venerdì 30 luglio 2010

Ritrovo di streghe a Stia


Nel 1965 nel bosco situato nei pressi del Castello di Stia appartenuto ai Conti Guidi, alcuni turisti che qui si erano fermati per trascorrere una felice ed insolita notte all'aperto, furono protagonisti di un evento quantomeno incredibile!

Improvvisamente, dinnanzi a loro, si materializzò dal nulla un fuoco ed apparvero con esso delle ombre di uomini e donne che presero a danzare attorno al fuoco.

Quando furono finite le danze, dal nulla comparvero delle tavole imbandite e i fantasmi si accomodarono per consumare il pasto. Poi, al risuonare di alcuni fischi, gli spettri, così come dal nulla erano comparsi, scomparvero…

Si dice che quei turisti abbiano assistito “semplicemente” ad un ritrovo di streghe che ancora oggi vagano allegramente per quei boschi a causa dei peccati da loro compiuti con pratiche di magia nera.

Il castello di Porciano che, al tempo in cui si verificò quest'episodio era in stato di rovina, é invece oggi splendidamente restaurato e di proprietà privata.

giovedì 29 aprile 2010

Il merlo guarito dalla Contessa


Nel 1112, la contessa Matilde di Canossa soggiornò a Casciana, nel pisano, in compagnia di un merlo malato, che però, nonostante il suo stato, ogni giorno si allontanava dalla dimora.

Ad ogni ritorno però, la Contessa in ansia per il piumato notava un miglioramento sempre crescente della sua salute.

Incuriosita da questi strani avvenimenti decise di farlo seguire nelle sue uscite e così scoprì il suo segreto....

Il merlo era solito tuffarsi in uno stagno di acqua calda nascosto tra le canne.

Da questo ne dedusse che, le calde acque di quello stagno avevano portato alla guarigione il suo merlo. Erano acqua prodigiose e miracolose per la salute!

E' fu così che, intorno a quel cannetto sorse, nel 1311, quello che oggi è il famoso stabilimento termale di Casciana Terme.

venerdì 19 marzo 2010

Il cassero di Montevarchi (AR)


Immaginate un castello in pietra grigia, al centro di una grande e scenografica piazza, al limitare della "Mandorla" che rende unico, per originalità di impianto urbanistico, il borgo di Montevarchi nell'aretino, alla porta del Chianti.

A popolare il castello, centinaia di sculture, creature nate tra Ottocento e Novecento, bronzi, legni, gessi, terrecotte, ceramiche, marmi, collocate su mensole rosso mattone su sfondo azzurro, a suggerire scenografie modernissime che si coniugano perfettamente con le pietre delle strutture antiche. Oppure istallate nello statuario al pianoterra, a guardare, ed essere ammirate, di là dalle ampie superfici di vetro che aprono il Cassero verso la grande piazza.

Criteri museografici e museologici all'avanguardia e gusto per la scenografia sono sottesi alla collocazione di questo patrimonio d'arte, facendolo per la prima volta emergere dai depositi, ma soprattutto dalle case-studio appartenute agli artisti. A sovrintendere alla nascita del nuovo Museo-Centro di documentazione è il professor Alfonso Panzetta, che, su mandato del Comune di Montevarchi, lo dirige.

Il tutto è solo la punta di un iceberg.

Il Cassero per la Scultura è infatti non tanto e non solo un nuovo spazio museale che non ha paragoni in Italia, ma un progetto originale, unico nel suo genere. Un luogo per imparare a guardare la scultura e un centro dove scoprire, conoscere, documentare e comunicare la scultura italiana degli ultimi due secoli.

Come finalità primarie il Cassero per la Scultura si pone infatti la ricerca e la documentazione della plastica italiana otto e novecentesca.
E ciò allestendo esposizioni d'ampio respiro, stabilendo rapporti con le Università italiane, oltre che naturalmente, toscane, ponendosi come punto di riferimento per le numerose Gipsoteche e Musei d'Artista presenti nella Regione ed in Italia, e avviando con esse progetti comuni per la divulgazione e la conoscenza di collezioni poco note e visitate. Ma alle finalità primarie, il Cassero affiancherà anche una singolare e innovativa attività didattica destinata ai visitatori più giovani.

