giovedì 9 aprile 2026

Firenze, nuova sede per Opi Firenze–Pistoia

 




 


Inaugurati gli spazi di via Targioni Tozzetti 26


Il presidente Nucci: «Era necessario dotarsi di una struttura moderna, capace

di supportare formazione e innovazione, ottimizzando al tempo stesso i costi»


 


 Un passo avanti per la comunità infermieristica di Firenze e Pistoia, nel segno di una maggiore efficienza organizzativa e una migliore qualità dei servizi offerti agli iscritti. È stata inaugurata oggi, mercoledì 9 aprile, in via Targioni Tozzetti 26, a Firenze, la nuova sede dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche Interprovinciale Firenze-Pistoia. Presenti, oltre al  presidente di Opi Firenze-Pistoia, David Nucci; la presidente Fnopi (Federazione nazionale ordini professioni infermieristiche) Barbara Mangiacavalli; Nicola Draoli, consigliere del Comitato centrale Fnopi e vice presidente dell’Opi di Grosseto; il sottosegretario alla Presidenza della Regione Toscana, Bernard Dika.


Un passaggio importante per l’ente che rappresenta gli infermieri del territorio, che da potrà contare su spazi più moderni, funzionali e adeguati alle esigenze della professione. Un investimento complessivo che si attesta intorno ai 900mila euro, di cui 480mila per l’acquisto dell’immobile e la restante parte per lavori di ristrutturazione, arredi e dotazioni tecnologiche. L’operazione è stata possibile grazie alla vendita delle precedenti sedi di via Palestrina, per complessivi 300 metri quadrati, e all’accensione di un mutuo.


«La scelta di una nuova sede nasce dall’esigenza di riunire in un unico spazio le due sedi di Firenze – spiega il presidente di Opi Firenze-Pistoia, David Nucci – ormai obsolete sia dal punto di vista degli arredi sia dell’accessibilità e non più rispondenti alle normative vigenti. Per adeguarle sarebbero stati necessari interventi molto onerosi che non avrebbero comunque risolto completamente le criticità. Con l’evoluzione della professione infermieristica, la tecnologia è diventata centrale: era quindi necessario dotarsi di una struttura moderna, capace di supportare formazione e comunicazione, ottimizzando al tempo stesso i costi».


La nuova struttura si estende su una superficie complessiva di circa 400 metri quadrati, articolata su un piano terra destinato alle attività operative e un piano seminterrato adibito a magazzino. Particolare attenzione è stata dedicata alla formazione e all’innovazione tecnologica: l’aula didattica, con 38 posti, è dotata di sistemi avanzati per la videoconferenza con tre telecamere, oltre a un’infrastruttura audio-video completamente cablata. Anche le due sale riunioni sono attrezzate per i collegamenti da remoto, mentre gli uffici comprendono cinque postazioni operative e una reception. La sede è inoltre conforme alle normative in materia di accessibilità, con servizi dedicati anche alle persone con disabilità.

Fabrizio Del Bimbo 

Oltre 85.000 visitatori per la mostra BELLE ÉPOQUE a Palazzo Blu di Pisa

 




15 ottobre 2025 – 7 aprile 2026 Pisa, Palazzo Blu

La mostra “BELLE ÉPOQUE. Pittori italiani a Parigi nell’età dell’Impressionismo”, che si è chiusa a Palazzo Blu di Pisa il 7 aprile 2026, è stata visitata da oltre 85 mila visitatori, confermandosi come uno dei principali appuntamenti espositivi della stagione.

Un successo per la mostra — a cura della professoressa Francesca Dini — che ha celebrato la stagione d’oro dell’arte europea attraverso lo sguardo di una generazione di artisti italiani protagonisti della scena parigina, tra cui Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Federico Zandomeneghi e Vittorio Corcos, in dialogo costante con figure centrali della scena internazionale come Edgar Degas, Édouard Manet, Mary Cassatt, Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Alfred Sisley e John Singer Sargent.

Con circa 100 opere provenienti da prestigiosi musei italiani e internazionali — tra cui il Musée d’Orsay, il Louvre, il Philadelphia Museum of Art, il Meadows Museum of Art di Dallas, il Detroit Institute of Arts, il Museo d’arte moderna André Malraux di Le Havre, Palazzo Te di Mantova, le Gallerie degli Uffizi, il Museo di Capodimonte, la Pinacoteca Giuseppe De Nittis di Barletta e il Museo Giovanni Boldini di Ferrara — oltre che da importanti collezioni private francesi e italiane, l’esposizione ha raccontato la bellezza e l’eleganza della Belle Époque, offrendo al tempo stesso una rilettura critica del ruolo degli artisti italiani a Parigi e del loro contributo alla definizione della modernità europea, in un continuo scambio con le esperienze artistiche internazionali.

Durante i mesi di apertura, Palazzo Blu ha accompagnato la mostra con un articolato public program, rafforzando il dialogo con il territorio. Il calendario, composto da sei appuntamenti – dal primo incontro di giovedì 27 novembre 2025 all’ultimo di giovedì 19 marzo 2026 – ha accompagnato l’intero periodo espositivo, esplorando i molteplici aspetti di un’epoca complessa quanto affascinante — quella della Belle Époque — in cui la pittura italiana dialoga con la scena artistica e culturale di Parigi, capitale mondiale dell’arte, del gusto, della moda e della modernità. Gli incontri – ad ingresso libero - hanno registrato un costante tutto esaurito nell’auditorium di Palazzo Blu, confermando l’ampio interesse del pubblico

Accanto al ciclo di conferenze, la rassegna cinematografica “Il tempo delle meraviglie: La Belle Époque nel Cinema” presso il Cinema Arsenale, realizzata in collaborazione con Palazzo Blu e MondoMostre, ha proposto quattro film ambientati tra fine ‘800 e inizio ‘900, offrendo prospettive diverse su un periodo di grande fermento artistico, scientifico e culturale. La rassegna, a ingresso gratuito, ha incluso titoli come Moulin Rouge! di Baz Luhrmann, The Prestige di Christopher Nolan, Dilili a Parigi di Michel Ocelot e il documentario Lumière! La scoperta del cinema di Thierry Frémaux, permettendo al pubblico di esplorare le atmosfere, i sogni e le contraddizioni della Belle Époque attraverso lo sguardo della settima arte. Per l’occasione, i partecipanti hanno ricevuto un coupon per l’accesso alla mostra a tariffa ridotta nei giorni feriali.

Particolare rilievo ha avuto anche il programma educativo, che ha coinvolto oltre 15.000 studenti, con più di 600 gruppi scolastici e oltre 700 attività tra programmi didattici e visite guidate per gli adulti, confermando il valore formativo del progetto e la sua capacità di avvicinare pubblici diversi alla storia dell’arte e alla cultura europea dell’Ottocento.

Promossa dalla Fondazione Palazzo Blu e organizzata da MondoMostre con il contributo di Fondazione Pisa, la mostra si è distinta come un progetto espositivo di ampio respiro scientifico e divulgativo.

Con BELLE ÉPOQUE, Palazzo Blu conferma il proprio impegno nella realizzazione di progetti espositivi originali e di respiro europeo, capaci di offrire una lettura ampia e articolata, mettendo in relazione la produzione artistica con il contesto storico, sociale e culturale che ne ha definito linguaggi, immaginari e trasformazioni.


Nicoletta Curradi

giovedì 2 aprile 2026

Pan di Ramerino. Il Medioevo fiorentino edizione 2026

 Festival delle Pasticcerie ha presentato 

Giovedì 2 aprile 

“Pan di Ramerino – Il Medioevo fiorentino” 

TAVOLA ROTONDA, IV edizione 

Pagina ufficiale FB e INST: “Festival delle Pasticcerie” 




LOCATION EVENTO: 

Hotel Sina Villa Medici 

Via Il Prato 48 – Firenze 


Giovedì 2 aprile, Giovedì Santo, presso l'Hotel Sina Villa Medici di Firenze (via Il Prato 48) si è svolta la 4^ edizione dell'evento “Pan di Ramerino – Il Medioevo fiorentino”: tavola rotonda enogastronomica dedicata ad uno dei prodotti tipici e storici fiorentini che – per il secondo anno di fila – sarà presente la mattina di Pasqua all'interno dei carri storici che sfileranno per il centro prima di aggiungere piazza Duomo per il tradizionale “Scoppio del carro”. 

L'eento si è svolto in due fasi. Nella prima si è parlato della storia e tradizione del pan di ramerino con gli interventi di Luciano Artusi che ha ricordato l'origine medievale e la tradizione del Giovedì Santo, Mirco Ruffilli presidente del Quartiere 1 in rappresentanza del Comune di Firenze che ha sottolineato l'importanza di mantenere vive tutte le tradizioni locali, Gabriella Mari fondatrice della storica scuola di cucina “Cordon Bleu” che ha parlato della cucina tradizionle fiorentina, Guido Guidi che ha sottolineato l'importanza e l'appeal dei prodotti fiorentini all'estero. Un saluto a distanza e un ringraziamento per l'evento sono stati espressi dall'assessore allo sviluppo economico del Comune di Firenze Jacopo Vicini e dal presidente del Calcio storico e del corteo storico Michele Pierguidi. 


