giovedì 23 marzo 2023

Le opere di Guy MASSAUX alla Galleria Il Ponte

 






GUY MASSAUX

opere 1987-1999 parte prima a cura di ANDREA ALIBRANDI

30 marzo – 12 maggio 2023


Il Ponte prosegue la stagione espositiva con la personale dedicata a Guy Massaux, artista belga di cui viene esposto un nucleo selezionato di opere dal 1987 al 1999. Nel 2024 la galleria Secci a Milano presenterà dell’artista una serie di lavori dal 2004 al 2013.

Il percorso della mostra si snoda attraverso disegni a carboncino di grande formato (1987), collage inchiostro di china e acrilico (1989), grandi carte su tela (1994), disegni su lucido (1995-1997), cassette-oggetti-quadri in alluminio e vernice colorata (1999).


Dopo le opere del 1987, come scrive Stephen Melville (1998), “sembra naturale collocare l’opera di Guy Massaux – nei materiali, nelle procedure, nella sistematicità e nell’aspetto generale – da qualche parte nell’orbita di un minimalismo che si muove verso il concettuale in modo simile a quello di Sol Lewitt, per esempio. Ma forse la parte più interessante di questo confronto è quella meno visibile, e risiede nel comune orientamento di entrambi gli artisti verso il disegno. In effetti, Massaux è stato per tutta la sua carriera estremamente coinvolto nel programma di disegno altamente teorico della Scuola di Belle Arti di Bruxelles (…) con preoccupazioni – che hanno animato questo programma – come dimostra l’opera stessa, fortemente formali, ma si collocano in un contesto significativamente diverso da quello associato al formalismo americano. In particolare, questa linea di lavoro – che, in una lettura ampia, comprende i primi lavori di Buren, Mosset, Parmentier e Toroni, quelli del gruppo effimero Supports-Surfaces, la pittura di François Rouan, Martin Barre e, più recentemente, Christian Bonnefoi – include la pittura (e, implicitamente, il disegno) come un’esplorazione sostenuta delle sue condizioni pienamente materiali. In quanto tale, non è particolarmente motivata da un orientamento verso il “puramente visivo” o “ottico”, ed è invece molto aperta all’idea che la scultura possa far parte delle capacità materiali della pittura, e che il riconoscimento di queste capacità non implichi necessariamente un allontanamento dalla pittura”.


Nicoletta Curradi 


mercoledì 1 marzo 2023

Dalla spada alla croce. Il Reliquiario di San Galgano restaurato" in mostra a Siena


È tornato finalmente a Siena il Reliquiario di San Galgano restaurato.

Un furto clamoroso, nel lontano 1989, dal Museo del Seminario Arcivescovile di Siena. Uno straordinario recupero, più di trent’anni dopo, grazie al Comando dei Carabinieri, Tutela Patrimonio Culturale. Ed infine il restauro, eseguito nei Laboratori dei Musei Vaticani. È questa l’occasione per inaugurare la mostra “Dalla Spada alla Croce. Il reliquiario di San Galgano restaurato”.



L’esposizione, prodotta grazie alla collaborazione tra l’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e l’Opera della Metropolitana, con il contributo di Opera Laboratori e Sillabe, si terrà nella Cripta del Duomo dal 2 marzo al 5 novembre 2023.


Al centro di questa vicenda, una croce liturgica, due pissidi, cinque calici e soprattutto un capolavoro della produzione orafa senese del XIV secolo, il Reliquiario di San Galgano, oggetto mirabile e di intensa devozione popolare. Su di esso, decorate finemente in preziosi smalti traslucidi, sono raffigurate le scene della vita del Santo e della sua spada.


Secondo la tradizione, Galgano sarebbe nato nel borgo senese di Chiusdino. Cavaliere appartenente alla piccola nobiltà locale, si convertì alla vita ascetica ed eremitica dopo le visioni dell’Arcangelo Michele, come rappresentato nelle sei scene del Reliquiario. Condusse la sua vita monastica nell’Eremo di Montesiepi, da lui edificato su una collina vicina al luogo dove sarebbe sorta l’Abbazia. Morì, secondo le fonti, il 30 novembre 1181. Appena quattro anni dopo, a seguito dei doverosi accertamenti canonici, papa Lucio III lo proclamò Santo nel 1185.


A Galgano è attribuito nella sua rappresentazione iconografica, il celebre segno della spada conficcata nella roccia che diventa una croce davanti alla quale inginocchiarsi e pregare. La sua fama, tuttavia, si afferma sullo sfondo della diatriba fra Papato e Impero sulle “investiture” e nel contesto dell’espansione dell’Ordine Cistercense grazie all’opera di San Bernardo di Chiaravalle.