Al momento la collezione permanente, interamente restaurata, consta di oltre mezzo migliaio di opere tra bronzi, marmi, gessi, terrecotte e disegni, di artisti toscani e italiani, giunte a Montevarchi grazie a donazioni di privati, e sono queste le opere con cui apre il Cassero per la Scultura.

In sale dedicate, il visitatore potrà così ammirare le creazioni di maggior rilievo di artisti come Michelangelo Monti, Timo Bortolotti, Arturo Stagliano, Alberto Giacomasso, Mentore Maltoni, Valmore Gemignani, Firenze Poggi e Donatella (Dodi) Bortolotti. Oggi tutte patrimonio dell'istituzione aretina. E con esse le sculture dei montevarchini Pietro Guerri, Elio Galassi e Ernesto Galeffi, già di proprietà comunale.

Non mancano i capolavori come L'inizio alla vita e Gioventù di Michelangelo Monti, il primo - eccellente esempio di quella scultura d'impegno sociale - venne esposto alla Quadriennale di Torino del 1902 davanti al notissimo Quarto Stato di Pellizza da Volpedo oggi alla GAM di Milano, il secondo invece, più novecentista, apprezzato da Margherita Sarfatti alla I Biennale romana del 1921. Il Pescatorello e La preda di Timo Bortolotti, rispettivamente esposti il primo alla II Quadriennale romana del 1934 e alla storica Esposizione d'Arte Italiana al Jeu de Paume di Parigi nel 1935, dove ottenne l'apprezzamento di Maillol, e il secondo alla IV Quadriennale romana del 1942. Ma anche lo straordinario ritratto del 1932 di Gastone Brilli Peri, storico antagonista di Nuvolari, con cuffia e occhialoni da pilota, opera matura di Pietro Guerri, e il fascinoso e tremendo Roi René del 1964 di Ernesto Galeffi, unicum assoluto nel panorama della scultura occidentale del secondo Novecento.

Ma il Cassero per la Scultura, oltre che un suggestivo e godibilissimo (oltre che innovativo) scrigno di opere esposte è anche un fondamentale centro di documentazione. In locali accessibili agli esperti accoglie infatti un considerevole numero di documenti originali, fotografie d'epoca e rassegne stampa, cataloghi d'arte. Un cuore archivistico che si sta allargando grazie a continue donazioni e acquisizioni e che già oggi è tra i più importanti del Paese.

Per Informazioni:
Cassero di Montevarchi , via Trieste 1
Ufficio cultura del Comune tel. 055/9108230; 055/910831

Apertura al pubblico: da giovedì a domenica con orario 10-13 e 15-18.
Segreteria del Museo: da lunedì a venerdì 9-13; giovedì e venerdì anche 15- 18

Biglietto intero: ? 3,00. Ingresso gratuito per gli over 65 anni. Sotto 18 anni ? 1,00