Nella seconda parte dell'evento sono stati assaggiati i panini di ramerino delle aziende che hanno aderito all'iniziativa e i cui prodotti sfileranno domenica nei carri storici – forno Becagli, forno Monducci,forno Sorelle&Fantasia e pasticceria Cesare (Firenze), Hangar Caffè (Campi Bisenzio), biscottificio Belli Calenzano) – in abbinamento a una proposta di ben 6 etichette di vinsanto offerte dai Viticoltori di Montespertoli (Castello Sonnino, La Leccia, Podere dell'Anselmo, La Lupinella, Tenuta La Gigliola, Fattorie Parri). Il consulente enogastronomica Luca Alves, in rappresentanza dei Viticoltori di Montespertoli, ha sottolineato che “l'occasione è stata ideale per valorizzare, in abbinamento al pan di ramerino, un altro grande prodotto fiorentino e toscano della tradizione che porta con sé un grande valore simbolico di condivisione e ospitalità”. 


L'evento – che rientrava nel calendario di Vetrina Toscana agenzia della Regione Toscana – ha visto anche la presenza di giornalisti enogastronomici, guide turistiche internazionali e consoli stranieri residenti a Firenze. 

L'organizzazione è a cura di Festival delle Pasticcerie, contenitore di oltre 150 forni e pasticcerie dell'area metropolitana e dal 2005 già organizzatore di tutti i pastry contest ed eventi legati alle tradizioni fiorentine come “La miglior schiacciata alla fiorentina” (15 edizioni svolte), “La miglior schiacciata con l'uva” (9 edizioni), “Il cantuccio classico”, “Lo zuccotto fiorentino”, “Il Budino di riso”. 

Festival delle Pasticcerie desidera ringraziare: l'Hotel Sina Villa Medici e il presidente di Federalberghi Francesco Bechi per l'ospitalità, Roberto Rizzo e Luca Alves per l'ausilio nell'organizzazione dell'evento, tutti i relatori e gli ospiti per la presenza e naturalmente le pasticcerie e i forni che hanno aderito all'iniziativa. 


LA TRADIZIONE MEDIEVALE 

“Coll’olio, è arrivato il pan di ramerino: son tutto zibibbo e olio e perdono l’unto”. 

Era questo il grido dei venditori ambulanti che a inizio del secolo scorso giravano con le loro ceste piene di pan di ramerino: morbide e lucide pagnottelle realizzate con uvetta sultanina, olio evo e rosmarino (ramerino) appartenenti alla tradizione toscana dei pani dolci. 

Nato a Firenze in età Medievale (la parola “ramerino” risale al XIV secolo e di questa pianta erano piene le colline intorno alla città), si tratta di un pane “devozionale” (come ricorda il Petroni nel suo libro) ricco di simboli sacri e dai forti connotati religiosi. Già gli ingredienti sono fortemente simbolici: il rosmarino sin dall'antica Grecia è simbolo dell'immortalità dell'anima e nel Medioevo veniva considerato un amuleto scaccia spiriti maligni; l’uva rappresenta la comunione con Dio. E poi c'è quel taglio a forma di croce praticato sulla superficie... 

Legato tradizionalmente al periodo della Quaresima, si racconta che lo consumavano soprattutto i contadini che assistevano ai riti religiosi del Giovedì Santo. Solo a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, per via della grande richiesta, si è iniziato a produrlo tutto l’anno per lasciare spazio, tra agosto e settembre, a un altro pane dolce: la Schiacciata con l’uva. A conferirgli il caratteristico color ambrato è l’olio che viene spennellato sulla superficie con un rametto di rosmarino dopo la lievitazione. 

Pagina FB e INST: Festival delle Pasticcerie 

Nicoletta Curradi

lunedì 30 marzo 2026

Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi

 






A Casa Buonarroti una mostra che svela il capolavoro restaurato dedicato alla memoria del genio e al progetto celebrativo di Michelangelo Buonarroti il Giovane

Firenze, 1° aprile – 30 settembre


Dal 1° aprile al 30 settembre, la Fondazione Casa Buonarroti presenta a Firenze la mostra “Michelangelo verso il mito. Dal restauro nuova luce su Tiberio Titi”, un’esposizione che riporta al centro dell’attenzione uno dei dipinti più significativi della Galleria buonarrotiana dopo un importante intervento di restauro.


La mostra, prodotta dalla Fondazione Casa Buonarroti con Opera Laboratori, che ne ha curato anche l’allestimento, è curata da Cristina Acidini, presidente della Fondazione, e da Alessandro Cecchi, direttore della Fondazione. Il progetto di restauro è stato sostenuto dai Friends of Florence, attraverso il dono di Donna Malin ed è stato realizzato dai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti. Il progetto grafico della mostra è firmato da Sillabe.


“Per la prima volta – commenta la curatrice Cristina Acidini - si può osservare da vicino, grazie al restauro di Elizabeth Wicks, un’opera singolare dal soggetto unico: nessun dipinto, infatti, raffigura la sistemazione finale di un monumento funebre, in questo caso particolarmente illustre perché dedicato a Michelangelo Buonarroti. Il restauro consente inoltre di valorizzare un artista poco noto ma di grande talento, quale fu Tiberio Titi. Anche per questo siamo grati ai Friends of Florence che hanno sostenuto l’intervento”.


L’esposizione è incentrata sul dipinto “Collocazione del busto di Michelangelo sulla tomba di Santa Croce” (1618–1620) di Tiberio Titi, parte della decorazione della Galleria di Casa Buonarroti e testimonianza fondamentale del programma celebrativo ideato da Michelangelo Buonarroti il Giovane per onorare la memoria del grande antenato.


“Dopo Artemisia Gentileschi, Francesco Bianchi Bonavita e Anastagio Fontebuoni, è la volta adesso – precisa il curatore Alessandro Cecchi - del dipinto di Tiberio Titi nell’ambito del progetto di restauro che mira al completo recupero delle opere commissionate da Michelangelo Buonarroti il Giovane per la Galleria Buonarrotiana”.


La tela è ben documentata dai pagamenti contenuti nei taccuini di Michelangelo il Giovane conservati nell’Archivio Buonarroti: queste note di spesa consentono di datarla fra il 14 agosto 1618 e il 29 agosto 1620. Grazie ai documenti è stato altresì possibile scoprire che, già dal 19 settembre del 1615, Titi aveva ricevuto dal committente la tela montata su un telaio e con la base per la pittura già stesa; soltanto il 2 ottobre 1618, invece, gli era stato fornito il prezioso azzurro oltremare ricavato dal lapislazzuli.


Il dipinto raffigura un momento simbolico: la collocazione del busto marmoreo dell’artista sulla sua sepoltura nella Basilica di Santa Croce, avvenuta nel 1574. La scena è costruita attorno al gesto degli artigiani che sollevano il busto per collocarlo sul monumento funebre, mentre Leonardo Buonarroti con la famiglia assiste alla cerimonia. La composizione, caratterizzata da intensi contrasti di luce e ombra, rivela suggestioni caravaggesche e rappresenta un episodio di grande originalità nella pittura fiorentina del primo Seicento.


“Friends of Florence – sottolinea Simonetta Brandolini d’Adda, President Friends of Florence - è lieta di far parte del progetto per il restauro di questo interessante dipinto di Tiberio Titi per il Museo di Casa Buonarroti. La donatrice Donna Malin, con il suo speciale amore per Firenze e per l’arte, rispecchia perfettamente il carattere dei nostri Benefattori e le siamo grati per il suo costante impegno a sostegno del patrimonio artistico. Ringraziamo la Fondazione Casa Buonarroti, la Presidente Cristina Acidini e il Direttore Alessandro Cecchi e siamo grati ai restauratori Elizabeth Wicks e Lorenzo Conti per il loro eccellente lavoro”. 


Il restauro ha restituito al dipinto la sua brillantezza cromatica e ha permesso di approfondire la tecnica pittorica di Titi attraverso indagini diagnostiche e analisi scientifiche dei pigmenti. Per oltre quattrocento anni il dipinto è rimasto fissato a faccia in giù dal soffitto della Galleria: ciò ha prodotto deformazioni evidenti e anche la superficie pittorica mostrava ampie e diffuse crettature.


La rimozione delle vernici ingiallite e degli strati di sporco ha riportato alla luce dettagli finora nascosti, tra cui la firma dell’artista, oltre a evidenziare la qualità della tavolozza e la complessità della composizione. Il dipinto è ora tensionato su un telaio interinale e la tela è stata consolidata con un adesivo naturale ricavato da un’alga giapponese purificata, utilizzata per riaggregare le fibre di cellulosa.

L’esposizione racconta, dunque, il contesto storico e culturale della commissione, legata alla figura di Michelangelo Buonarroti il Giovane, intellettuale e promotore della memoria familiare, che trasformò la casa di via Ghibellina in un luogo dedicato alla celebrazione del mito michelangiolesco. Attraverso dipinti, documenti d’archivio e materiali preparatori – tra cui il bozzetto di Titi, acquistato dalla Fondazione sul mercato antiquario a fine Novecento e i fogli autografi con l’invenzione del soggetto e i pagamenti per l’opera – il pubblico potrà seguire la nascita del progetto artistico e il recente percorso di restauro.


La mostra, grazie anche ad un video e ai pannelli che documentano dettagliatamente le fasi del restauro, offre così una nuova lettura di un dipinto fondamentale della collezione di Casa Buonarroti, restituendolo alla sua piena leggibilità e riaffermando il ruolo della casa-museo come custode della memoria e dell’eredità di Michelangelo.


