 28 marzo

Zeffiro CIUFFOLETTI

La Cucina italiana, patrimonio dell’umanità. E il Vino…

CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Akemi Battistini violoncello

DEGUSTAZIONE: Vino Podere LA VILLA

lunedì 30 marzo

Mauro AGNOLETTI

Tra palazzi e vigneti: il paesaggio rurale storico di Firenze

CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Giacomo Ferracci violino

DEGUSTAZIONE: Vino Fattoria di BAGNOLO


martedì 31 marzo

Massimo SERIACOPI

Quanto vino nella ‘Commedia’ di Dante


CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Giacomo Ferracci violino

DEGUSTAZIONE: Vino Tenuta MALENCHINI


Ingresso libero fino a esaurimento posti. Posti limitati. Si consiglia la prenotazione alla mail info@chiavedivino.it


Le Buchette Raccontano – Il Vino e le sue Melodie è un progetto realizzato dalle associazioni culturali Buchette del Vino e Chiave di Vino con il patrocinio di Città Metropolitana di Firenze, Comune di Firenze, Regione Toscana, ConfGuide-ConfCommercio e il contributo di Marchesi Antinori, Vetreria Etrusca, Il Grande Nuti e OMCF. Sponsor tecnici Unicooop Firenze e Conservatorio Cherubini.


Info www.buchettedelvino.org – www.chiavedivino.it



Associazione Buchette del Vino

L’Associazione Buchette del Vino è nata a Firenze nell’ottobre del 2015 con lo scopo di censire, studiare, documentare, far conoscere e salvaguardare un patrimonio diffuso del territorio toscano a partire dalla metà del 500. Testimonianza unica e del tutto originale di commercio del vino direttamente dal produttore al consumatore, le buchette del vino, cadute in disuso a metà 900 e via via dimenticate, sono state riscoperte durante la pandemia di Covid, che ha portato una dozzina di esercizi fiorentini a rielaborarne la tradizione. Il censimento operato dall’Associazione, tuttora in corso, registra ad oggi più di 300 referenze in tutta la Toscana. Attraverso il sito e i social, inoltre, vengono riportate e aggiornate tutte le nuove scoperte e le numerose iniziative, fatte di studi, incontri, visite guidate, produzione di video-tour, cacce alle buchette e altro.

Associazione Chiave di Vino

Nata nel 2017, l’Associazione Chiave di Vino è un ente no profit che si dedica a esplorare e valorizzare le ricchezze paesaggistiche, produttive, artistiche, di accoglienza del territorio toscano, utilizzando la cultura del Vino come «agente di creatività» nella generazione di valore in un’ottica di marketing territoriale. Specializzata in organizzazione di eventi eno-musicali dal format distintivo e innovativo, l’associazione realizza e offre esperienze che tessono storie, sapori e suoni, articolate in circuiti di Vini e Musica: eventi a tema organizzati in contesti esclusivi e inusuali  - quali cantine e vigne, dimore storiche, biblioteche, musei e piccoli musei – che fanno emergere l'eccezionale particolarità, culturale, naturale e produttiva, di ogni singola realtà toccata e rafforzano il legame di identità e unicità del territorio.

Nicoletta Currradi 

venerdì 13 marzo 2026

'Armonia’: il festival del benessere a Calenzano

 


La s xsalute è il primo dovere della vita”, scriveva Oscar Wilde.


Per chi è in cerca di un aiuto per migliorare il proprio stato di salute psico-fisico, per chi è appassionato di medicina olistica e cultura alternativa o solo per chi è in cerca di un regalo particolare per la prossima Pasqua, sabato 21 e domenica 22 marzo a Calenzano (palaeventi Start, via Garibaldi 9, a due passi dal Centro) dopo il successo delle precedenti fiere torna la quarta edizione di “ARMONIA”: festival dedicato al mondo olistico e del benessere a 360 gradi con ingresso gratuito e il patrocinio del Comune di Calenzano.


Viste le date prescelte (l’inizio di Primavera), questa 4^ edizione sarà un vero e proprio trionfo di energie positive: la nascita della primavera come rinascita e risveglio interiore per aumentare il proprio benessere grazie a trattamenti energetici di vario tipo. Saranno infatti presenti, nei 400 mq espositivi, ben 25 professionisti del settore provenienti non solo dal territorio locale (Calenzano, Sesto, Campi) e da Firenze ma anche da tutta la Toscana (e non solo), coi quali parlare individualmente nei loro stand, effettuare una seduta di prova o semplicemente prendere tutte le informazioni necessarie per seguire corsi o terapie nei rispettivi studi.



Tra le discipline presenti: massaggi, biloterapia, naturopatia, analisi campo aurico, riequilibrio dei chakra, reiki, percorsi di mindfulness, coaching, meditazione, pranoterapia, thetahealing, regressioni, numerologia, costellazioni familiari, carta del cielo. Non mancherà lo spazio tarocchi e un MERCATINO che proporrà per i prossimi regali di Pasqua originali prodotti regalo quali:

natural pet food cosmetici naturali

prodotti alimentari bio

prodotti naturali per la casa

libri

oggetti da regalo in lavanda naturale

pietre e cristalli candele da regalo

rune e talismani

Da sottolineare infine la consueta partnership coi portali Italia Olistica e Benessere Toscana, la presenza dello spazio ristoro per i pranzi e le merende a cura del forno Ciofi di Prato e lo SPAZIO CONFERENZE (vedi programma a fine comunicato) con seminari, workshop e prove di gruppo gratuite ogni 30 minuti a tema meditazione, massaggi, presentazione libri, etc.

L’organizzazione è a cura di Maurizio Melani, docente universitario ed event planner, e della Azienda Turistica di Calenzano.


ELENCO OPERATORI

Valentina Alessi, Fiammetta Baldassini e Energie consapevoli, Monica Bardelli, Cristina Bencini, Adolfo Bianchi, Serenella Bosco Reitia, Laura Calamari, Roberta Capanni, Marina Cappelli, Edoardo Casadio, Beatrice Cencin, Adriano Croccolo, Susanna Akasha Gherardelli, Elena Giorgetti, Antonella Ieffa, Beatrice Maggini, Gino Merlo, Rosa Pistolesi, Katia Piva, Barbara Sambari, Olga Savashina, Elisa Staderini, Roberto Terrinazzi, Clara Toccafondi.

ORARI

Sabato 21, dalle 14 alle 19 Domenica 22, dalle 10 alle 19


Nicoletta Curradi