martedì 9 marzo 2010

In viaggio nella "valle del bello e del buono": Garfagnana per tutti i gusti




Bando alle solite banali vacanze al mare o in montagna: visitiamo la media valle del fiume Serchio, area collinare della provincia di Lucca, che offre un’ampia gamma di opportunità per il turista più esigente.
Tra i principali centri da visitare in Garfagnana ecco Barga, terra d'adozione del poeta Giovanni Pascoli, i cui versi furono ispirati dalla natura incontaminata, dalla vita semplice, dai vecchi proverbi e dalle vecchie usanze. Degno di nota è il Duomo di Barga risalente all’anno 1000. Ancora oggi visitando la “Valle del Bello e del Buono” come fu definita proprio dal poeta romagnolo, oltre al Museo Casa Pascoli, dimora rimasta come l’ ha lasciata la sorella Maria, scomparsa nel 1953, si possono ammirare antichi borghi, fortificazioni, chiese, ponti medievali che profumano di poesia e rivivere il passato ricco di storia, di arte, di cultura, di tradizioni e di prodotti enogastronomici unici e tipici.
Tra le località di maggior interesse storico-scientifico sono la nota stazione termale di Bagni di Lucca, i cui stabilimenti, celebrati fin dal Medioevo per le proprietà terapeutiche delle loro acque, furono frequentati da illustri personaggi storici.
Visitando il Comune di Borgo a Mozzano, a poco più di 20 chilometri da Lucca, ci si imbatte nello scenografico Ponte della Maddalena detto Ponte del Diavolo ed assistere all’evento “Mostra Mercato” dedicato allo spettacolare fiore dell’azalea, che trasforma la località in un grande giardino: strade, chiostri e piazzette si riempiono di fiori, piante, prodotti agricoli ed articoli per il giardinaggio, attrezzature e macchine agricole.
A Coreglia Antelminelli si trova il Museo della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione, unico nel suo genere e tappa obbligatoria per chiunque sia interessato alla conoscenza della storia e dello sviluppo della figurina di gesso.
Base di partenza ideale per la scoperta del territorio garfagnino è Il Ciocco Hotels & Resort, confinante con Casa Pascoli, e luogo perfetto per un soggiorno dalle mille sfaccettature: comfort, classe, riservatezza, divertimento, natura in un enorme parco naturale. A disposizione un hotel 4 stelle (il Music hotel), 3 hotel 3 stelle (i College Hotels), ristoranti, impianti sportivi (tennis, maneggio coperto, percorsi trekking, campi sportivi), sale per meeting, piscina coperta ed esterna, beauty spa. Per divertirsi è disponibile anche la Scuola di Pilotaggio Mitsubishi, che organizza tours in 4X4 da 1 o 2 ore e da ½ ed intera giornata per visitare le Cave, l’Alpe di San Pellegrino, i crinali dell’Appennino Tosco-Emiliano, la Grotta del Vento ed altri luoghi ed anche la tenuta del Ciocco, che si estende per 2000 ettari.
Per saperne di più non si dimentichi di procurarsi la nuova guida del Gambero Rosso dedicata proprio alla Garfagnana e curata da Irene Arquint. E' in vendita nelle migliori librerie.
Per ogni ulteriore informazione si consulti il sito dell'APT di Lucca all'indirizzo web www.luccatourist.it

Fabrizio Del Bimbo

lunedì 22 febbraio 2010

Emilio Farina, ponteggio d'artista al Duomo di Siena


Dopo il Ponteggio d’Artista realizzato durante i lavori di restauro sul prospetto della Libreria Piccolomini nel 2009, Emilio Farina – artista vicentino che vive e lavora a Roma - torna all’interno del Duomo di Siena con un progetto site-specific sul fronte della berniniana Cappella del Voto. Il Ponteggio d'Artista MISE EN SCENE sarà visibile al pubblico dal 12 marzo al 31 luglio.

Grazie al sostegno dell’Opera del Duomo, con il contributo dell’Impresa PT Color, responsabile dei lavori di restauro, l'artista ha dimostrato ancora una volta che è possibile eseguire impegnativi interventi su monumenti, senza che l’inevitabile ingombro del cantiere costituisca una diminuzione dei valori del contesto. Al contrario, ha trasformato la temporanea situazione di disagio in un’occasione di arricchimento formale e di momentanea sperimentazione.