L’artista


Tiberio Titi (Firenze, 24 dicembre 1573 – 10 agosto 1627) era il figlio secondogenito del celebre pittore e architetto Santi di Tito. Insieme al fratello Orazio, Tiberio fu avviato dal padre alla carriera artistica e nel 1603 ne ereditò la bottega, da cui era uscito un gran numero di dipinti di soggetto religioso caratterizzati da un grande naturalismo, in linea con i nuovi dettami del Concilio di Trento. Santi di Tito lasciò ai figli molte opere incompiute e più di settecento disegni. Tiberio, dopo un’iniziale collaborazione col padre nelle scenografie delle feste e degli apparati effimeri della corte medicea (1589 e 1598), si cimentò con successo nella produzione di ritratti di corte, ereditando dal padre il ruolo di pittore di Casa Medici. La sua fortuna di ritrattista subì un rallentamento nel 1620 a causa dell’arrivo a Firenze del pittore fiammingo Justus Suttermans che lo sostituì a partire dal 1623. Tra le opere di Tiberio Titi, oltre al dipinto della Galleria buonarrotiana, si devono ricordare l’Autoritratto delle Gallerie degli Uffizi, e diversi ritratti dei Medici o dei loro familiari, come quello di Vittoria della Rovere da piccola, anch’esso agli Uffizi.


Orario di apertura del Museo

Dalle ore 10 alle ore 16,30

La vendita dei biglietti cessa mezz’ora prima della chiusura

Chiuso il martedì e nelle seguenti festività: 1° gennaio, domenica di Pasqua, 15 agosto, 25 dicembre


Biglietti

€ 8,00 intero

€ 5,00 ridotto

€ 6,00 biglietto riservato ai partecipanti alle attività laboratoriali


Ridotto: studenti fino ai 26 anni, adulti maggiori di 65 anni, gruppi organizzati (minimo 10 persone), Soci Associazione Amici di Brera, possessori del biglietto del Complesso Monumentale di Santa Croce, soci FAI, soci Touring Club, soci Unicoop, soci Centro Turistico Giovanile.

Gratuito: bambini minori di 6 anni, soci Amici della Casa Buonarroti, soci ICOM, soci ICOMOS, soci ICCROM, guide turistiche con tesserino, giornalisti con tessera professionale, insegnanti/accompagnatori di gruppi scolastici, persone con disabilità e loro accompagnatori.

La prenotazione non è obbligatoria ma consigliata per i gruppi.

Per informazioni e prenotazioni di visite guidate ed attività rivolte a gruppi di adulti e alle scuole, scrivere una mail all’indirizzo:

fond@casabuonarroti.it


Nicoletta Curradi 

Fabrizio Del Bimbo 

mercoledì 25 marzo 2026

A Palazzo Medici Riccardi le Buchette raccontano Il Vino e le sue Melodie

 


Mostra, incontri ed eno-concerti nelle Sale Ginori di Palazzo Medici Riccardi

26 - 31 marzo 2026

ore 10.00 - 19.00 | ingresso libero


Una mostra racconta la storia, la tradizione e l’attualità delle buchette del vino, e cinque eventi eno-musicali per raccontare i paesaggi culturali del nostro Territorio attraverso il filo conduttore del Vino e della sua Musica.


“Le Buchette Raccontano. Il Vino e le sue Melodie” è il titolo della rassegna ideata dalle associazioni culturali Buchette del Vino e Chiave di Vino, in programma da giovedì 26 a martedì 31 marzo nelle Sale Ginori di Palazzo Medici Riccardi (Via Ginori 14), a Firenze.


“Una sfida ambiziosa quella che ci siamo dati organizzando questa kermesse - commentano Matteo Faglia e Susanna Parretti, rispettivamente Presidenti delle Associazioni Buchette del Vino e Chiave di Vino – nata dalla comune consapevolezza che il Vino è un valore fondante della nostra cultura e, nel, contempo, uno dei più strategici fattori di promozione e sviluppo territoriale. Storia e innovazione, tradizione e modernità sono i messaggi che vogliamo comunicare per creare la consapevolezza che il nostro Territorio è un patrimonio collettivo da vivere e condividere. Con il taglio particolare delle iniziative promosse dalle nostre associazioni, vogliamo infine offrire a concittadini e turisti l'occasione di esplorare percorsi nuovi”.


Negli spazi espositivi sarà allestita una mostra immersiva, ricreando così uno spaccato di quella tradizione - esclusivamente fiorentina - voluta da Cosimo I de’ Medici per favorire la somministrazione del vino. Un percorso che accompagna il visitatore in un viaggio dal Cinquecento a oggi attraverso installazioni originali e ricostruzioni scenografiche: una cantinetta del Seicento con le sagome del vinaio e degli avventori, pannelli dedicati alle buchette fiorentine e toscane, una cornice originale in pietra e una porta storica in legno dotata di finestrino, attraverso il quale un oste in costume servirà quotidianamente il vino della cantina ospite.


Completano il percorso un’esposizione di fiaschi antichi, video clip su aspetti curiosi e poco noti dell’uso secolare dei finestrini del vino, card pop-up realizzate da studenti dell’Accademia di Belle Arti di Firenze e gigantografie delle mappe delle buchette in Toscana e nel mondo. La mostra sarà visitabile a ingresso libero, dalle 10 alle 19.


Parte integrante della mostra, “Le Buchette Raccontano – Il Vino e le sue Melodie” è la proposta di cinque eventi eno-musicali a tema che intrecciano storia, musica e degustazione per offrire momenti di convivialità e di condivisione. Ogni evento prevede una specifica “storia di Vino” (a cura di un relatore), la descrizione di un vino “collegato” a quella stessa storia, la presentazione dell’azienda produttrice di quel vino (a cura del produttore), il programma musicale (a cura di giovani musicisti del Conservatorio Cherubini), la degustazione del Vino. Un “viaggio virtuale” che accompagna il visitatore a conoscere la Toscana, attraverso i suoi vini e le loro melodie, quale paesaggio culturale da vivere e condividere.


Si parte giovedì 26 marzo con Marco Passeri che celebra la figura di Cosimo III de’ Medici (e del figlio Giangastone) grazie al quale il vino toscano è diventato un valore identitario e strumento di diffusione della nostra cultura. Venerdì 27 sarà Giovanni Cipriani a raccontare Michelangelo-produttore di vino nel Chianti, attraverso la descrizione del suo celebre affresco “L’ebbrezza di Noé” all’interno della Cappella Sistina. Sabato 28 Zeffiro Ciuffoletti dedica la sua narrazione alla nascita della cucina italiana, ora patrimonio immateriale dell’umanità. Lunedì 30 Mauro Agnoletti racconta il patrimonio delle vigne urbane a Firenze. Chiude martedì 31 Massimo Seriacopi con un approfondimento su Dante e il vino, attraverso l’interpretazione di alcuni brani della Divina Commedia. Ogni evento prevede un momento musicale, eseguito da giovani musicisti del Conservatorio Cherubini e, a chiudere l’appuntamento, la degustazione del vino, somministrato attraverso la buchetta. Gli eventi sono a ingresso libero, dalle 17.00 alle 19.00.



PROGRAMMA INCONTRI ED ENO-CONCERTI


orario 17:00-19:00



giovedì 26 marzo

Marco PASSERI

Dalla Toscana alla Boemia. Una nuova cultura del vino di Cosimo III de’ Medici


CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Matilde Michelin clarinetto


DEGUSTAZIONE: Vino Tenuta BOSSI dei Marchesi Gondi

venerdì 27 marzo

Giovanni CIPRIANI

L'ebbrezza di Noè. Il vino e i suoi strumenti negli affreschi di Michelangelo

CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Anton Marashi violoncello

DEGUSTAZIONE: Vino Tenuta NITTARDI

sabato 28 marzo

Zeffiro CIUFFOLETTI

La Cucina italiana, patrimonio dell’umanità. E il Vino…

CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Akemi Battistini violoncello

DEGUSTAZIONE: Vino Podere LA VILLA

lunedì 30 marzo

Mauro AGNOLETTI

Tra palazzi e vigneti: il paesaggio rurale storico di Firenze

CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Giacomo Ferracci violino

DEGUSTAZIONE: Vino Fattoria di BAGNOLO


martedì 31 marzo

Massimo SERIACOPI

Quanto vino nella ‘Commedia’ di Dante


CONCERTO: Giuseppe de Nitto fisarmonica, Giacomo Ferracci violino

DEGUSTAZIONE: Vino Tenuta MALENCHINI


Ingresso libero fino a esaurimento posti. Posti limitati. Si consiglia la prenotazione alla mail info@chiavedivino.it


Le Buchette Raccontano – Il Vino e le sue Melodie è un progetto realizzato dalle associazioni culturali Buchette del Vino e Chiave di Vino con il patrocinio di Città Metropolitana di Firenze, Comune di Firenze, Regione Toscana, ConfGuide-ConfCommercio e il contributo di Marchesi Antinori, Vetreria Etrusca, Il Grande Nuti e OMCF. Sponsor tecnici Unicooop Firenze e Conservatorio Cherubini.