Lo stato di conservazione delle preziose oreficerie al momento del recupero purtroppo era critico.


L’accurato intervento di restauro, grazie alla proficua collaborazione instauratasi con i Musei Vaticani nella persona della Direttrice, la dr.ssa Barbara Jatta, è stato condotto dal Laboratorio di Restauro Metalli e Ceramiche dei Musei Vaticani ed ha comportato una campagna di indagini scientifiche che hanno supportato le scelte metodologiche dell’intervento: protagonista del lavoro conservativo il Reliquario di San Galgano, integralmente smontato alla presenza del referente dell’Arcidiocesi di Siena, don Enrico Grassini, che ha seguito sin dall’inizio l’intera vicenda, con la contestuale messa in sicurezza delle settantaquattro reliquie presenti. 


Numerosi i danni subiti in seguito al furto. Fra questi i più evidenti erano la frattura del fusto dal piede, le deformazioni delle guglie e la perdita del primo rocchetto esagonale in smalto di giunzione con il piede, ricostruito attraverso una scansione da un’immagine di archivio. Altri piccoli elementi mancanti sono stati realizzati in resina con stampante 3D. Le facce del recto e del verso, decorate con smalti, sono state pulite e consolidate ed infine trattate con il plasma. La croce apicale, anch’essa perduta, è stata riprodotta dal maestro orafo Giovanni Raspini su modello di opere coeve.


L’allestimento, già ideato per la mostra tenutasi dal 7 dicembre 2022 al 18 febbraio 2023 nella Sala XVII della Pinacoteca dei Musei Vaticani, è stato progettato e realizzato da Opera Laboratori, e pensato fin da subito anche per l’esposizione nella Cripta del Duomo a Siena. Il catalogo è edito da Sillabe, Livorno. Con questa mostra viene così restituita alla Chiesa senese, alla Città e ai molti visitatori della Cattedrale, una significativa testimonianza dell’identità culturale, artistica e spirituale della città.


IL FURTO


 Nella notte tra il 10 e l'11 luglio 1989 si verificò un furto presso il Museo Diocesano dell'Arcidiocesi di Siena - Colle di Val d'Elsa - Montalcino, all'epoca allestito nei locali adiacenti al Pontificio Seminario Regionale "Pio XII", in località Montarioso, nel Comune di Monteriggioni. Furono prelevati con dolo oggetti preziosi di oreficeria medievale e barocca, fra i quali il celebre Reliquiario di San Galgano, proveniente dall'antica Abbazia e già conservato nella Parrocchia di Frosini nel Comune di Chiusdino. Oltre al valore storico e artistico degli oggetti sacri, fu una dolorosa ferita per la Chiesa senese, che veniva mutilata e deturpata nella sua memoria spirituale.


 

IL RITROVAMENTO


Il 22 gennaio 2020 il Comando dei Carabinieri, Tutela Patrimonio Culturale ha riconsegnato in custodia all'Arcidiocesi dieci degli undici pezzi trafugati dal Museo Diocesano, dopo averli rinvenuti sul mercato antiquario. L’unico pezzo non ritrovato è un seicentesco calice in argento proveniente dalla chiesa della Certosa di Maggiano in Siena.


Nicoletta Curradi


domenica 5 febbraio 2023

A Bottega, i profumi di Rossella Gatti rievocano la tradizione fiorentina

 


È un Decameron olfattivo, un volo sopra le emozioni di ricordi di una vita vissuta tra le vie di Firenze. Ecco A Bottega.che nasce passeggiando nelle piccole vie dove ancora vivono le Botteghe degli artigiani,"rubando" quegli odori di cuoio, di legno e mastice, di pane e dolci ancora caldi, di carta e pergamena, di fiori che non appassiscono, di polvere d'oro e d'argento, di bronzo e di ferro. La vita quotidiana di una città antica, gli odori che da secoli sono rimasti invariati.

Rossella Gatti li ha fatti suoi e in omaggio alle Botteghe Fiorentine li ha raccolti e racchiusi in preziose bottiglie. 

"A Bottega" è una serie di nove fragranze che permettono di odorare ancora questi frutti dell'artigianato fiorentino. 




Eccole:

Biblioforia

Legnoso cipriato con legni dolci e accordo talco

Ricorda il profumo della carta antica delle biblioteche storiche delle vecchie librerie che racchiudono il passato, la storia che non va mai dimenticata.


