Aperta fino al 31 ottobre 2026
Il Museo di San Marco ha aperto al pubblico “La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico”, prima mostra-dossier dedicata ai codici miniati conservati nella storica biblioteca del complesso, progettata nel Quattrocento da Michelozzo e considerata uno dei primi esempi di biblioteca pubblica in Europa.
Realizzata e promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali della Toscana del Ministero della Cultura, con il coordinamento scientifico di Marco Mozzo, direttore del Museo di San Marco, e curata da Sara Fabbri, Sara Ragazzini e Anna Soffici, questa esposizione inaugura una nuova idea di valorizzazione del patrimonio librario del museo, articolata in mostre tematiche dedicate a nuclei specifici della raccolta. Il progetto si inserisce in un più ampio programma di rinnovamento museale volto a rafforzare la conoscenza e la fruizione del patrimonio attraverso riallestimenti, interventi mirati e una rinnovata strategia culturale.
La mostra si colloca in una fase di particolare dinamismo per il museo, segnata dalla recente riapertura della Sala di Beato Angelico e dall’allestimento della sezione speciale della mostra Rothko a Firenze, che vede cinque opere dell’artista in dialogo con gli affreschi di Angelico in cinque tra le celle più significative del percorso museale. In questo quadro, il nuovo progetto espositivo amplia lo sguardo anche sulla Biblioteca e sulla raccolta libraria miniata quale componente essenziale del patrimonio di San Marco.
La Biblioteca di Michelozzo
Edificata intorno al 1440 per volontà di Cosimo de' Medici, più che un semplice ambiente destinato alla conservazione dei libri, la biblioteca rappresenta uno dei primi manifesti architettonici del Rinascimento applicato allo spazio del sapere.
L’impianto basilicale tripartito, scandito da colonne ioniche, organizza lo spazio secondo un rigoroso principio di proporzione e leggibilità. La luce naturale, diffusa attraverso finestre laterali, eliminava la necessità di ricorrere all’uso di luci artificiali, rispondendo al contempo a esigenze conservative e a una visione simbolica: la luce come metafora della conoscenza e della lux rationis. Anche la cromia originaria delle pareti – un verde oggi perduto – rispondeva a una precisa attenzione per il comfort visivo e la concentrazione, intuizione che trova riscontro nelle moderne ricerche sulla percezione e sull’affaticamento oculare.
Fin dalla sua fondazione, la biblioteca si configurò come un centro vitale del pensiero umanistico, grazie all’acquisizione della raccolta di Niccolò Niccoli (1365–1437), ricca di classici greci e latini. Molti di questi volumi ebbero un ruolo centrale nei dibattiti culturali e religiosi del tempo: è il caso dei testi greci utilizzati durante il Concilio di Ferrara-Firenze per sostenere l’unione delle Chiese, o della Legenda aurea, che ispirò direttamente diversi episodi dipinti dall’Angelico nel convento.
Il patrimonio della biblioteca comprendeva inoltre i libri liturgici miniati da Zanobi Strozzi, stretto collaboratore dell’Angelico, definendo un apparato decorativo di altissimo pregio. L'intera raccolta venne poi ordinata dal celebre libraio Vespasiano da Bisticci secondo i rigorosi dettami di Tommaso da Sarzana, il futuro papa Niccolò V. Negli anni Cinquanta del Quattrocento, dopo un terremoto che rese necessari interventi strutturali, fu realizzata la Sala Greca, allestita nel XVII secolo con le eleganti armadiature lignee che oggi ancora si possono ammirare.
A seguito della soppressione ottocentesca del convento, la fisionomia della raccolta è mutata profondamente: mentre la maggior parte dei volumi originali è confluita alla Biblioteca Nazionale Centrale, alla Laurenziana e alla Marucelliana, nella Sala Greca sono stati depositati 130 Corali medievali e rinascimentali: 25 del nucleo originario di Cosimo il Vecchio e di epoca medicea e i restanti provenienti da altre chiese e conventi. Tra questi tesori spiccano opere come il Messale 558 attribuito al Beato Angelico o l'Antifonario 584 miniato da Battista di Niccolò da Padova, esposti a rotazione per periodi limitati. Gli armadi seicenteschi originali sono attualmente custoditi all’Accademia della Crusca nella Villa medicea di Castello.
Il percorso della mostra
Oggi, questo luogo ricco di storia ospita la mostra "La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico” che, attraverso una selezione di codici miniati dal XIII al XVI secolo, esplora l’universo della decorazione zoomorfa tra creature reali e immaginarie, messaggere di complessi significati simbolici, restituendo al visitatore non solo la visione ravvicinata dei manoscritti, ma anche la percezione dell’ambiente per cui furono concepiti.
Lungo le navate della biblioteca si svolge la narrazione per immagini di un universo fantastico che vede nel drago il suo protagonista più multiforme. Creatura ibrida e ancestrale, il drago incarna sin dalle origini le forze del caos e della distruzione: lo ritroviamo in Mesopotamia nelle sembianze della dea Tiamat, regina del Caos, sconfitta dall'eroe Marduk. Nell’antico Egitto, ogni mattina il dio del Sole Ra deve sconfiggere Apophis, il drago delle tenebre, affinché la luce possa trionfare.