Info www.buchettedelvino.org – www.chiavedivino.it



Associazione Buchette del Vino

L’Associazione Buchette del Vino è nata a Firenze nell’ottobre del 2015 con lo scopo di censire, studiare, documentare, far conoscere e salvaguardare un patrimonio diffuso del territorio toscano a partire dalla metà del 500. Testimonianza unica e del tutto originale di commercio del vino direttamente dal produttore al consumatore, le buchette del vino, cadute in disuso a metà 900 e via via dimenticate, sono state riscoperte durante la pandemia di Covid, che ha portato una dozzina di esercizi fiorentini a rielaborarne la tradizione. Il censimento operato dall’Associazione, tuttora in corso, registra ad oggi più di 300 referenze in tutta la Toscana. Attraverso il sito e i social, inoltre, vengono riportate e aggiornate tutte le nuove scoperte e le numerose iniziative, fatte di studi, incontri, visite guidate, produzione di video-tour, cacce alle buchette e altro.

Associazione Chiave di Vino

Nata nel 2017, l’Associazione Chiave di Vino è un ente no profit che si dedica a esplorare e valorizzare le ricchezze paesaggistiche, produttive, artistiche, di accoglienza del territorio toscano, utilizzando la cultura del Vino come «agente di creatività» nella generazione di valore in un’ottica di marketing territoriale. Specializzata in organizzazione di eventi eno-musicali dal format distintivo e innovativo, l’associazione realizza e offre esperienze che tessono storie, sapori e suoni, articolate in circuiti di Vini e Musica: eventi a tema organizzati in contesti esclusivi e inusuali  - quali cantine e vigne, dimore storiche, biblioteche, musei e piccoli musei – che fanno emergere l'eccezionale particolarità, culturale, naturale e produttiva, di ogni singola realtà toccata e rafforzano il legame di identità e unicità del territorio.

Nicoletta Currradi 

venerdì 13 marzo 2026

'Armonia’: il festival del benessere a Calenzano

 


La s xsalute è il primo dovere della vita”, scriveva Oscar Wilde.


Per chi è in cerca di un aiuto per migliorare il proprio stato di salute psico-fisico, per chi è appassionato di medicina olistica e cultura alternativa o solo per chi è in cerca di un regalo particolare per la prossima Pasqua, sabato 21 e domenica 22 marzo a Calenzano (palaeventi Start, via Garibaldi 9, a due passi dal Centro) dopo il successo delle precedenti fiere torna la quarta edizione di “ARMONIA”: festival dedicato al mondo olistico e del benessere a 360 gradi con ingresso gratuito e il patrocinio del Comune di Calenzano.


Viste le date prescelte (l’inizio di Primavera), questa 4^ edizione sarà un vero e proprio trionfo di energie positive: la nascita della primavera come rinascita e risveglio interiore per aumentare il proprio benessere grazie a trattamenti energetici di vario tipo. Saranno infatti presenti, nei 400 mq espositivi, ben 25 professionisti del settore provenienti non solo dal territorio locale (Calenzano, Sesto, Campi) e da Firenze ma anche da tutta la Toscana (e non solo), coi quali parlare individualmente nei loro stand, effettuare una seduta di prova o semplicemente prendere tutte le informazioni necessarie per seguire corsi o terapie nei rispettivi studi.



Tra le discipline presenti: massaggi, biloterapia, naturopatia, analisi campo aurico, riequilibrio dei chakra, reiki, percorsi di mindfulness, coaching, meditazione, pranoterapia, thetahealing, regressioni, numerologia, costellazioni familiari, carta del cielo. Non mancherà lo spazio tarocchi e un MERCATINO che proporrà per i prossimi regali di Pasqua originali prodotti regalo quali:

natural pet food cosmetici naturali

prodotti alimentari bio

prodotti naturali per la casa

libri

oggetti da regalo in lavanda naturale

pietre e cristalli candele da regalo

rune e talismani

Da sottolineare infine la consueta partnership coi portali Italia Olistica e Benessere Toscana, la presenza dello spazio ristoro per i pranzi e le merende a cura del forno Ciofi di Prato e lo SPAZIO CONFERENZE (vedi programma a fine comunicato) con seminari, workshop e prove di gruppo gratuite ogni 30 minuti a tema meditazione, massaggi, presentazione libri, etc.

L’organizzazione è a cura di Maurizio Melani, docente universitario ed event planner, e della Azienda Turistica di Calenzano.


ELENCO OPERATORI

Valentina Alessi, Fiammetta Baldassini e Energie consapevoli, Monica Bardelli, Cristina Bencini, Adolfo Bianchi, Serenella Bosco Reitia, Laura Calamari, Roberta Capanni, Marina Cappelli, Edoardo Casadio, Beatrice Cencin, Adriano Croccolo, Susanna Akasha Gherardelli, Elena Giorgetti, Antonella Ieffa, Beatrice Maggini, Gino Merlo, Rosa Pistolesi, Katia Piva, Barbara Sambari, Olga Savashina, Elisa Staderini, Roberto Terrinazzi, Clara Toccafondi.

ORARI

Sabato 21, dalle 14 alle 19 Domenica 22, dalle 10 alle 19


Nicoletta Curradi

giovedì 12 marzo 2026

“L’archetipo dell’albergatore” in un libro di Stefano Wittum


Presentazione sabato 14 marzo all’Hotel Balestri


 


La reception di un hotel come luogo privilegiato per osservare le persone che transitano ogni giorno e cercare di capirne le necessità, fino a creare una relazione e stabilire una sintonia sempre diversa in base alle diverse identità di chi ti sta di fronte. E’ il punto di osservazione speciale che ricostruisce Stefano Wittum nel suo libro “L’archetipo dell’albergatore”, che sarà presentato il 14 marzo alle ore 17.30 presso l’Hotel Balestri, in piazza Mentana 7. Oltre all'autore saranno presenti il presidente Federalberghi Firenze Francesco Bechi; Luigi Adamo filosofo e psicologo; lo scrittore Luca Ravazzi e Gabriella Picerno scrittrice e psicoterapeuta. Condurrà la presentazione Ennio Bazzoni di Nardini Editore.


“Il libro - racconta Stefano Wittum - nasce da una storia familiare. La nostra è una famiglia di albergatori fin dal 1888, quando il bisnonno realizzò la pensione Balestri sul lungarno. La grande protagonista è invece nonna Fede Balestri, che portò avanti l’albergo per oltre 50 anni, e lei è l’archetipo dell’albergatore a cui è dedicato il libro. Racconto la mia esperienza sotto una chiave sottilmente psicologica, dalla parte di chi osserva le persone, nel delicato rapporto tra chi accoglie e l’ospite”.


Uno sguardo anche allo sviluppo del comparto turistico e alla realtà fiorentina. “Improrogabile diventa una correzione degli orientamenti e delle funzioni urbane che salvaguardino residenza, cultura e negozi storici”.

Fabrizio Del Bimbo 

mercoledì 11 marzo 2026

Mario Ceroli. Mito e materia alla Galleria Tornabuoni





Tornabuoni Arte inaugura mercoledì 11 marzo 2026 MARIO CEROLI. Mito e materia presso la sede di Firenze (Lungarno Benvenuto Cellini, 3), la prima antologica dedicata al maestro allestita in Italia dalla galleria, dopo l’importante rassegna monografica alla GNAMC a Roma, conclusasi lo scorso gennaio, che ne ha confermato il suo ruolo nel panorama artistico contemporaneo.


 


Il rapporto tra Tornabuoni Arte e Ceroli ha radici consolidate nel tempo: la galleria a Parigi gli ha dedicato due mostre personali nel 2010 e nel 2022. Enrico Crispolti, che aveva curato la retrospettiva del 2010, scriveva: «Ceroli ha presentato un nuovo possibile modo di intendere la scultura, senza rinunciare agli elementi della sua identità storica e sottoponendola al contempo a una trasformazione innovativa sostanziale, e dunque profondamente personale. Ceroli ha sviluppato gradualmente le modalità di un linguaggio plastico che rifiuta sia la continuità strutturale e rappresentativa della scultura tradizionale, sia il conseguente peso e l’unicità avvolgente dell’evento collocato nello spazio.»


 


Partendo da questo assunto, l’esposizione a Firenze ripercorre le tappe principali della carriera di Ceroli, protagonista della scena artistica romana, dagli anni Sessanta al 2000. La mostra riunisce quaranta opere - tra sculture e installazioni, insieme alle classiche silhouettes in legno, materiale prediletto dall’artista - significative del suo percorso, caratterizzato da una grande libertà immaginativa e dalla sua ricerca creativa. All’interno della mostra Squilibrio, del 1988, in una versione più piccola in bronzo, ispirata al celebre disegno dell’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, una delle invenzioni più emblematiche di Ceroli, quasi un suo “logo”, esplicita dichiarazione di tridimensionalità. Realizzate tra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta, si trovano una serie di opere in tavolato ligneo (pino di Russia), protagonisti delle quali sono gli eroi del mito greco e i guerrieri, in particolare i cicli ispirati ai celebri Bronzi di Riace, emersi dal mare della Calabria nel 1972, come il bellissimo Interno tempio (I Bronzi di Riace), 1981, o dello stesso anno, Ritratto di guerriero, tecnica mista e foglia d’oro su legno, che conferma il suo costante riferimento all’antichità e alla grande tradizione classica.


 


Due sculture in legno, Le talebane - più recenti, del 2002, una bianca e l’altra azzurra, di circa due metri ciascuna - si stagliano con la loro presenza mutam: simulacri misteriosi e raffinati, originati da suggestioni di cronaca politica che l’artista ha rielaborato con grande forza evocativa, un omaggio alle ricercate tradizioni d’Oriente. Del 1972 è il monumentale retablo in legno e bronzo intitolato Gloria eterna ai caduti per la pittura, che contiene epigraficamente i nomi di critici d’arte, collezionisti e mercanti, con un intento ironicamente commemorativo. Sono gli anni, tra il 1972 e il 1975, in cui la ‘scrittura’ diventa elemento ricorrente nel lavoro di Ceroli.