Carbon nero

Legnoso fumée con ebano, betulla e accordo fumée 

Ricorda il  lavoro dello spazzacamino, mestiere affascinante ormai perduto.


Conte pialla

Legnoso muschiato con limone, violetta, muschio, funghi, guarisco, patchouli, cioccolato e legno amari.

Rievoca gli odori delle botteghe dove si lavoravano cornici  e polittici dorati, trasformando tronchi d'albero.


Loprofumo

Florientale

È il signature scent che dà il nome ai negozi di Rossella Gatti. È il profumo dei profumi che racchiude tutte le fragranze che sentiamo quando entriamo in una buona profumeria, suscitando molteplici emozioni.


Semel

Cremoso gourmand con vaniglia Evoca il profumo del pane e dei dolci che emana dai forni e dalle panetterie e pasticcerie fiorentine.


Via de' Pepi

Speziato legnoso con vari tipi di pepe

Proprio in via dei Pepi nasceva la prima drogheria fiorentina. Le spezie erano molto preziose in tempi antichi e i mercanti dovevano affrontare lunghi viaggi per reperirle. Un profumo che sa di esotico e di misterioso.


Via della Rosa

Fiorito orientale fruttato.

Un'essenza dedicata ai giardini pubblici e privati di una Firenze verde e profumata che, tra eucalipti, glicini, agrumi e mura antiche, ha lanciato l'arte del paesaggio.


Mastice e cuoio

Cuoiato fiorito

Firenze è famosa nel mondo per l'arte di conciare e lavorare la pelle. Le sostanze per ammorbidire il cuoio, il mastice per incollarlo, il profumo della pelle generano una fragranza fresca e quasi ipnotica.


 Gomitolo dell'oro

Fiorito metallico

Da Benvenuto Cellini a Donatello l'arte di lavorare i metalli è ancora testimonianza della creatività fiorentina. Le botteghe orafe di Ponte Vecchio mantengono viva e forte questa tradizione.

Le fragranze di A Bottega sono disponibili nei negozi L'O Profumo agli indirizzi:

Via Pietrapiana 44r

Borgo Albizi 77r

Firenze

www.loprofumo.com


Nicoletta Curradi 


lunedì 23 gennaio 2023

I Macchiaioli a Palazzo Blu a Pisa

 

Giovanni Fattori. In vedetta (Il muro bianco)



La mostra “I Macchiaioli”, a Palazzo Blu di Pisa, aperta fino al 26 febbraio 2023, è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Blu e MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa, e curata da Francesca Dini, storica dell’arte ed esperta tra le più autorevoli di questo movimento. L'esposizione ripercorre l’entusiasmante evoluzione e insieme rivoluzione dei Macchiaioli, che hanno dato vita a una delle più originali avanguardie nell’Europa della seconda metà del XIX secolo.


Si tratta infatti di una retrospettiva di oltre 120 opere, per lo più capolavori provenienti da collezioni private, solitamente inaccessibili, e da importanti istituzioni museali come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”, di Milano, la Galleria d’Arte Moderna – Musei di Genova Nervi e la Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma. Il catalogo della mostra è edito da Skira Editore.


Questo importante movimento pittorico è diventato popolare, arrivando a un pubblico più vasto, oltre cinquant’anni fa grazie all’ormai storica mostra di Forte Belvedere a Firenze. Sull’arte dei macchiaioli molto si è detto e rappresentato, senza mai però riuscire a restituire appieno quella visibilità internazionale che le spetta. E questo soprattutto perché la competizione con l’Impressionismo francese, impostata come ineludibile dalla critica sin dai tempi di Roberto Longhi, ha fin qui impedito una lettura completa e autonoma della vicenda dei Macchiaioli.


Oggi più che mai, cadute le visioni nazionaliste a favore di uno sguardo europeista e internazionale, si è più propensi a stemperare la concezione franco-centrica della storia della pittura europea del XIX secolo e, senza sminuire la portata universale del messaggio impressionista, a evidenziare con maggiore oggettività i nessi vitali del dialogo culturale tra i popoli che hanno contribuito all’evoluzione della civiltà europea.

In questo contesto la vicenda dei Macchiaioli assume una rilevanza ancora più interessante, così come la Toscana, terra di elezione per loro esperienza artistica. Questi pittori appaiono dunque per ciò che sono effettivamente stati, ovvero la chiave di un dialogo aperto, propositivo, onesto e audace con le più importanti comunità artistiche dell’Europa del tempo.


Il termine “Macchiaioli” fu coniato nel 1862 da un recensore della Gazzetta del Popolo, che così definì quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine a un rinnovamento in chiave antiaccademica della pittura italiana in senso realista. L’accezione ovviamente era dispregiativa e giocava su un particolare doppio senso: darsi alla macchia infatti, significa agire furtivamente, illegalmente.