Nel mito classico, il mostro transita attraverso le fatiche di Eracle contro l’Idra e le visioni ovidiane, per poi traslare, col tramonto del mondo antico, nell’epica nordica. Qui diviene il guardiano di tesori nel Beowulf — il più antico poema epico in volgare europeo — o assume le sembianze di Fafnir, il cui sangue rese invulnerabile Sigfrido, fino a comparire come simbolo di potere sulla prua dei drakkar vichinghi o come attributo di Uther Pendragon.
Tuttavia, nei manoscritti dell'Europa cattolica qui conservati, il drago perde ogni ambivalenza per farsi simbolo esclusivo del male assoluto e di Satana. In questo contesto religioso, la fiera viene ricondotta all'ordine attraverso la vittoria della fede, apparendo sottomessa ai Santi, come San Giorgio, o agli angeli, come l'Arcangelo Michele. Accanto a lui, il bestiario si arricchisce di altre figure simboliche: il velenoso basilisco, l'unicorno emblema di purezza, e le immonde arpie, che dalle tempeste classiche giungono fino alla selva dantesca.
In opposizione a tali mostruosità, i codici miniati commissionati da Cosimo il Vecchio celebrano ad esempio l'eleganza del falcone, animale prediletto dall'aristocrazia e protagonista dell'educazione cortese.
Il percorso spirituale si eleva infine attraverso le figure dell’araba fenice, della farfalla e del cervo, simboli di resurrezione e della perenne rinascita dello spirito contro le forze del male. Questo immaginario millenario continua a ispirare la fantasia moderna: le opere di Tolkien fino alle moderne saghe letterarie, cinematografiche e televisive come Harry Potter, Il Trono di Spade o Lo Hobbit, sono la testimonianza della vitalità di un sistema simbolico capace di attraversare i secoli, mantenendo intatta la propria forza evocativa.
I codici esposti: sviluppo storico e apparato iconografico
Nel percorso cronologico dei codici esposti, i più antichi sono tre manoscritti le cui miniature sono espressione di una cultura ancora legata all’arte bizantina che si fonde con l’eleganza gotica. Si tratta di due graduali del tardo Duecento provenienti dal convento di San Jacopo di Ripoli e poi a Santa Maria Novella, codici 561 (Natività con bue e asinello) e 562 (rettile fantastico, forse basilisco), attribuiti alla bottega bolognese del Maestro della Bibbia di Gerona e di un Salterio della fine del XIII , manoscritto 624, con Re David e uno strumento musicale a forma di drago.
Nel Trecento, sotto l’influenza della rivoluzione di Giotto, troviamo alcuni codici provenienti dalla Chiesa di Santa Maria del Carmine le cui miniature rivelano una maggiore articolazione spaziale: tra questi i manoscritti con San Michele che sconfigge il drago, David con leone e unicorno, e scene con presenza ricorrente del drago come elemento simbolico.
Il graduale Corsini, acquistato dallo Stato nel 2000, introduce il mondo tardogotico internazionale con ricche drôleries, popolato da animali reali e fantastici.
Nel contesto camaldolese di Santa Maria degli Angeli operano miniatori come Bartolomeo di Fruosino, collaboratore e probabile allievo di Lorenzo Monaco, del quale possiamo ammirare le miniature con fregi popolati da animali e creature fantastiche dell’Antifonario di S. Egidio (Ms 557).
Il pieno Rinascimento: i codici medicei e il dialogo con l’Angelico
Il culmine del percorso è rappresentato dai codici quattrocenteschi Ms 515 e 516, commissionati da Cosimo de’ Medici e miniati da Zanobi Strozzi con fregi di Filippo di Matteo Torelli.
Nell’iniziale della Missione di San Domenico (Ms 516), la scena si espande oltre la lettera: il santo riceve la Bibbia da Pietro e Paolo, mentre il cane domenicano — elemento iconografico fondamentale — compare accanto alla scena, rafforzando il sistema simbolico.
Per questa miniatura è stata ipotizzata la partecipazione diretta del Beato Angelico, verosimilmente attraverso un disegno preparatorio. Tale ipotesi trova riscontro nei rapporti documentati tra Angelico e Strozzi e nel ruolo di supervisione esercitato dal pittore, attestato nelle fonti conventuali.
I codici instaurano un dialogo diretto con le celle affrescate dell’Angelico (in particolare quelle tra la 31 e la 34): analogie stilistiche, uso della luce e presenza calibrata degli elementi simbolici — inclusi gli animali — confermano una comune funzione meditativa.
Dal Quattrocento al Cinquecento
Nel Cinquecento, il codice 529 di fra Eustachio presenta iniziali con figure e animali come lo sparviero, mentre il manoscritto 543 miniato da Monte di Giovanni include un ricco repertorio iconografico con angeli, cherubini e arpie, a testimonianza della continuità e trasformazione del linguaggio simbolico.
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Orari di apertura: da martedì a domenica, dalle 8:30 alle 13:50 (ultimo ingresso ore 12:45).
Chiuso tutti i lunedì, la quinta domenica del mese, 1° gennaio, 25 dicembre.
L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto del museo
Intero € 11.00 - Ridotto € 2.00 per i cittadini dell’U.E. tra i 18 e i 25 anni.
Gratuito fino a 18 anni non compiuti. Altre riduzioni e gratuità secondo le norme di legge previste per i musei statali.

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