Nel percorso espositivo figura anche Eleusi, del 1979, immagine di forte suggestione che evoca i Grandi Misteri Eleusini, riti agrari esoterici: raffigurazione di un campo di frumento maturo che testimonia l’interesse dell’artista verso la natura vegetale, attraverso l’utilizzo di rami, paglie o spighe, come in questo caso, inseriti all’interno dei fondi delle consuete tavole. L’interesse per la natura trova le sue radici nell’Arte Povera, movimento con il quale Ceroli ha condiviso, soprattutto all’inizio, alcuni ideali poetici, mantenendo tuttavia una posizione distante dalle declinazioni di area torinese, rappresentate da artisti quali Merz o Penone, sviluppando un suo personalissimo linguaggio.


 




Mario Ceroli nasce a Castel Frentano (Chieti) il 17 maggio 1938. A dieci anni si trasferisce a Roma, dove il suo destino artistico prende forma quasi per caso. I genitori lo immaginavano impiegato dello Stato e lo iscrissero alla Scuola Galileo Galilei, che comprendeva Istituto Tecnico, Istituto Tecnico Industriale e Istituto d’Arte. Come lui stesso racconta, la madre, stanca di salire le scale per evitare l’ascensore, si fermò al primo piano e lo iscrisse all’Istituto d’Arte. Un gesto di serendipità che avrebbe segnato la storia dell’arte italiana del secondo Novecento.


 


All’Istituto d’Arte studia sotto la guida di maestri come Leoncillo Leonardi, Pericle Fazzini ed Ettore Colla, sperimentando inizialmente la ceramica. Nel 1958 tiene la sua prima mostra di ceramiche e nello stesso anno vince il Premio per la Giovane Scultura della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea sotto la direzione di Palma Bucarelli. Nonostante sia spesso definito “scultore del legno”, Ceroli ha sempre rivendicato la molteplicità delle sue esperienze: marmo, bronzo, ghiaccio, acqua, carta, stoffa. La materia, per lui, è linguaggio aperto e mai definitivo.


 


Un viaggio ad Assisi nel 1957 e la scoperta di Giotto lo conducono verso le prime sagome lignee, segnando l’inizio di una ricerca che lo renderà protagonista della Pop Art e dell’Arte Povera. Negli anni Sessanta il legno grezzo diventa materiale emblematico: figure umane, numeri, lettere, oggetti quotidiani prendono forma in composizioni seriali, talvolta policrome, dove la scultura si intreccia con pittura, design e installazione. Le sue opere non sono semplicemente plasmate: sono costruite. Le forme appaiono come concetti tangibili, stratificazioni di piani consequenziali che mantengono armonia pur evitando l’uniformità plastica.


 


Il 1965 segna una svolta con Cassa Sistina, ambiente totale e ironico, insieme mistificazione e riflessione sul sistema dell’arte, che gli vale il Premio Gollin e un riconoscimento alla Biennale di Venezia del 1966. Nello stesso anno espone alla Galleria La Tartaruga di Roma opere come L’ultima cena, oggi conservata alla GNAM. Con La Cina (1966) anticipa l’arte immersiva, coinvolgendo lo spettatore in uno spazio totalizzante.


 


Tra il 1966 e il 1967 si trasferisce negli Stati Uniti e tiene una personale alla Bonino Gallery di New York, presentando Farfalle. L’interesse per lo spazio culmina nel 1969 con Io, piramide di ghiaccio: una struttura di mattoni di ghiaccio sormontata da una sfera d’acciaio contenente carbone ardente, potente allegoria di precarietà e tensione.


 


Parallelamente, Ceroli sviluppa un’intensa attività teatrale: collabora con il Teatro Stabile di Torino, il Teatro alla Scala e il Teatro La Fenice, fondendo scultura e scenografia in palcoscenici monumentali. Per Ceroli, teatro e arte visiva condividono la stessa vocazione ambientale.


 


Negli anni Ottanta e Novanta emergono temi ricorrenti come porte, scale e strutture architettoniche. Opere come La Porta (1981), Il Cenacolo (1981), Uomo Vitruviano (1987), Casa di Nettuno (1988), Maestrale (1992) e Applausi (1992) approfondiscono la ricerca sul “tuttotondo” e sulla matericità sferica, in dialogo costante con l’ambiente. In questi decenni sperimenta anche marmo policromo, vetro, polveri e bronzo, reinterpretando suggestioni rinascimentali, da Leonardo ai maestri del passato.


Importante è anche il suo intervento in spazi pubblici e sacri, come la chiesa di San Lorenzo a Porto Rotondo (1968), quella di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca (1987) quella di San Carlo Borromeo a Napoli (1990), dove arte e architettura si integrano. Da menzionare anche l’intervento alla Scuola Superiore di Polizia di Roma, dove ha realizzato il sacrario e la cappella.


 


Negli anni Duemila continua a mescolare legno, cenere e lamine d’oro. Opere come La nuda verità e Guerriero Frentano (2007) presentano figure lignee cosparse di cenere, simbolo della fusione tra uomo e natura.  Nel dicembre del 2024 ha inaugurato l’apertura di Palazzo Citterio a Milano con una sua mostra ambientale nello spazio Sterling dal nome ‘Mario Ceroli. La forza di sognare ancora’, e nell’ottobre del 2025 la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha inaugurato la mostra ‘Ceroli Totale’ che ripercorre i suoi 70 anni di carriera. Artista poliedrico e mercuriale, Ceroli ha superato i confini tradizionali dell’opera d’arte, esplorando l’interazione tra scultura, pittura, architettura e teatro.


 


Vive e lavora a Roma, dove ha creato un vasto spazio-museo che raccoglie oltre cinquecento opere, concepito come ambiente in continua evoluzione, destinato a dialogare con il pubblico e a ispirare le nuove generazioni.



Info: Tornabuoni Arte

Firenze�, Lungarno Benvenuto Cellini, 3

Tel. +39 055 6812697 | info@tornabuoniarte.it – www.tornabuoniart.com


Fabrizio Del Bimbo 


sabato 7 marzo 2026

La terza edizione del Premio “David Rivelazioni Italiane - Italian Rising Stars”

 



Giulia Maenza, Vincenzo Crea, Ludovica Nasti, Emanuele Maria Di Stefano, Alma Noce, Gianmarco Franchini sono i vincitori della terza edizione del premio  “David Rivelazioni Italiane - Italian Rising Stars”


La premiazione si è tenuta la sera del  6 marzo a Palazzo Medici Riccardi alla presenza delle istituzioni e di Piera Detassis, la presidente e direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello


Firenze è tornata ad essere la capitale del cinema italiano, con la terza edizione dei “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars”, riconoscimento ideato e proposto da Fondazione Sistema Toscana con l’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, la cui cerimonia di consegna si è svolta la sera del 6 marzo, a Palazzo Medici Riccardi.


Il riconoscimento cinematografico è volto alla valorizzazione di sei giovani attori, under 28, selezionati per diventare i nuovi ambasciatori - in ambito nazionale e internazionale - del cinema italiano. I vincitori della terza edizione dei “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars” sono Giulia Maenza, Vincenzo Crea, Ludovica Nasti, Emanuele Maria Di Stefano, Alma Noce, Gianmarco Franchini: nelle loro mani sono stati consegnati gli speciali “Davidini”, riproduzioni in scala dell’originale statuetta del Premio David di Donatello.


La cerimonia di premiazione si è tenuta alla presenza del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, dell’assessora alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti, della sindaca del Comune di Firenze, Sara Funaro, dell’assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Giovanni Bettarini e della presidente e direttrice artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, Piera Detassis.

 

I vincitori dell’edizione 2026 dei “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars”, sono stati scelti per la qualità del loro lavoro  da Piera Detassis, Presidente e Direttrice Artistica dell’Accademia del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, con il Consiglio Direttivo composto da Giorgio Carlo Brugnoni, Francesca Cima, Edoardo De Angelis, Giuliana Fantoni, Francesco Giambrone, Valeria Golino, Giancarlo Leone, Luigi Lonigro, Mario Lorini, Francesco Ranieri Martinotti e Alessandro Usai.


La  preselezione è stata realizzata dall’Unione Italiana Casting Director U.I.C.D. in dialogo con le associazioni di agenti A.S.A. e L.A.R.A. “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars” è pertanto frutto della collaborazione tra le varie e importanti professioni dell’industria del cinema.

Il premio è organizzato da Fondazione Sistema Toscana con l’Accademia del Cinema Italiano Premi David di Donatello, sotto l’egida del Ministero della Cultura e con il sostegno di Regione Toscana, Comune di Firenze, Fondazione CR Firenze e Camera di Commercio di Firenze.

 

Le tre attrici e i tre attori vincitori stanno partecipando in questi giorni alla residency a loro riservata, a Firenze, seguendo un percorso di alta formazione accompagnati da una serie di mentori che hanno messo loro a disposizione l’esperienza e la professionalità maturate in diversi ambiti professionali e artistici: fra questi, la nota attrice Paola Minaccioni; Paolo Mereghetti, critico del Corriere della Sera e autore del celebre “Dizionario dei film”; Nicoletta Maraschio, presidente onoraria dell’Accademia della Crusca; Francesca Medolago Albani, segretaria generale di Anica Academy; Virgilio Sieni, coreografo e danzatore, creatore del Centro Nazionale di Produzione a lui intitolato. 