Per questo progetto Emilio Farina ha realizzato, sulle strutture esterne del cantiere, un’opera d’arte contemporanea che interagisce con l'antico che ha, per il limitato tempo dei lavori, il raro privilegio di confrontarsi con i massimi capolavori conservati all’interno della chiesa. Per il suo dipinto - che avvolge il basamento del ponteggio per oltre 30 metri di base per 2,50 di altezza - ha tratto ispirazione dalla ricchissima pavimentazione intarsiata che è uno degli elementi che s’imprimono con maggiore e duratura forza nel ricordo dei molti visitatori del Duomo. Le figure disegnate dal Pintoricchio nel suo Colle della Virtù s’insinuano sotto la recinzione del cantiere e ricompaiono, prospetticamente scorciate, come moderne anamorfosi, quasi a proclamare ufficialmente aperto il confronto tra l’Antico e il Contemporaneo ricercato dall’Artista. Si snoda così un variopinto filo di Arianna che, partendo dalle rappresentazioni quattrocentesche del pavimento, arriva a ricongiungersi con la memoria delle statue barocche conservate all’interno della Cappella, qui riproposte per allusive citazioni. Sulla facciata, intesa non come barriera di chiusura ma come proiezione di ciò che accade all’interno della Cappella nel corso del restauro, disegna una nuova mappa del percorso artistico, resa comprensibile per accordi e dissonanze spaziali, preludio ad altre invenzioni, con labirinti policromi e volute cancellazioni, colature e innesti materici, che prefigurano un nuovo ordine formale. Predomina, come del resto nella bicromia bianco-nero delle pietre del paramento interno, un deciso andamento orizzontale che si oppone allo slancio verticale degli alti pilastri e del grande ponteggio soprastante, che si arrampica, ammantato in un candido velario, fino alle volte a crociera.




All’interno di questa programmata macchina scenica si svolge, ritualizzato e a tratti visibile, il muto balletto dei restauratori, allo stesso tempo protagonisti e comparse di un serrato discorso operativo, teso a recuperare l’immagine pura dell’arte e a proporre nuovi impensati equilibri. In trasparenza, dentro una velatura di oltre 16 metri, l’Artista accompagna il loro lavoro con bianche sagome sospese, baluginanti di oro, a richiamare concettualmente i molti ex-voto che nei secoli si sono stratificati, fratelli minori, accanto al messaggio di fede testimoniato dalla fastosa Cappella secentesca.




Emilio Farina non è nuovo a interventi e installazioni in monumenti storici, sempre in collaborazione con gli Enti o con le Soprintendenze del luogo, tesi ad una reinterpretazione o anche integrazione del monumento storico e delle opere in esso contenute, che modifica e talora quasi cancella l'originale suggestione visiva, fino a sovrapporsi ad essa in un approccio del tutto personale. Solo per ricordarne alcuni, richiamiamo lo ‘storico’ allestimento nel Pantheon del 1992, il monumentale Crocefisso nel Duomo di Prato del 2000, l'installazione Un'assenza rituale a Palazzo Altemps a Roma - in occasione del temporaneo allontanamento dal Museo del Trono Ludovisi (2007) – e altre opere a Villa d'Este a Tivoli, nella Libreria di Palazzo Altieri (2006 e 2008), a San Michele a Ripa (2007), a Palazzo Spada (2008), fino alla collocazione permanente dello spettacolare “Cristo della Valle” nella Chiesa di S. Michele a Sasseta di Vernio, inaugurata nel 2008.
Duomo di Siena
dal 12 al 31 luglio 2010
Emilio Farina
MISE EN SCENE - Ponteggio d’artista
installazione
Materiali: terre coronate, carta, polistirolo
Misure: base 30 x 18 metri di altezza
orari: 10.30-19.30, festivi 13.30-17.30
Info: www.emiliofarina.it