L’esposizione a Palazzo Blu, articolata in 11 sezioni, racconta dunque l’eccitante avventura di un gruppo di giovani pittori progressisti, toscani e non, che – desiderosi di prendere le distanze dall’istituzione accademica nella quale si sono formati, sotto l’influenza di importanti maestri del Romanticismo come Giuseppe Bezzuoli e Francesco Hayez – giungono in breve tempo a scrivere una delle più poetiche e audaci pagine della storia dell’arte non solo italiana.

Ed è proprio per via dei valori universali che la sottendono che l’arte dei Macchiaioli risulta così attuale, affascinando con la pienezza formale e poetica di straordinari capolavori – dalle Cucitrici di camicie rosse di Borrani a Il canto di uno stornello di Lega, alla Battaglia di Magenta di Fattori – indelebilmente impressi nella memoria collettiva. Lo sguardo intimo sulla realtà a loro contemporanea, la visione antieroica e profondamente umana che i Macchiaioli ebbero del Risorgimento hanno del resto incantato anche il mondo del Cinema, da Luchino Visconti a Martin Scorsese.

La mostra di Palazzo Blu raccoglie le opere “chiave” di questo percorso allo scopo di cadenzare i diversi momenti della ricerca dei macchiaioli, il loro confrontarsi con altri artisti e con le diverse scuole pittoriche europee; i loro smarrimenti, la capacità di mettersi collettivamente in discussione e di sterzare, se necessario, il timone per proseguire sulla strada del progresso e della modernità senza abbandonare mai la via maestra della luce. Il pubblico dei visitatori troverà a Palazzo Blu le risposte alle domande più ricorrenti: perché i Macchiaioli sono nati in Toscana? Possono essi ritenersi i pittori del Risorgimento? Perché sono considerati un’avanguardia europea.




I Macchiaioli

BLU | Palazzo d’arte e cultura

Lungarno Gambacorti 9

Tel. +39 050 916 950


Orari

 Lunedì - venerdì 10-19

Sabato, domenica e festivi 

 10-20


Sito web

https://www.macchiaiolipisa.it/



Fabrizio Del Bimbo 


mercoledì 18 gennaio 2023

Fuori dal mondo. Le opere di Christian Balzano a palazzo Medici Riccardi

 

Christian Balzano. 

Fuori dal Mondo

A cura di Marco Tonelli

Palazzo Medici Riccardi – Firenze

Dal 19 gennaio al 12 marzo 2023


 


 Si intitola Christian Balzano. Fuori dal mondo la mostra, promossa da Città Metropolitana di Firenze con il patrocinio di Regione Toscana, organizzata da MUS.E e Casa d'Arte San Lorenzo e curata da Marco Tonelli, che apre al pubblico il 19 gennaio 2023 a Palazzo Medici Riccardi (fino al 12 marzo).


 


“È su questa terra che gli uomini esercitano il potere e bramano ricchezze, gettando l’umanità nel caos e scatenando guerre fratricide”: così si legge nella mappa incisa intorno al 1580 dal cartografo Epichtonius Cosmopolites, raffigurante il cappuccio di un giullare con il mondo al posto del volto.


Proprio ispirato da questa eccentrica immagine che parla di vanitas e follia degli uomini, Christian Balzano ha ideato il progetto espositivo Fuori dal mondo che vuole sollevare interrogativi sulla condizione del pianeta e soprattutto porre una domanda fondamentale: “Può l'identità storica e culturale di un luogo, di una comunità, essere completamente sconvolta e cambiata dalla convivenza con altre persone, con identità diverse?”.


Intorno a questa domanda si articola una mostra suddivisa in sezioni tematiche, profondamente legate l’una all’altra: il pluralismo della religione, la natura contaminata e contaminante, i continenti, i paesi e le bandiere sono infatti i temi intorno a cui ruotano le opere esposte, tutte accomunate dall’uso del tessuto, materiale che simboleggia con i suoi intrecci la pelle stessa e la carne delle nazioni in tutta la loro complessità geopolitica.