«L'Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello è particolarmente onorata della prestigiosa collaborazione con la Fondazione Sistema Toscana, la Regione Toscana e  tutte le istituzioni», dichiara Piera Detassis, Presidente e Direttrice Artistica dell'Accademia del Cinema Italiano - Premi David di Donatello. «È da sempre un nostro sogno quello di poter consegnare i premi nei luoghi originali del capolavoro di Donatello, ed è particolarmente significativo che questa possibilità si realizzi con il riconoscimento “David Rivelazioni Italiane - Italian Rising Stars” dedicato ai nuovi talenti del cinema italiano. L'Accademia sposta così, sempre di più,  il proprio focus sui talenti futuri e sui nuovi pubblici e questo riconoscimento, simboleggiato dagli ormai celebri “Davidini", riproduzioni in scala del premio principale, ne è il segno tangibile.  Un grazie particolare, infine, al Ministero della Cultura per il costante sostegno e a tutto il Consiglio Direttivo del David».

 

«Sono orgoglioso che proprio qui in Toscana questi giovani talenti del cinema nazionale ricevano, magari per la prima volta, un riconoscimento del loro valore artistico e del loro lavoro», ha detto il presidente della Regione Eugenio Giani. «La Regione Toscana infatti crede fortemente nel potenziale dei giovani e nella necessità di incoraggiarli, con strumenti concreti, a coltivare le loro capacità. Così come crede nel cinema come veicolo di cultura e settore strategico, in grado di esprimere sul nostro territorio realtà e professionalità di alto livello, da valorizzare con risorse ed interventi, come dimostrano l’impegno in progetti come Manifatture Digitali Cinema e le sovvenzioni alle produzioni. Ecco perché sosteniamo con entusiasmo il premio “David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars”, che mette insieme l’attenzione per il settore audiovisivo e quella per i giovani. Con l’augurio ai nuovi talenti premiati oggi che la Toscana rappresenti per loro un trampolino di lancio per una carriera ricca di successi in Italia e oltre».


«La Toscana», ha detto l’assessora alla cultura della Regione Toscana Cristina Manetti, «continua a investire con convinzione sui giovani talenti e sulla valorizzazione del cinema italiano. Il premio David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars giunto quest’anno alla terza edizione, rappresenta un’occasione preziosa per sostenere nuove generazioni di attori e attrici e per rafforzare il ruolo di Firenze e della Toscana come luoghi di produzione culturale, creatività e formazione. Iniziative come questa dimostrano quanto sia importante fare sistema tra istituzioni e realtà del settore per promuovere il nostro cinema anche a livello internazionale- La Toscana ancora una volta è protagonista e vuole giocare un suo ruolo nel cinema».


«Con questa iniziativa, che sosteniamo con convinzione, Firenze si conferma una città che crede nei giovani talenti e nella cultura come leva di crescita collettiva», ha detto la sindaca di Firenze, Sara Funaro. «La terza edizione dei ‘David Rivelazioni Italiane – Italian Rising Stars’, organizzata da Fondazione Sistema Toscana e Accademia del Cinema Italiano, è un’occasione unica per valorizzare le nuove generazioni del cinema e rafforzare il legame tra la nostra città e il mondo dell’audiovisivo. Firenze grazie alla sua storia, ai grandi festival, alla sua tradizione dimostra ancora di essere un punto di riferimento per il cinema italiano ma anche un luogo dove creatività e formazione possono incontrarsi e crescere insieme».


«Firenze torna a essere, con orgoglio, la capitale italiana del cinema. Come Amministrazione comunale abbiamo voluto dare seguito a una tradizione che da tre anni ha ritrovato la sua casa naturale nella nostra città, grazie a un progetto dedicato alle nuove generazioni», ha detto l'assessore alla cultura del Comune di Firenze, Giovanni Bettarini. «Il legame tra Firenze e i Premi David di Donatello ha radici profonde e, attraverso l’iniziativa ‘Italian Rising Stars’, si rinnova: il nostro sostegno a questo riconoscimento, promosso insieme alla Fondazione Sistema Toscana e all’Accademia del Cinema Italiano, testimonia la volontà di Firenze di essere custode di una grande storia cinematografica e contemporaneamente laboratorio attivo per i nuovi talenti. Ai sei giovani vincitori va il nostro augurio affinché questa tappa fiorentina sia il trampolino di lancio per una carriera straordinaria».


Nicoletta Curradi 

martedì 3 marzo 2026

Firenze celebra i 130 anni della nascita del Mice:

 


Dalle origini del turismo congressuale al futuro dell’industria degli eventi


 

  Una giornata celebrativa per ripercorrere le origini e tracciare il futuro del sistema congressuale internazionale. Si è svolto oggi al Palazzo degli Affari di Firenze l’evento organizzato da Firenze Fiera e Fondazione Destination Florence, in collaborazione con Federcongressi e Convention Bureau Italia, per celebrare i 130 anni dal primo congresso della storia contemporanea, svoltosi a Detroit il 19 febbraio 1896.


La storia del turismo congressuale moderno affonda le sue radici proprio in quell'anno, quando nacquero il primo congresso, che si tenne all’Hotel Cadillac di Detroit, e il primo Convention Bureau del mondo, la Detroit Convention and Businessmen’s League, esperienza pionieristica che segnò l’avvio di un modello organizzato di attrazione e gestione dei grandi eventi congressuali. Da allora il settore della meeting industry è cresciuto fino a diventare uno dei motori più dinamici dell’economia globale, capace di offrire grandi opportunità strategiche nel campo economico e culturale, generare relazioni internazionali e contribuire allo sviluppo delle città e dei territori.


 


Firenze è oggi una delle destinazioni congressuali più importanti e richieste in Italia e nel mondo, grazie al lavoro sinergico fra le varie istituzioni e alla esclusività delle sedi del suo quartiere fieristico-congressuale: la Fortezza da Basso, Villa Vittoria (sede del Palazzo dei Congressi fino dal 1969) e il ristrutturato Palazzo degli Affari, strutture gestite da Firenze Fiera che coniugano la bellezza di un patrimonio immobiliare unico al mondo con un’ottima logistica e infrastrutture tecnologiche d’avanguardia. Il settore congressuale è in crescita e rappresenta un turismo di qualità, programmabile con largo anticipo, di cui è quindi facile prevedere i flussi. Firenze è particolarmente attrattiva: è stato stimato che in media nei congressi ospitati nel territorio arrivi circa il 20% in più di delegati.


 


All’evento celebrativo hanno partecipato il presidente di Firenze Fiera Lorenzo Becattini, Laura Masi, presidente Fondazione Destination Florence, Carlotta Ferrari, Direttore Fondazione Destination Florence, Gabriella Gentile, presidente Federcongressi, Tobia Salvadori, Direttore Convention Bureau.


 


Sono intervenuti per un saluto istituzionale anche il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani che ha sottolineato l’importanza del settore congressuale come uno degli asset strategici più rilevanti per la Toscana e l’assessore allo Sviluppo Economico, Turismo, Fiere e congressi del Comune di Firenze, Jacopo Vicini.


 


Durante l’evento celebrativo sono state premiate due figure fiorentine di spicco del sistema congressuale italiano ed internazionale fin dalla nascita del Palazzo dei Congressi: Anna Rita Bonamici e Maria Cristina Dalla Villa, fondatrici rispettivamente di OIC Group ed Enic, due delle principali agenzie di organizzazione eventi insieme a Andrea Torricelli, figlio dell’Avv. Raffaello Torricelli, primo presidente dell’Azienda Autonoma per il Turismo di Firenze che acquistò Villa Vittoria per trasformarla nel Palazzo dei Congressi.


 


“Fu Milton J. Carmichael, giornalista del Detroit Journal, il primo a scrivere, nel febbraio 1896, un articolo sul valore strategico dei congressi per la promozione business della città, ha dichiarato Lorenzo Becattini, presidente di Firenze Fiera. “Celebrare nei nostri spazi a 130 anni di distanza la nascita del Mice significa dunque riconoscere la forza di un comparto che ha saputo evolversi insieme alla società. Firenze è stata e vuole continuare ad essere un laboratorio di innovazione nel sistema congressuale. Questa giornata rappresenta non solo un momento celebrativo ma anche un’occasione di confronto tra istituzioni, operatori, accademici e stakeholder per costruire una visione condivisa del congressuale dei prossimi decenni”.


“Firenze Fiera – ha concluso Becattini - con Federcongressi, Fondazione Destination Florence e Convention Bureau Italia si conferma protagonista di una storia lunga 130 e pronta a scrivere il prossimo capitolo dell’industria congressuale internazionale”.


 


“Il settore congressuale – ha aggiunto Laura Masi, presidente di Fondazione Destination Florence – ha la capacità di mettere in circolo conoscenze, competenze e relazioni che vanno ben oltre la durata di ogni singolo evento: è un’infrastruttura immateriale che rafforza la vocazione internazionale di un territorio e ne alimenta il posizionamento nei circuiti scientifici, accademici e imprenditoriali. Ma c’è di più. In un’epoca in cui le destinazioni sono chiamate a governare con attenzione i flussi turistici per far sì che convivano al meglio con la vita di residenti e city users, il comparto congressuale rappresenta uno strumento di equilibrio: programmabile, distribuito nel corso dell’anno, capace di attivare filiere qualificate e di dialogare con il sistema universitario e produttivo locale”.