Nicoletta Curradi

venerdì 12 febbraio 2010

Il bello e il buono della valle del Serchio, una nuova guida del Gambero Rosso


Presentata in anteprima l'11 febbraio al Consiglio Regionale ecco la nuova guida del Gambero Rosso dedicata alla Valle del Serchio, dal titolo "Nella Valle del bello e del buono", edita in collaborazione con la Comunità montana Media Valle del Serchio, Apt Lucca, Garfagnana Ambiente e Sviluppo e con il patrocinio della Provincia e della Camera di commercio.
L'evento si è tenuto con la partecipazione del direttore commerciale del Gambero Rosso Franco Dammico, Icilio Disperati direttore dell'Apt Lucca, l'autore Irene Arquint e l'assessore al turismo e all'agricoltura della Comunità Montana Rolando Bellandi.
Un'analoga presentazione avverrà il 19 febbraio presso lo stand della Regione Toscana alla Bit di Milano.
Riferisce l'autrice, Irene Arquint: «Questa guida ti fa entrare nei luoghi cari a Puccini e all'Ariosto, ma non dimentica di raccontare i drammi dell'emigrazione verso i paesi anglosassoni e i giorni tragici quando su questa terra passava la Linea Gotica.
«Luoghi ancora intatti, tanto che Spike Lee li ha scelti per il suo kolossal militare "Miracolo a Sant'Anna". È una guida targata Gambero Rosso e quindi vi trovate tutto il buono di una valle celebre per il farro Igp della Garfagnana, per la farina di castagne Dop, per il prosciutto Bazzone (presidio Slow Food) e per altri cento prodotti, compreso olio extravergine e vino. Segnalando hotel di lusso e centri benessere ma anche rifugi e vecchie caserme del Seicento diventate albergo.
«È una Toscana sicuramente diversa quella percorsa dal fiume Serchio, più aspra e montuosa, dai tanti risvolti sconosciuti (e raccontati nel libro).
«Ci vanno in vacanza i Kennedy e ha visto fiorire la prima tv italiana tutta musica (Videomusic per la storia). C'è nata un'icona (in tutti i sensi: è ricordato per l'Urlo, Tardelli come Munch) del calcio azzurro e ci producono i metalli per coniare l'euro. Ma è una guida anche e soprattutto per golosi.
«Per scoprire la prima birra italiana prodotta con il farro (un'autentica bontà), un ottimo formaggio di alta montagna, un sanguinaccio come il biroldo (altro presidio Slow Food), il mais ottofile (antica varietà di incredibile sapore), la farina di castagne, il miele, le marmellate, le trote.
«Il "romanzo" di questa valle parte descrivendo l'inarrivabile Lucca - la città dell'"arborato cerchio", cara a Visconti e Monicelli, a Puccini e Boccherini - per poi risalire verso i luoghi cari al Pascoli».

Fabrizio Del Bimbo

giovedì 17 dicembre 2009

Quando a Livorno sfrecciava il... nonno di Schumacher


La "Coppa Montenero" storica corsa automobilistica in circuito, si disputava a Livorno fino agli anni'20 del novecento a metà estate, e divenne famosa negli anni'30 tra i Prix Internazionali rappresentando per due volte ufficialmente il "Gran Premio d'Italia".

Il circuito con partenza dalla rotonda di Ardenza traversava il centro e saliva per il colle di Montenero scalando il Castellaccio, e tra la macchia scendeva sul Romito immettendosi nell'Aurelia a Castel Sonnino e lungocosta in saliscendi passava da Calafuria e Castel Boccale, poi percorreva il rettifilo a sud di Antignano e quello dell'omonimo viale sul lungomare in zona balneare, quindi tornava alla rotonda di Ardenza dove era situato l'arrivo dopo aver compiuto un multiforme itinerario per una lunghezza totale di circa 20 Km.

Il tortuoso percorso ripetuto per vari giri era estenuante
; tormentato da oltre 100 curve, in salita misto veloci e lente a tornanti, ed in discesa velocissime, in rapida sequenza, a slaloom, a raggio variabile e prive di protezioni da alberi e precipizi, taluni a picco sul mare.

I piloti si stremavano in frenetici cambi di marcia, usurando freni e gomme, impegnando a fondo le monoposto da corsa, specie le pià pesanti e poderose, che nei lunghi rettilinei ai lati di Antignano lanciavano a velocità impressionanti tra i pali e la rete aerea dei filobus.

Il "Circuito di Montenero" duro banco di prova per uomini e macchine, ricordava la conformazione del Nurburing in Germania, ma aveva il fascino di essere incorniciato dal Mar Tirreno visibile da ogni parte del tracciato di gara, che saliva fino a 300 mt. di altezza al Valico del Castellaccio, che separa il versante nord con la splendida veduta panoramica di Livorno fino a Pisa, dal versante sud donde l'orizzonte si allunga all'Isola d'Elba ed oltremare ad intravedere la Corsica.

Apprezzato dagli squadroni tedeschi delle Mercedes 16 cilindri e delle strapotenti Auto Union a motore posteriore, era teatro di epici duelli con i ruggenti e agili bolidi rossi delle Alfa Romeo e delle Maserati, nei tempi in cui la Ferrari era ancora nei sogni dell'ingegner Enzo.

Erano sfide leggendarie di corridori del passato, tra i famosi rivali ed amici italiani Nuvolari e Varzi e gli assi germanici Caracciola e Rosemeyer, che a bordo di argentei e sibilanti "mostri" da 6 litri, con oltre 500 hp. raggiungevano velocità intorno ai 300 Kmh.

Titolato "Coppa Ciano" per il livornese medaglia d'oro con D'Annunzio, attirava migliaia di presenze, sportivi assiepati lungo il percorso, equipe di varie nazioni, staff di tecnici e meccanici, cronisti, ed i più amati piloti dell'epoca che simpatizzavano con il pubblico come il grande Tazio Nuvolari, amante di Livorno e vincitore di 5 coppe, ricordato dagli appassionati in un tornante del Castellaccio detto "curva Nuvolari", primo pilota ad intraversare il bolide prima delle curve derappando su 4 ruote!