“I movimenti storici, di idee, di popoli, nonostante le resistenze violente determinate dal volere possedere la vita degli altri, determinano loro malgrado gorghi dai quali l'umanità esce, si riconosce come tale e va avanti, andando oltre quelli che il Vangelo chiama capi delle nazioni che esercitano su di esse il potere – dichiara Letizia Perini, consigliera della Città Metropolitana di Firenze delegata alla Cultura - Christian Balzano, utilizzando efficacemente strumenti diversi per l'espressione della sua arte e attingendo al patrimonio di grandi tradizioni religiose, sembra giocare su cosa voglia dire stare davvero dentro o fuori dal mondo. Si pone fuori chi vuole comandarlo e non servirne gli abitanti. Alla fine è fuori dal mondo chi si sente e crede padrone ma che, anche a prezzo di grandi sofferenze procurate agli altri, non vincerà".


"Ci sono qui i grandi temi del nostro vivere: il nostro essere-nel-mondo di heidegerriana memoria, il nostro abitare lo spazio e il tempo progettandoci continuamente e prendendoci cura di noi stessi, degli altri e del mondo – spiega Valentina Zucchi, curatrice del museo di Palazzo Medici Riccardi . Solo così, ponendoci come ideale tessuto connettivo di un pianeta che ci ostiniamo a governare piuttosto che ascoltare, potremo offrire il nostro contributo a una storia più grande di noi e dell'umanità tutta, nella quale esprimere con autenticità la nostra dimensione lasciando aperti i nostri interrogativi, accogliendo le alterità di individui, specie, ere e riconoscendoci come parte osmotica di un tutto che è insieme dentro di noi e fuori da noi. Le opere in mostra suggeriscono piste, sguardi, interpretazioni; l'artista abita poeticamente il mondo e ci suggerisce, con il fascino proprio del linguaggio artistico, nuovi modi per viverci".


 


“Casa d’Arte San Lorenzo è da moltissimi anni che lavora a stretto contatto con Christian Balzano, incentivando e sostenendo la sua arte – spiega Roberto Milani di Casa d’Arte San Lorenzo - Inaugurare una mostra personale nelle sale museali di Palazzo Medici Riccardi di Firenze è più che mai un onore e motivo di orgoglio e vanto per tutto il lavoro svolto fino a oggi”.




“Iconiche ma anche frastagliate, realizzate con processi chimici e naturali allo stesso tempo (tecniche documentate con un video in mostra), ma anche progettate secondo attente ricostruzioni cartografiche, le opere in mostra ribadiscono, secondo il pensiero di Christian Balzano, che seppure il presente che stiamo vivendo non dia alcuna rassicurazione né abbia decretato alcuna fine della storia, pur con tutte le sue incertezze e atrocità, è l’unica forza attiva a cui possiamo appigliarci per scongiurare il naufragio e non perdere la speranza nel futuro di un nuovo mondo, senza più confini e quindi tutto da scoprire. In ciò forse la pratica dell’arte e la figura stessa dell’artista, di ogni artista probabilmente (che potremmo definire metaforicamente un matto, un giullare, un trickster, un eccentrico cartografo delle rotte del presente o un sognatore di un nuovo mondo) si adattano perfettamente al timone di questa difficile e spesso vacua navigazione. Perché in fondo, come piace pensare a Balzano, “re e uomini fanno progetti dei quali Dio ride" afferma il curatore Marco Tonelli.


“Gli enormi contrasti ideologici ed i veloci cambiamenti in atto (geo-politici, religiosi, culturali e di conseguenza sociali) mettono in evidenza la necessità di riflessioni e cambiamenti. Oggi la natura ha evidenziato questa urgente necessità - dichiara Christian Balzano -. In questo progetto il protagonista sarà il tessuto che, come un individuo, un’identità ben specifica, assumerà nuove forme e nuovi significati attraverso lo scontro o incontro con nuovi elementi, sostanze che, come un virus, lo alterano, modificano e portano agli estremi. Lo spazio ed il tempo impiegati per ogni singolo lavoro, condizioneranno il risultato finale rendendolo diverso l'uno dall'altro. Ma la diversità, vista come ricchezza, può generare solo nuove forze di pensiero libero”.




Opere fortemente connesse tra loro, come i quattro grandi timbri in marmo con i simboli delle religioni più diffuse al mondo (ebraica, cristiana, musulmana, induista) a cui si aggiunge il timbro “personale” dell’artista (che ha come effigie un toro); stoffe su cui campeggiano carte geografiche di paesi in guerra - trasformate dall’acqua del mare - o bandiere di paesi i cui confini sono separati da muri o linee invalicabili: tutti elementi che vanno a costituire un atlante critico del globo, a cui Balzano si approccia come ad un unico grande e sfaccettato “tessuto” sociale e politico.