Nicoletta Curradi 
Fabrizio Del Bimbo 

lunedì 2 marzo 2026

Dal 5 marzo la nuova stagione di BREVISSIME

 BREVISSIME

Lezioni di storia delle arti 

a cura di Centro Di Edizioni


Al Museo Bardini dal 5 marzo 2026 parte

la  stagione primaverile delle Brevissime


ROTTURA.

MOMENTI, FIGURE E MATERIALI 

CHE HANNO DEVIATO IL CORSO DELLA STORIA


5 marzo - 21 maggio 2025

il Museo Stefano Bardini

(piazza de’ Mozzi 1, Firenze). 


La stagione primaverile 2026 di Brevissime. Lezioni di storia delle arti si terrà, come la precedente, al Museo Stefano Bardini, in collaborazione con i Musei Civici Fiorentini.


Il titolo di quest’anno, Rottura. Momenti, figure e materiali che hanno deviato il corso della storia, attraversa l’intero programma: dai libri che cambiano l’immagine del cosmo alle opere trasformazioni del passato. Ringrazio l’associazione ‘Brevissime Ets’ e i Musei Civici per questa proposta che conferma Firenze come laboratorio pulsante di divulgazione culturale di alto livello." 


Si apre con Michele Dantini - Non rottura. Controstoria dell’arte italiana del secondo Novecento (5 marzo), ordinario di Storia dell’arte contemporanea all'Università per Stranieri di Perugia, che esordisce con una “non rottura”, interrogando il rapporto tra discontinuità politiche e persistenze della memoria, nel secondo Novecento italiano, in particolare nelle opere di Fontana e Burri.


Filippo Camerota - La fine del mondo antico: Galileo e il nuovo mondo celeste (12 marzo), direttore scientifico del Museo Galileo di Firenze, racconta la frattura introdotta dal Sidereus Nuncius di Galileo, libro che nel 1610 infranse l’antica immagine del cielo.


Aldo Galli - Terracotta. Tra memoria dell’antico e ornamento domestico (26 marzo), ordinario di Storia dell’arte moderna dell'Università di Trento, affronta la rinascita quattrocentesca della terracotta, materiale che contribuì a una “democratizzazione” della scultura.


Thomas C. Salomon - Bernini e la rivoluzione del Barocco (2 aprile), direttore delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, dedica la lezione al genio innovatore di Bernini e al suo sodalizio con il Pontefice Urbano VIII che portò lo scultore a divenire architetto, pittore, artista universale e regista di quel linguaggio figurativo passato alla storia come Barocco.


Claudio Paolini - In “toletta di guerra”. Firenze 1940-1943 (16 aprile), direttore scientifico della Fondazione Roberto Longhi, ricostruisce la Firenze durante la Seconda Guerra Mondiale e le strategie adottate per salvaguardare il patrimonio artistico, smentendo definitivamente la diffusa convinzione fiorentina di essere al riparo dalle devastazioni del conflitto.


Camilla Pietrabissa - Il paesaggio, un genere moderno (23 aprile), storica dell’arte e docente all’Università IUAV di Venezia, indaga le implicazioni culturali e politiche del paesaggio come genere moderno.


L’avvocatessa e storica americana Michèle K. Spike - Tre donne per Firenze (7 maggio) racconta il ruolo decisivo di tre donne nella storia di Firenze: Matilde di Canossa, Maria di Nazareth e Anna Maria Luisa de’ Medici.


L’archeologo, già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Mario Iozzo - Uno squarcio di luce nuova: Fidia e l’arte partenonica - la nascita del “classico” (14 maggio) conduce alla nascita del “classico” con Fidia e il Partenone.


Chiude Alessandro Morandotti - Caravaggio e la nascita di una nuova tradizione figurativa (21 maggio), docente di Storia dell’arte moderna all’Università di Torino, con Caravaggio e la fondazione di un nuovo linguaggio figurativo.



 

Brevissime è un’iniziativa della casa editrice Centro Di focalizzata sulla divulgazione di argomenti che riguardano le arti ‒ pittura, scultura, architettura, arti decorative, design, fotografia, storia del paesaggio, musica, costume e moda.

Lo scopo principale è quello di divulgare la conoscenza delle arti a un pubblico di non addetti ai lavori, veicolando contenuti di alto livello con un linguaggio accessibile: un modo fuori dal mondo strettamente accademico e istituzionale specializzato nella formazione, ma a esso collegato anche attraverso gli eccezionali docenti invitati a partecipare.


L’Associazione Brevissime ETS nasce nel 2023 per trasformare il progetto lanciato nel marzo 2022 in una missione senza scopo di lucro: quella di creare una comunità nazionale e internazionale, con persone di ogni genere e identità che condividano l’interesse per la storia del patrimonio culturale come veicolo di crescita personale e sociale diventandone, a loro volta, ambasciatori appassionati.



I biglietti sono acquistabili SOLO online a questo link:

https://www.eventbrite.it/o/brevissime-lezioni-di-storia-delle-arti-71203569263

 


Per maggiori informazioni sulle lezioni:

https://www.brevissime.org/stagione-primavera-2026


Fabrizio Del Bimbo 

venerdì 27 febbraio 2026

Presentato il progetto di ExCelle San Gimignano

 



Regione Toscana, Comune di San Gimignano e Opera Laboratori presentano il progetto di rigenerazione dell’ex convento ed ex carcere di San Domenico e la nuova identità visiva


Nel centro storico di San Gimignano prende forma uno dei più ambiziosi progetti di rigenerazione urbana e culturale in Italia: ExCelle San Gimignano, il nuovo nome che accompagnerà la rinascita dell’ex convento ed ex carcere di San Domenico, uno dei complessi architettonici più rilevanti all’interno delle mura storiche della “città delle torri”, Patrimonio Mondiale UNESCO. 

Il progetto, guidato e finanziato da Opera Laboratori, rappresenta il primo project financing italiano nel settore culturale, un modello virtuoso di collaborazione pubblico-privato che vede protagonisti la Regione Toscana e il Comune di San Gimignano, proprietari del complesso.  

«Si tratta – spiega il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani - di un’area molto vasta, che con i suoi circa 13.000 metri quadrati di superficie interessa un decimo di tutto il centro storico. In questo ex convento di San Domenico è passata la storia. Qui venivano Girolamo Savonarola e Dante, poi è stato un carcere e infine a lungo abbandonato. Poi, grazie al progetto voluto dall’Amministrazione comunale e dal sindaco Marrucci e finanziato molto volentieri anche dalla Regione Toscana, entro la primavera del prossimo anno sorgeranno un museo, uno spazio espositivo e altro ancora. Insomma, a San Gimignano verrà realizzato un complesso polifunzionale che avrà una capacità di attrazione pari a quella delle torri che l’hanno resa famosa nel mondo. E come Regione contribuiamo volentieri alla realizzazione di questa nuova eccellenza toscana». 

Con un investimento complessivo di 25 milioni di euro e una concessione della durata di 69 anni, l’intervento mira ad andare oltre la semplice conservazione del bene: ExCelle San Gimignano diventerà una “città nella città”, uno spazio aperto, permeabile e vivo, dove cultura, arte, spiritualità, ospitalità ed enogastronomia convivono in un’esperienza immersiva e contemporanea. 

«ExCelle – spiega Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano - è un progetto di grande importanza per la nostra comunità, ma direi per tutta la Val d’Elsa e per la Toscana. Dopo decenni di chiusura, il Complesso di San Domenico torna ad aprirsi a cittadini e visitatori: non recuperiamo solo un edificio, ma restituiamo alla città una parte fondamentale della sua anima. Parliamo di circa il 10% dell’edificato del centro storico UNESCO: un patrimonio immenso che torna fruibile e che amplia il centro storico come luogo fisico e come spazio di relazioni e di confronto. È un progetto culturale, urbanistico e sociale insieme, realizzato con la Regione Toscana e valorizzato dal partenariato pubblico-privato grazie all'investimento di Opera Laboratori. Da luogo chiuso ExCelle diventerà spazio aperto di incontro, memoria e socialità affacciato sulle torri simbolo della città e sulla Val d'Elsa». 

Il 29 gennaio 2024 ha segnato l’avvio ufficiale del cantiere, che restituirà alla collettività oltre 13.000 mq, pari a circa il 10% del centro storico cittadino. La riapertura è prevista per la primavera del 2027. 

«La sfida è enorme – precisa Beppe Costa presidente e amministratore delegato di Opera Laboratori - trasformare un luogo complesso, stratificato e carico di memoria in uno spazio contemporaneo, accessibile e funzionale, senza tradirne l’identità. ExCelle nasce da un lavoro profondo di ascolto dell’architettura e della storia, traducendo il passato in un’esperienza attuale, capace di parlare a pubblici diversi, italiani e internazionali. Con ExCelle, San Gimignano amplia il proprio centro storico, creando una nuova polarità culturale che rafforza il dialogo tra patrimonio, innovazione e comunità. Ogni gesto che stiamo facendo prepara uno spazio nuovo: dal silenzio nascerà un museo di visioni; dove c’era chiusura abiterà la cultura».