Livorno e il suo circuito erano di questi "eroi", che affascinavano le folle e la "Montenero" era il grande evento, tecnico e sportivo eccezionale, irripetibile ai nostri tempi, su una fantastica pista ricavata tra mare e monti e che replicata nel tempo fu per due edizioni nel 1932 e nel 1934 il "Gran Premio d'Italia".

giovedì 10 dicembre 2009

L'Annunciazione di Avane di Paolo Uccello in un volume di Giovanni Malanima


L'ultima produzione saggistica di Giovanni Malanima, edita da Pagnini, ha per titolo "L'Annunciazione di Avane". L'opera artistica è una piccola predella, oggi custodita in una saletta nascosta del Museo di San Marco a Firenze e faceva parte di un'Annunciazione dipinta nel 1452 e trafugata alla fine del XIX secolo. Il dipinto, unanimemente attribuito dalla critica a Paolo Uccello dopo gli studi di Roberto Longhi (1940), proviene da Cavriglia, in Valdarno, luogo stravolto nel Novecento per sfruttare le miniere di lignite. Anche la chiesa/oratorio di Santa Maria in Avane è stata demolita alla fine del Novecento per fare spazio alle cave a cielo aperto. Il saggio di Giovanni Malanima ripercorre cronologicamente, grazie ai documenti rimasti, le vicende dell'opera, indagando anche sulla sua misteriosa committenza e sul contesto territoriale e religioso in cui è stata conservata. La predella reca il nome di Giovanni di Antonio Del Golea, committente di cui non si ha altra notizia e, sui bordi laterali, vi sono due stemmi gentilizi. Il saggio contiene anche una breve traduzione in inglese ed una ricca documentazione iconografica.

Nicoletta Curradi

martedì 1 dicembre 2009

La nuova guida su Sorano a cura di Renzo Vatti



Presentata a Firenze alla Sala Ferri del Gabinetto Vieusseux il 30 novembre, ecco la nuova guida del giornalista Renzo Vatti dedicata a Sorano. E'un viaggio pieno di cuoriosità nella Maremma piu' antica e suggestiva intitolato 'Alla scoperta della terra del Tufo: Sorano, Sovana e dintorni' (Mosaico Edizioni Firenze, 80 pagine, 10 euro). Si tratta del cuore della vecchia Maremma (le terme, la natura, la storia, la cultura, le tombe etrusche, le tradizioni) e l'autore aiuta a capire e a amare queste localita', meno note ma non per questo meno belle e meno interessanti, ripercorrendo il lungo cammino
storico, caratterizzato da momenti di fulgore e da altri di decadenza ma sempre affrontati con intensita' e passione. Per le sue caratteristiche il libro sara' diffuso in tutte le scuole della zona.
In 160 chilometri quadrati, sottolinea Vatti, c'e' una straordinaria concentrazione, per qualita' e quantita', di beni artistici e storici, inseriti in un ambiente di rara e incontaminata bellezza. Varie epoche - diversissime fra loro - etrusca, romana, medievale, si sono impastate con il tufo creando un'amalgama eccezionale e lasciando tracce profonde e indelebili della loro presenza in una stratificazione quanto mai suggestiva.
Alla presentazione del volume sono intervenuti il Sindaco di Sorano, il giornalista Pierandrea Vanni e Maria Luisa Stringa Presidente dell'Unesco, ente da sempre molto interessato al territorio di Sorano e Sovana. Importante sottolineare l'impegno di Enel nell'illuminare parti del territorio, per esempio la Tomba Ildebranda.

Fabrizio Del Bimbo

giovedì 19 novembre 2009

Ferdinando: il figlio dell’ultimo Granduca di Toscana che non imparò mai il tedesco…


Non salì mai sul trono di Toscana e fu costretto insieme al padre e agli altri familiari a fuggire da Firenze e dall’amata Toscana il 27 aprirle 1859.

Lo fece con grandissima tristezza perché amava la nostra terra e perchè aveva da poco seppellito la giovane moglie – morta di tifo durante un soggiorno a Napoli – nella Cappella Lorena in San Lorenzo.

Era un grande ed insospettabile appassionato di fotografia, la nuova arte imparata a Pisa andando a lezione da Van Lint con il quale aveva partecipato ad una grande campagna fotografica in occasione dell’inaugurazione delle linee ferroviarie granducali; uno dei più preziosi gioielli che i principi austriaci ci hanno lasciato in eredità.

Come suo padre, il famoso “Canapone” che altri non era che il Granduca Leopoldo II di Lorena soffrì moltissimo la lontananza di Firenze dove era nato e cresciuto tant’è che nella sua pur sontuosa dimora di Salisburgo aveva praticamente ricreato una copia di Palazzo Pitti, ma soprattutto non riuscì mai ad imparare la lingua tedesca e si esprimeva solo in fiorentino…