La multiformità delle tecniche utilizzate dall’artista testimonia la pluralità delle culture e delle identità, ma anche la necessità della loro coesistenza; e, a ricordarci che viviamo tutti sullo stesso pianeta, ci sarà un’installazione ambientale dal titolo Io siamo tessuto, costituita da una bambina in bronzo a grandezza naturale che tira - come un pescatore fa con la sua rete - una grande sfera che rappresenta il mondo, fatta di tessuti di diversa natura.


La mostra sviluppa temi ricorrenti nell’arte di Balzano, che indaga e reinterpreta le grandi questioni della globalizzazione, dell’integrazione sociale o dei cambiamenti climatici, e presenta per quest’occasione opere recenti e lavori inediti, elementi trascinati e trasformati dalla corrente tumultuosa della contemporaneità che approdano nei rassicuranti ambienti rinascimentali di Palazzo Medici Riccardi.

Il catalogo della mostra verrà pubblicato dalla casa editrice Skira nel corso dell’esposizione, con testi di Marco Tonelli, Sara Taglialagamba e Valentina Zucchi.


Fabrizio Del Bimbo 

domenica 11 dicembre 2022

Progetto 2024 per celebrare il centenario pucciniano





La Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini ha presentato nei giorni scorsi  il PROGETTO 2024. Riqualificazione, Conservazione e Valorizzazione dell’Eredità Puccini. In occasione del centenario dalla morte del compositore, che cadrà nel 2024, l’ambizioso programma auspica di restituire al vecchio splendore uno dei luoghi a lui più cari, il paese di Torre del Lago, con la sua Villa museo e gli edifici che la circondano. 



Nel 2024 l’Italia e il mondo intero saranno chiamati a celebrare un importante anniversario legato alla figura di Giacomo Puccini: i cento anni dalla morte del compositore, tra i più grandi di tutti i tempi, scomparso a Bruxelles il 29 novembre 1924. Torre del Lago Puccini, da lui molto amata, dove trascorse oltre vent’anni e compose molte delle sue opere, tutt’ora tra le più rappresentate al mondo, costituirà il cuore delle celebrazioni e per questa ricorrenza la Fondazione Simonetta Puccini per Giacomo Puccini, nata con lo scopo di salvaguardare, valorizzare e tramandare l’eredità del Maestro, ha scelto di commemorarlo ponendo l’attenzione proprio sulla casa dove abitò dal 1900 al 1921, concreta testimonianza della sua vita e della sua opera, nonché custode della sua memoria.



Istituita nel 2005 per volontà di Simonetta Puccini, unica nipote dell’operista, la Fondazione ha dimostrato fin da subito un costante impegno nella conservazione, valorizzazione e tutela del patrimonio culturale e artistico del Maestro. I lavori di restauro e riqualificazione previsti per il 2024, infatti, costituiscono solo l’apice di un più vasto programma di interventi che ha riguardato la villa a partire dal 2015, quando furono restaurati il tetto, la facciata e la camera da letto dei coniugi Puccini. I lavori, proseguiti fino al 2019, hanno poi riguardato altri vani del primo piano, tra cui lo studio del compositore, una camera per gli ospiti, una stanza lavabo, un salottino e la cosiddetta “stanza airone”. Un secondo ciclo di interventi si è sviluppato tra il 2019 e il 2022 e ha interessato il complesso recupero del pavimento musivo presente al piano terra, un delicatissimo intervento di restauro dei tessuti parietali della sala “Omnibus” e le persiane della villa.



Nel 2021, la Fondazione ha inoltre inaugurato nuovi spazi, sorti in seguito alla ristrutturazione di un immobile adiacente la Villa Museo, acquistato anni prima da Simonetta Puccini. Al piano terra sono stati realizzati gli uffici della Fondazione, una biblioteca che raccoglie il materiale bibliografico pucciniano, l’Archivio Puccini e l’Auditorium Simonetta Puccini. Al primo e secondo piano, invece, è stata realizzata una foresteria, dotata di ascensore panoramico.



L’obiettivo della Fondazione, con il PROGETTO 2024, è quello di completare finalmente il restauro e la riqualificazione della dimora e degli edifici che la circondano, perché siano pronti ad accogliere visitatori, studiosi, appassionati d’arte e di musica, produzioni televisive e cinematografiche e chiunque voglia rendere omaggio al compositore in occasione dell’anniversario. I lavori previsti interesseranno la sala del pianoforte, uno degli ambienti più suggestivi della villa, con il suo soffitto in cassettonato ligneo policromo e il caminetto, arricchito da ceramiche dipinte da Galileo Chini; lo splendido portale in legno intagliato e dorato che incornicia l’ingresso della cappella di famiglia; la scala in pietra serena che porta al primo piano, la cui copertura, una pastinatura colorata con cui si usava rivestire i gradini per conferire un aspetto più elegante, si è nel tempo gravemente deteriorata. Infine, le due verande, una delle quali veniva utilizzata dalla famiglia Puccini come sala da pranzo.