Fabrizio Del Bimbo

martedì 9 marzo 2010

In viaggio nella "valle del bello e del buono": Garfagnana per tutti i gusti




Bando alle solite banali vacanze al mare o in montagna: visitiamo la media valle del fiume Serchio, area collinare della provincia di Lucca, che offre un’ampia gamma di opportunità per il turista più esigente.
Tra i principali centri da visitare in Garfagnana ecco Barga, terra d'adozione del poeta Giovanni Pascoli, i cui versi furono ispirati dalla natura incontaminata, dalla vita semplice, dai vecchi proverbi e dalle vecchie usanze. Degno di nota è il Duomo di Barga risalente all’anno 1000. Ancora oggi visitando la “Valle del Bello e del Buono” come fu definita proprio dal poeta romagnolo, oltre al Museo Casa Pascoli, dimora rimasta come l’ ha lasciata la sorella Maria, scomparsa nel 1953, si possono ammirare antichi borghi, fortificazioni, chiese, ponti medievali che profumano di poesia e rivivere il passato ricco di storia, di arte, di cultura, di tradizioni e di prodotti enogastronomici unici e tipici.
Tra le località di maggior interesse storico-scientifico sono la nota stazione termale di Bagni di Lucca, i cui stabilimenti, celebrati fin dal Medioevo per le proprietà terapeutiche delle loro acque, furono frequentati da illustri personaggi storici.
Visitando il Comune di Borgo a Mozzano, a poco più di 20 chilometri da Lucca, ci si imbatte nello scenografico Ponte della Maddalena detto Ponte del Diavolo ed assistere all’evento “Mostra Mercato” dedicato allo spettacolare fiore dell’azalea, che trasforma la località in un grande giardino: strade, chiostri e piazzette si riempiono di fiori, piante, prodotti agricoli ed articoli per il giardinaggio, attrezzature e macchine agricole.
A Coreglia Antelminelli si trova il Museo della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione, unico nel suo genere e tappa obbligatoria per chiunque sia interessato alla conoscenza della storia e dello sviluppo della figurina di gesso.
Base di partenza ideale per la scoperta del territorio garfagnino è Il Ciocco Hotels & Resort, confinante con Casa Pascoli, e luogo perfetto per un soggiorno dalle mille sfaccettature: comfort, classe, riservatezza, divertimento, natura in un enorme parco naturale. A disposizione un hotel 4 stelle (il Music hotel), 3 hotel 3 stelle (i College Hotels), ristoranti, impianti sportivi (tennis, maneggio coperto, percorsi trekking, campi sportivi), sale per meeting, piscina coperta ed esterna, beauty spa. Per divertirsi è disponibile anche la Scuola di Pilotaggio Mitsubishi, che organizza tours in 4X4 da 1 o 2 ore e da ½ ed intera giornata per visitare le Cave, l’Alpe di San Pellegrino, i crinali dell’Appennino Tosco-Emiliano, la Grotta del Vento ed altri luoghi ed anche la tenuta del Ciocco, che si estende per 2000 ettari.
Per saperne di più non si dimentichi di procurarsi la nuova guida del Gambero Rosso dedicata proprio alla Garfagnana e curata da Irene Arquint. E' in vendita nelle migliori librerie.
Per ogni ulteriore informazione si consulti il sito dell'APT di Lucca all'indirizzo web www.luccatourist.it

Fabrizio Del Bimbo

lunedì 22 febbraio 2010

Emilio Farina, ponteggio d'artista al Duomo di Siena


Dopo il Ponteggio d’Artista realizzato durante i lavori di restauro sul prospetto della Libreria Piccolomini nel 2009, Emilio Farina – artista vicentino che vive e lavora a Roma - torna all’interno del Duomo di Siena con un progetto site-specific sul fronte della berniniana Cappella del Voto. Il Ponteggio d'Artista MISE EN SCENE sarà visibile al pubblico dal 12 marzo al 31 luglio.

Grazie al sostegno dell’Opera del Duomo, con il contributo dell’Impresa PT Color, responsabile dei lavori di restauro, l'artista ha dimostrato ancora una volta che è possibile eseguire impegnativi interventi su monumenti, senza che l’inevitabile ingombro del cantiere costituisca una diminuzione dei valori del contesto. Al contrario, ha trasformato la temporanea situazione di disagio in un’occasione di arricchimento formale e di momentanea sperimentazione.

Per questo progetto Emilio Farina ha realizzato, sulle strutture esterne del cantiere, un’opera d’arte contemporanea che interagisce con l'antico che ha, per il limitato tempo dei lavori, il raro privilegio di confrontarsi con i massimi capolavori conservati all’interno della chiesa. Per il suo dipinto - che avvolge il basamento del ponteggio per oltre 30 metri di base per 2,50 di altezza - ha tratto ispirazione dalla ricchissima pavimentazione intarsiata che è uno degli elementi che s’imprimono con maggiore e duratura forza nel ricordo dei molti visitatori del Duomo. Le figure disegnate dal Pintoricchio nel suo Colle della Virtù s’insinuano sotto la recinzione del cantiere e ricompaiono, prospetticamente scorciate, come moderne anamorfosi, quasi a proclamare ufficialmente aperto il confronto tra l’Antico e il Contemporaneo ricercato dall’Artista. Si snoda così un variopinto filo di Arianna che, partendo dalle rappresentazioni quattrocentesche del pavimento, arriva a ricongiungersi con la memoria delle statue barocche conservate all’interno della Cappella, qui riproposte per allusive citazioni. Sulla facciata, intesa non come barriera di chiusura ma come proiezione di ciò che accade all’interno della Cappella nel corso del restauro, disegna una nuova mappa del percorso artistico, resa comprensibile per accordi e dissonanze spaziali, preludio ad altre invenzioni, con labirinti policromi e volute cancellazioni, colature e innesti materici, che prefigurano un nuovo ordine formale. Predomina, come del resto nella bicromia bianco-nero delle pietre del paramento interno, un deciso andamento orizzontale che si oppone allo slancio verticale degli alti pilastri e del grande ponteggio soprastante, che si arrampica, ammantato in un candido velario, fino alle volte a crociera.