ExCelle: un nome che racconta una trasformazione

Il nuovo nome ExCelle non sostituisce la storica denominazione di San Domenico, ma lo trasforma fino a farlo diventare strumento di comunicazione internazionale. Un nome potente che racchiude in sé la memoria del luogo e la sua evoluzione: dall’ex convento, all’ex carcere, ciò che in passato è stata la struttura con le sue “celle” monastiche e carcerarie, oggi luoghi di accoglienza. ExCelle rappresenta la rinascita, l’eccellenza, l’esperienza ma anche l’apertura al resto della città e al turismo internazionale che vive ogni giorno la Toscana e San Gimignano. Un gioco fonetico e concettuale che restituisce identità a un luogo un tempo chiuso, oggi pronto ad aprirsi al mondo come hub culturale contemporaneo, capace di dialogare con il pubblico italiano e internazionale. Il passato non viene cancellato: viene reinterpretato, reso vivo, accessibile in uno spazio dove convivono arte, ospitalità e territorio.

Il progetto: ambienti e visione

Gli spazi storici – celle monastiche, ambienti carcerari, chiostro, camminamento di ronda e ipogei – vengono reinterpretati in chiave moderna, nel rispetto dell’identità architettonica e materica del complesso nel progetto a cura dello studio ArDeMo e realizzato da Setten Genesio. 

Tra le principali funzioni previste:

spazi museali e un Digital Art Museum ipogeo con installazioni immersive temporanee

un’area eventi all’aperto nell’ex ora d’aria, con una capienza fino a 2000 posti

spazi per convegni, mostre e associazioni

percorsi panoramici e nuovi spazi pubblici di relazione

una struttura ricettiva esperienziale con 70 posti letto, ricavati nelle ex celle del convento

una residenza d’epoca con suite

botteghe artigianali e libreria

aree dedicate ad AgriFood, AgriBar e ristorazione, con prodotti a filiera corta

Il progetto architettonico e di interior design si fonda su una ricerca di semplicità come chiave di autenticità: superfici in calce, velature pigmentate, materiali naturali come cocciopesto, quercia antica, resina, sisal e corten dialogano con arredi d’epoca e creazioni contemporanee, in un equilibrio che lascia spazio anche al vuoto, alla luce e al silenzio.

Un nuovo spazio urbano aperto al futuro

ExCelle San Gimignano si configura come un nuovo quartiere culturale, capace di ampliare simbolicamente la città e di offrire nuove occasioni di fruizione, incontro e produzione culturale, attivando un turismo più consapevole e qualificato. Un luogo che non cancella il passato, ma lo rende vivo, accessibile e condiviso.

Un ex luogo chiuso, ora aperto al mondo.

IL PROGETTO

ExCelle San Gimignano è il progetto di rigenerazione urbana e culturale che restituirà nuova vita all’ex convento ed ex carcere di San Domenico, nel cuore del centro storico di San Gimignano, Patrimonio Mondiale UNESCO. Guidato da Opera Laboratori, il progetto rappresenta il primo project financing italiano nel settore culturale, un modello innovativo di collaborazione pubblico-privato che coinvolge la Regione Toscana e il Comune di San Gimignano, proprietari del complesso. L’intervento interessa oltre 13.000 mq, pari a circa il 10% del centro storico cittadino.

Avvio lavori: 29 gennaio 2024

Investimento complessivo: 25 milioni di euro

Riapertura prevista: Primavera 2027

Durata concessione: 69 anni

IL LUOGO

Se esiste un luogo che racconta l’anima più profonda di San Gimignano, è il complesso di San Domenico. Le prime frequentazioni del colle risalgono all’età etrusca. Nel Medioevo qui si insedia il potere vescovile, con la chiesa di Santo Stefano in Canova e una residenza fortificata. Dopo la sottomissione di San Gimignano a Firenze nel 1353, l’area viene destinata alla costruzione del convento domenicano. Nasce così un complesso articolato attorno a un grande chiostro, progressivamente ampliato tra XIV e XVI secolo, arricchito da opere pittoriche legate alle scuole senese e fiorentina. Nel 1787 il convento viene soppresso. Dal 1833 il complesso diventa carcere, funzione mantenuta fino al 1995. Le celle monastiche si trasformano in spazi di detenzione; il camminamento di ronda diventa presidio di controllo. Nel 1990 il centro storico di San Gimignano entra nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO. Dal 1995 il complesso resta silenzioso. Oggi, dopo decenni di abbandono, il San Domenico con il nome di ExCelle San Gimignano torna a essere spazio pubblico, culturale e produttivo.

LA NUOVA IDENTITÀ VISIVA

ExCelle è il nome che accompagna la rinascita contemporanea del San Domenico senza sostituirne l’identità storica. 

EX l’ex convento, l’ex carcere, il passato

CELLE le celle monastiche e carcerarie, oggi luoghi di accoglienza

ExCelle la rinascita: eccellenza, esperienza, apertura

Un luogo un tempo chiuso che oggi si apre al mondo come hub culturale contemporaneo.


SCHEDA TECNICA

DATI GENERALI

Superficie complessiva: 13.000 mq

Posti letto totali: 70

Camere: 25

Capienza area eventi esterna: fino a 2.000 persone

CONCEDENTE

Regione Toscana

Comune di San Gimignano

CONCESSIONARIO

Opera Laboratori

PARTNER

Progettazione Architettonica: Studio ArDeMo

Impresa Esecutrice: Setten Genesio

SITO WEB

excellesangimignano.it


Nicoletta Curradi 

giovedì 26 febbraio 2026

Making light, le opere di Simone Garofalo negli spazi delll'Hotel Palazzo Castri 1874 a Firenze


Dal 26 gennaio 2026 è aperta la mostra Making lisght , personale dell'artista Simone Garofalo, a cura di Loredana Barillaro, allestita nelle sale di Palazzo Castri 1874, Boutique Hotel in Piazza dell'Indipendenza 7, a Firenze.


La mostra rientra nell’esigenza di Palazzo Castri 1874 - nella persona della General Manager Chiara Figini - di far diventare l’hotel un punto di riferimento per l’arte contemporanea nella città di Firenze - e non solo - e nella volontà di connotare la propria brand identity attraverso i linguaggi del contemporaneo. Il progetto di Palazzo Castri 1874 mira pertanto ad ospitare artisti di talento che hanno così la possibilità di esibire il loro lavoro ad un pubblico internazionale.


Come afferma la curatrice Loredana Barillaro,

“Making Light” è l’atto del costruire, del fabbricare. E Simone Garofalo lo fa con una grande attenzione ai materiali, realizzando lavori che parlano di luce e di spazio. 


Spazi che a tratti si fanno costellazioni, puntellate da elementi che richiamano la sua indole di designer.


Egli ci narra del mito di Dedalo, di Icaro, ma anche di Simone Martini e della pittura del Trecento toscano, mediante l’uso copioso delle superfici oro, così propense a irradiare calore ed energia, assieme al formato tondeggiante che, talora, richiama alla mente il desco tipico dell’epoca rinascimentale, se pensiamo alla luce come nascita e dono. Il riferimento al mito si fa testimone anche della frammentazione tipica della contemporaneità, nelle sue infinite contraddizioni, all’interno di una pittura astratta che diviene manifesta volontà di lasciare il segno.


Frammentazione come ferita, ma una ferita che è al contempo rinascita, in fondo non sappiamo se quello che abbiamo davanti sia stia formando o disgregando, gli elementi “altri” che l’artista posa con garbo sulle superfici sono la traccia che può indicare là dove il suo sguardo volge, che sia pittura, materia densa e concreta, o che sia acquerello, leggero e impalpabile. Ma la tavolozza su cui Simone Garofalo agisce con un fare a volte lieve talaltra più intenso, realizza atmosfere che ricordano intenzionalmente anche le ninfee di Monet, così come la geometria di Kandinskij.


Nell’incontro con la contemporaneità Simone Garofalo - nel superare la bidimensionalità delle superfici piane - costruisce “scatole luminose” in cui il neon led sposa la foglia oro e il legno antico, e in cui il simbolo dell’infinito richiama alla mente la riflessione sull’avanzare del tempo, sulla complessità di un concetto che da epoca immemore si pone al centro dell’arte, della scienza, della filosofia. Il tempo che, nel suo fluire, non si può contenere o arrestare. 


Cerchi, punti, linee ondulate su tonalità di blu, di verde, di oro. Blu come il mare, il cielo, le notti stellate, blu come la bellezza dei soffitti affrescati dai maestri del passato, blu come il manto della Vergine. Il verde, che richiama l’elemento naturale nelle sue molteplici componenti, sviluppa il tema del ricordo, il ricordo della campagna, di un mondo bucolico costellato da farfalle e api che si contrappone ad una contemporaneità in cui la natura diventa artificio e finzione. L’oro così prezioso nel farsi luce, nel farsi evocatore di spazio, di un luogo che si dilata, che respira e si fa specchio. Ma Simone Garofalo sceglie anche la profondità del nero, un colore capace di farsi potenza nella sovrapposizione di piani polimaterici in cui, evidentemente, spiritualità e conoscenza si fondono. 


L’artista dunque si muove su più fronti, alla ricerca di un percorso in cui il bisogno di “creare” si fa impellente, un percorso in cui, ancora una volta, è la luce - quale concetto dal plurimo significato - a determinare il passo, ad interpretare una sinfonia, a farsi luogo privilegiato in cui fermarsi e ascoltare.

Per info:

Palazzo Castri 1874

Piazza dell’Indipendenza 7, Firenze

www.palazzocastri.com - welcome@palazzocastri.com

Nicoletta Curradi