Altro luogo che necessiterà di grandissima attenzione è il giardino - ricavato a seguito di una grande opera di riempimento di una porzione di lago - in cui Giacomo Puccini amava passare il suo tempo e di cui curava personalmente l’architettura. Esso conserva ancora i lecci piantati al momento dell’impianto del parco, il cui aspetto, tuttavia, è stato nel tempo modificato, anche a causa dell’inserimento di alberi e arbusti non compatibili con l’ambiente. La volontà della Fondazione è quella di giungere ad un progetto di riordino e restauro che, attraverso indagini fitopatologiche e di stabilità, consenta di ricostruirne la struttura originale, anche grazie ai numerosi documenti fortunatamente conservati, come fotografie e fatture di acquisto di fiori e piante. Sarà inoltre riproposto, come documentato anche nelle immagini d’epoca, l’osservatorio in legno dal quale il Maestro era solito esplorare il lago di Massaciuccoli.



Anche il garage, che attualmente ospita lo shop del museo, ma che trasmette ancora il sapore della destinazione d’uso precedente, con vecchi copertoni allineati su mensole nelle parti alte delle pareti e il pavimento originale in mezzane e metallo, sarà restituito al percorso espositivo.



Il progetto prevede inoltre consistenti lavori di restauro, catalogazione e digitalizzazione dell’Archivio Puccini, vero forziere di memoria che contiene carteggi familiari e professionali, missive, fotografie, documenti amministrativi, musica manoscritta e a stampa, dichiarato fondo di interesse storico dal Ministero della Cultura. Il fondo più prezioso è identificabile nei 3.100 autografi - manoscritti inediti che testimoniano la genesi delle dodici opere pucciniane e di alcune delle composizioni minori - nonché frammenti musicali di varia natura e brani per organo e pianoforte. Anche se dal 2018, grazie al sostegno della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Toscana, le carte che compongono l’archivio sono state riordinate rispettando il criterio usato dal Maestro per la suddivisione dei suoi documenti, esse presentano in alcuni casi un pessimo stato di conservazione e andrebbero accuratamente restaurate e sottoposte a specifici trattamenti per la conservazione. Sono inoltre previste attività di riordinamento, inventariazione, catalogazione e digitalizzazione, per rendere fruibile il materiale contenuto nell’archivio agli studiosi e a chiunque desideri consultarlo.



I mobili e gli oggetti appartenuti alla famiglia ed esposti nel percorso museale saranno completamente schedati, catalogati e inseriti nella piattaforma ministeriale dell’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.



Nella dépendance della villa saranno realizzati nuovi locali di servizio per la Casa Museo, saranno rifatti l’impianto elettrico e idrosanitario, inoltre verranno realizzati interventi esterni per migliorare la stabilità delle facciate e del tetto.



Il progetto di restauro riguarda anche la dépendance del Villino di Viareggio, dove Puccini si trasferì nel 1921 perché l’incanto di Torre del Lago, ormai, era svanito a causa di una centrale elettrica impiantata sul lago.



Tra gli obiettivi, quello di dotare il museo, per la prima volta, di una vera e propria biglietteria, di un bar e di un nuovo bookshop, che sorgeranno in un locale esterno alla Villa, acquistato dalla Fondazione nel 2021. Interventi, questi, che permetteranno di valorizzare l’intero territorio, attraverso la realizzazione di una rete di servizi di accoglienza diffusi.



La storia



Quando Puccini giunse a Torre del Lago, nel giugno 1891, in compagnia della moglie Elvira e del figlio Antonio, rimase talmente affascinato dalla tranquillità e dalla bellezza del luogo che decise di eleggere il piccolo paese toscano a sua residenza e di farvi costruire, alcuni anni dopo, grazie ai successi di Manon Lescaut e La bohème, l’attuale villa, sorta su una precedente torre di guardia, che divenne fin da subito sua dimora prediletta. Nella nuova casa, il compositore trascorre gran parte del suo tempo e trova l’ispirazione per le sue immortali melodie: qui nascono Tosca, Madama Butterfly, La fanciulla del west, La rondine e il Trittico. «Torre del Lago, gaudio supremo, paradiso, eden, empireo, turris eburnea, vas spirituale, reggia… abitanti 120, 12 case. Paese tranquillo con macchie splendide fino al mare, popolate di daini, cignali, lepri, conigli […]. Tramonti lussuriosi e straordinari»: così scriveva l’operista nel 1900, parole rimaste a testimonianza del suo intenso e speciale legame con questo luogo. Nel 1925 l’amata casa di Torre del Lago fu trasformata in museo e dal 1926, per volere del figlio, custodisce nella cappella le spoglie mortali di Giacomo Puccini.