All’interno di questa programmata macchina scenica si svolge, ritualizzato e a tratti visibile, il muto balletto dei restauratori, allo stesso tempo protagonisti e comparse di un serrato discorso operativo, teso a recuperare l’immagine pura dell’arte e a proporre nuovi impensati equilibri. In trasparenza, dentro una velatura di oltre 16 metri, l’Artista accompagna il loro lavoro con bianche sagome sospese, baluginanti di oro, a richiamare concettualmente i molti ex-voto che nei secoli si sono stratificati, fratelli minori, accanto al messaggio di fede testimoniato dalla fastosa Cappella secentesca.




Emilio Farina non è nuovo a interventi e installazioni in monumenti storici, sempre in collaborazione con gli Enti o con le Soprintendenze del luogo, tesi ad una reinterpretazione o anche integrazione del monumento storico e delle opere in esso contenute, che modifica e talora quasi cancella l'originale suggestione visiva, fino a sovrapporsi ad essa in un approccio del tutto personale. Solo per ricordarne alcuni, richiamiamo lo ‘storico’ allestimento nel Pantheon del 1992, il monumentale Crocefisso nel Duomo di Prato del 2000, l'installazione Un'assenza rituale a Palazzo Altemps a Roma - in occasione del temporaneo allontanamento dal Museo del Trono Ludovisi (2007) – e altre opere a Villa d'Este a Tivoli, nella Libreria di Palazzo Altieri (2006 e 2008), a San Michele a Ripa (2007), a Palazzo Spada (2008), fino alla collocazione permanente dello spettacolare “Cristo della Valle” nella Chiesa di S. Michele a Sasseta di Vernio, inaugurata nel 2008.
Duomo di Siena
dal 12 al 31 luglio 2010
Emilio Farina
MISE EN SCENE - Ponteggio d’artista
installazione
Materiali: terre coronate, carta, polistirolo
Misure: base 30 x 18 metri di altezza
orari: 10.30-19.30, festivi 13.30-17.30
Info: www.emiliofarina.it

Nicoletta Curradi

venerdì 12 febbraio 2010

Il bello e il buono della valle del Serchio, una nuova guida del Gambero Rosso


Presentata in anteprima l'11 febbraio al Consiglio Regionale ecco la nuova guida del Gambero Rosso dedicata alla Valle del Serchio, dal titolo "Nella Valle del bello e del buono", edita in collaborazione con la Comunità montana Media Valle del Serchio, Apt Lucca, Garfagnana Ambiente e Sviluppo e con il patrocinio della Provincia e della Camera di commercio.
L'evento si è tenuto con la partecipazione del direttore commerciale del Gambero Rosso Franco Dammico, Icilio Disperati direttore dell'Apt Lucca, l'autore Irene Arquint e l'assessore al turismo e all'agricoltura della Comunità Montana Rolando Bellandi.
Un'analoga presentazione avverrà il 19 febbraio presso lo stand della Regione Toscana alla Bit di Milano.
Riferisce l'autrice, Irene Arquint: «Questa guida ti fa entrare nei luoghi cari a Puccini e all'Ariosto, ma non dimentica di raccontare i drammi dell'emigrazione verso i paesi anglosassoni e i giorni tragici quando su questa terra passava la Linea Gotica.
«Luoghi ancora intatti, tanto che Spike Lee li ha scelti per il suo kolossal militare "Miracolo a Sant'Anna". È una guida targata Gambero Rosso e quindi vi trovate tutto il buono di una valle celebre per il farro Igp della Garfagnana, per la farina di castagne Dop, per il prosciutto Bazzone (presidio Slow Food) e per altri cento prodotti, compreso olio extravergine e vino. Segnalando hotel di lusso e centri benessere ma anche rifugi e vecchie caserme del Seicento diventate albergo.
«È una Toscana sicuramente diversa quella percorsa dal fiume Serchio, più aspra e montuosa, dai tanti risvolti sconosciuti (e raccontati nel libro).
«Ci vanno in vacanza i Kennedy e ha visto fiorire la prima tv italiana tutta musica (Videomusic per la storia). C'è nata un'icona (in tutti i sensi: è ricordato per l'Urlo, Tardelli come Munch) del calcio azzurro e ci producono i metalli per coniare l'euro. Ma è una guida anche e soprattutto per golosi.
«Per scoprire la prima birra italiana prodotta con il farro (un'autentica bontà), un ottimo formaggio di alta montagna, un sanguinaccio come il biroldo (altro presidio Slow Food), il mais ottofile (antica varietà di incredibile sapore), la farina di castagne, il miele, le marmellate, le trote.
«Il "romanzo" di questa valle parte descrivendo l'inarrivabile Lucca - la città dell'"arborato cerchio", cara a Visconti e Monicelli, a Puccini e Boccherini - per poi risalire verso i luoghi cari al Pascoli».

