Restaurato il ritratto di Herbert Percy Horne, fondatore della casa-museo di via de’ Benci a Firenze. Il dipinto costituisce una testimonianza particolarmente significativa, considerando la scarsità di immagini esistenti di Horne.
Il Museo Horne di Firenze ha presentayo al pubblico il restauro del ritratto di Herbert Percy Horne, fondatore della casa-museo di via de’ Benci. L’opera, realizzata nel 1908 dal pittore inglese Henry Harris Brown, è stata restaurata da Daniele Rossi con la collaborazione di Gloria Verniani e Umi Toyosaki, grazie al sostegno di Friends of Florence e alla donazione di Catharin Dalpino. All’incontro di presentazione hanno partecipato Giuseppe Rogantini Picco, presidente della Fondazione Horne, Simonetta Brandolini d’Adda, presidente di Friends of Florence, Elisabetta Nardinocchi, direttrice del museo, e lo stesso restauratore Daniele Rossi.
Il dipinto costituisce una testimonianza particolarmente significativa, considerando la scarsità di immagini esistenti di Horne. Il ritratto, eseguito quando Horne aveva 44 anni, lo raffigura nel pieno del suo rapporto con Firenze e rappresenta una fonte fondamentale per comprendere la figura del collezionista, storico dell’arte e ideatore del museo. Nonostante l’accuratezza con cui organizzò e conservò la documentazione relativa alle opere da lui studiate e raccolte, Horne lasciò pochissime tracce della propria vita privata, quasi volesse identificarsi esclusivamente con la sua attività culturale e la sua collezione. A questa carenza di informazioni personali si accompagna anche una limitata presenza di ritratti: per lungo tempo, infatti, la sua immagine è stata conosciuta soprattutto attraverso due fotografie. Una, conservata presso la William Morris Gallery, lo mostra da adolescente, mentre prende il tè con la madre dell’architetto Arthur Mackmurdo; un’altra lo ritrae intorno ai trent’anni ed è stata spesso utilizzata nelle sue biografie.
Il dipinto restaurato non si limita a essere un semplice ritratto, ma rappresenta una sintesi visiva del suo universo culturale. Attraverso l’immagine emergono sia il suo sguardo di studioso sia il forte legame, da collezionista inglese, con il Rinascimento fiorentino. Horne è infatti raffigurato accanto a una statuetta del Giambologna, mentre sullo sfondo compare la Deposizione di Benozzo Gozzoli, entrambe opere appartenenti alla sua collezione e tuttora conservate nel museo. Entrato nelle raccolte del Museo Horne nel 1933, in seguito alla donazione dello stesso artista, il dipinto è stato fin da subito riconosciuto come un lavoro di grande pregio, anche per la qualità pittorica che avvicina Brown alla ritrattistica internazionale dei primi del Novecento.
Il restauro
L’opera è stata realizzata su una tela a trama fine preparata industrialmente, con fondo grigio perla. I colori, uniti all’olio di lino, sono stesi con pennellate di diversa consistenza e comprendono pigmenti come rosso cinabro, ocra gialla, biacca e nero di carbone. Nel tempo, sulla superficie si erano depositati polvere e residui atmosferici, oltre a vernici resinose ingiallite che attenuavano la luminosità originaria del dipinto.
Durante l’intervento, queste vernici sono state parzialmente ridotte, senza essere completamente eliminate, attraverso l’uso di solventi e l’impiego del microscopio ottico. La tela è stata mantenuta sul telaio originale: le biette sono state consolidate e riposizionate, conservando anche i quattro chiodi originari. Successivamente è stata applicata una nuova verniciatura a pennello con materiale semisintetico e sono stati eseguiti ritocchi con pigmenti minerali stabili.
Anche la cornice dorata è stata oggetto di intervento: i depositi di polvere accumulati nei motivi floreali intagliati sono stati rimossi tramite un gel a emulsione grassa. Il restauro ha così restituito profondità allo sfondo, maggiore nitidezza ai dettagli e luminosità agli incarnati, riportando in evidenza la qualità tecnica e la forza espressiva dell’opera. Questo intervento rappresenta un passaggio significativo non solo per la conservazione del dipinto, ma anche per la valorizzazione dell’identità del museo, strettamente legata alla figura del suo fondatore.
"Una volta di più Friends of Florence è intervenuta per restituire a una maggiore leggibilità un’opera che, raffigurando un inglese che molto ha amato Firenze e la sua arte, bene simboleggia l’attenzione di questa istituzione che, tramite il suo Presidente, Simonetta Brandolini d’Adda, ha fatto convergere verso la nostra città donazioni da ogni parte del mondo, testimoniando di come questa sia veramente patrimonio dell’Umanità", ha dichiarato Giuseppe Rogantini Picco, Presidente della Fondazione Horne, commentando il restauro.
Elisabetta Nardinocchi, direttrice del Museo, ha invece sottolineato l’importanza dell’opera: “Sia per la qualità della pittura, sia soprattutto per ciò che rappresenta, il dipinto bene si presta per essere esposto nelle sale dove si conserva la straordinaria collezione che Horne ha voluto per arredare il suo palazzo fiorentino, così che tutti i visitatori possano ricordare quanto si debba a questi stranieri colti e appassionati che hanno fatto di Firenze la loro seconda Patria, impegnandosi in prima persona per la tutela delle sue memorie, della sua arte e del suo tessuto urbano”.
“Siamo lieti di aver sostenuto il restauro del dipinto di Herbert Percy Horne e di aver contribuito alla sua conservazione per la fruizione presente e futura di un’opera di così grande significato per il Museo Horne e per la storia del collezionismo a Firenze”, ha affermato Simonetta Brandolini d’Adda, Presidente di Friends of Florence. “Ringraziamo la Direttrice Elisabetta Nardinocchi per la disponibilità e l’opportunità che ci ha offerto di affiancare il Museo in un progetto così importante e Daniele Rossi che ha condotto l’intervento sul dipinto. Siamo inoltre profondamente grati a Catharin Dalpino, donatrice appassionata e sempre vicina a Friends of Florence. Per lei, come per tutta la nostra Fondazione, il gesto si inserisce idealmente nel solco di tutti quei “friends of Florence” – nel senso più ampio – che nel tempo hanno scelto di restituire alla città parte della sua bellezza, riconoscendone il valore universale”.

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