Nicoletta Curradi 

venerdì 2 dicembre 2022

A Massa la personale di Loriano Aiazzi




Il Museo Diocesano di Massa, da poco riaperto con un nuovo allestimento e con la mostra dedicata ai duecento anni della Diocesi, arricchisce nel mese di dicembre la sua offerta culturale ospitando Bagliori dell’Anima, la personale dello scultore Loriano Aiazzi curata da Niccolò Lucarelli con il patrocinio del Comune di Massa e la sponsorizzazione tecnica delle aziende toscane Signal srl, NWG Italia e Villa Rainone.

La mostra è pensata come un dialogo fra arte antica e contemporanea all’insegna della spiritualità, che si sviluppa all’interno delle eleganti sale del cinquecentesco Palazzo dei Cadetti, in un accostamento fra l’approccio al sacro dell’arte antica e l’indagine contemporanea di Aiazzi; una mostra per riflettere su come il bisogno del sacro abbia da sempre accompagnata l’esistenza umana. Lungo il percorso, la Madonna del Trittico di San Pietro in Bagnara, pregevole opera quattrocentesca di Bernardino del Castelletto, dialoga con la bronzea Maternità di Aiazzi, celebrazione della figura di Maria e, per estensione, di tutte le madri; proseguendo, il ligneo San Rocco dipinto, databile al primo Cinquecento, incontra l’aurea muscolarità del San Giorgio colto nell’atto di brandire la spada, mentre nella cappella la Deposizione, soggetto fra i più intensi della tradizione sacra che Aiazzi ha appositamente realizzato per l’appuntamento massese, trova una naturale collocazione sull’altare, idealmente il cuore spirituale del Museo.

Dieci le opere esposte, un numero volutamente piccolo, nel rispetto e nella valorizzazione della collezione del Museo e della sua atmosfera, sospesa fra passato e presente, fra antichi documenti e pregevoli capolavori.

Don Emanuele Borserini, direttore del Museo, così accoglie le opere di Aiazzi: “Nel solco del dialogo con l’arte contemporanea, che per noi è da tempo qualificante, siamo lieti di accogliere negli spazi del Museo Diocesano l’esposizione delle opere di Loriano Aiazzi. Invitando gli amici che già frequentano le nostre iniziative e tutti coloro che desiderano incontrare il bello attraverso espressioni artistiche diverse,  desideriamo offrire un’occasione di crescita e di riflessione su alcuni temi importanti, non ultimo lo stesso rapporto tra arte e fede oggi”.

Apice della mostra, il Cristo crocefisso, vicino al cuore di chi osserva per la sofferente, legnosa carnalità che esprime, per quel suo essere uomo fra gli uomini, fratello degli ultimi. Il solido ginepro dell’aspra Corsica diventa la pagina scolpita di un ideale Vangelo laico, con tutto il peso della storia millenaria dell’umanità; la sfera blu, simbolo di saggezza, riposa su quell’omero che sembra squarciato, così come la lunga spina argentata trafigge il corpo per buona parte della sua lunghezza. Terra e Cielo si fondono in quest’opera che unisce la spiritualità alla crudeltà, l’alfa e l’omega dell’essenza dell’individuo.

Nelle parole di Lucarelli, curatore della mostra, “si può apprezzare la ‘sublime povertà’ del tratto scultoreo di Aiazzi. A questa sobrietà formale se ne accosta una concettuale, rivolta direttamente alla “nudità” dell’individuo, agli aspetti spirituali del suo essere, quel suo ammirato guardarsi sospeso fra Cielo e Terra, in un continuo bisogno di conoscersi così come di relazionarsi con l’Essere Superiore”.

Bagliori dell’Anima è visitabile dal 3 dicembre 2022 al 15 gennaio 2023, dal mercoledì alla domenica, in orario 15-19. L’inaugurazione si terrà sabato 3 dicembre alle ore 17, alla presenza del Vescovo Mario Vaccari, dell’artista, del curatore, dell’assessore alla cultura Nadia Marnica e del Direttore del Museo Don Emanuele Borserini.


Museo Diocesano di Massa

Via Alberica 26

Telefono: +39 0585 49 92 41


Fabrizio Del Bimbo