Fabrizio Del Bimbo

giovedì 17 dicembre 2009

Quando a Livorno sfrecciava il... nonno di Schumacher


La "Coppa Montenero" storica corsa automobilistica in circuito, si disputava a Livorno fino agli anni'20 del novecento a metà estate, e divenne famosa negli anni'30 tra i Prix Internazionali rappresentando per due volte ufficialmente il "Gran Premio d'Italia".

Il circuito con partenza dalla rotonda di Ardenza traversava il centro e saliva per il colle di Montenero scalando il Castellaccio, e tra la macchia scendeva sul Romito immettendosi nell'Aurelia a Castel Sonnino e lungocosta in saliscendi passava da Calafuria e Castel Boccale, poi percorreva il rettifilo a sud di Antignano e quello dell'omonimo viale sul lungomare in zona balneare, quindi tornava alla rotonda di Ardenza dove era situato l'arrivo dopo aver compiuto un multiforme itinerario per una lunghezza totale di circa 20 Km.

Il tortuoso percorso ripetuto per vari giri era estenuante
; tormentato da oltre 100 curve, in salita misto veloci e lente a tornanti, ed in discesa velocissime, in rapida sequenza, a slaloom, a raggio variabile e prive di protezioni da alberi e precipizi, taluni a picco sul mare.

I piloti si stremavano in frenetici cambi di marcia, usurando freni e gomme, impegnando a fondo le monoposto da corsa, specie le pià pesanti e poderose, che nei lunghi rettilinei ai lati di Antignano lanciavano a velocità impressionanti tra i pali e la rete aerea dei filobus.

Il "Circuito di Montenero" duro banco di prova per uomini e macchine, ricordava la conformazione del Nurburing in Germania, ma aveva il fascino di essere incorniciato dal Mar Tirreno visibile da ogni parte del tracciato di gara, che saliva fino a 300 mt. di altezza al Valico del Castellaccio, che separa il versante nord con la splendida veduta panoramica di Livorno fino a Pisa, dal versante sud donde l'orizzonte si allunga all'Isola d'Elba ed oltremare ad intravedere la Corsica.

Apprezzato dagli squadroni tedeschi delle Mercedes 16 cilindri e delle strapotenti Auto Union a motore posteriore, era teatro di epici duelli con i ruggenti e agili bolidi rossi delle Alfa Romeo e delle Maserati, nei tempi in cui la Ferrari era ancora nei sogni dell'ingegner Enzo.

Erano sfide leggendarie di corridori del passato, tra i famosi rivali ed amici italiani Nuvolari e Varzi e gli assi germanici Caracciola e Rosemeyer, che a bordo di argentei e sibilanti "mostri" da 6 litri, con oltre 500 hp. raggiungevano velocità intorno ai 300 Kmh.

Titolato "Coppa Ciano" per il livornese medaglia d'oro con D'Annunzio, attirava migliaia di presenze, sportivi assiepati lungo il percorso, equipe di varie nazioni, staff di tecnici e meccanici, cronisti, ed i più amati piloti dell'epoca che simpatizzavano con il pubblico come il grande Tazio Nuvolari, amante di Livorno e vincitore di 5 coppe, ricordato dagli appassionati in un tornante del Castellaccio detto "curva Nuvolari", primo pilota ad intraversare il bolide prima delle curve derappando su 4 ruote!

Livorno e il suo circuito erano di questi "eroi", che affascinavano le folle e la "Montenero" era il grande evento, tecnico e sportivo eccezionale, irripetibile ai nostri tempi, su una fantastica pista ricavata tra mare e monti e che replicata nel tempo fu per due edizioni nel 1932 e nel 1934 il "Gran Premio d'Italia".