lunedì 23 gennaio 2023

I Macchiaioli a Palazzo Blu a Pisa

 

Giovanni Fattori. In vedetta (Il muro bianco)



La mostra “I Macchiaioli”, a Palazzo Blu di Pisa, aperta fino al 26 febbraio 2023, è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Blu e MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa, e curata da Francesca Dini, storica dell’arte ed esperta tra le più autorevoli di questo movimento. L'esposizione ripercorre l’entusiasmante evoluzione e insieme rivoluzione dei Macchiaioli, che hanno dato vita a una delle più originali avanguardie nell’Europa della seconda metà del XIX secolo.


Si tratta infatti di una retrospettiva di oltre 120 opere, per lo più capolavori provenienti da collezioni private, solitamente inaccessibili, e da importanti istituzioni museali come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”, di Milano, la Galleria d’Arte Moderna – Musei di Genova Nervi e la Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma. Il catalogo della mostra è edito da Skira Editore.


Questo importante movimento pittorico è diventato popolare, arrivando a un pubblico più vasto, oltre cinquant’anni fa grazie all’ormai storica mostra di Forte Belvedere a Firenze. Sull’arte dei macchiaioli molto si è detto e rappresentato, senza mai però riuscire a restituire appieno quella visibilità internazionale che le spetta. E questo soprattutto perché la competizione con l’Impressionismo francese, impostata come ineludibile dalla critica sin dai tempi di Roberto Longhi, ha fin qui impedito una lettura completa e autonoma della vicenda dei Macchiaioli.


Oggi più che mai, cadute le visioni nazionaliste a favore di uno sguardo europeista e internazionale, si è più propensi a stemperare la concezione franco-centrica della storia della pittura europea del XIX secolo e, senza sminuire la portata universale del messaggio impressionista, a evidenziare con maggiore oggettività i nessi vitali del dialogo culturale tra i popoli che hanno contribuito all’evoluzione della civiltà europea.

In questo contesto la vicenda dei Macchiaioli assume una rilevanza ancora più interessante, così come la Toscana, terra di elezione per loro esperienza artistica. Questi pittori appaiono dunque per ciò che sono effettivamente stati, ovvero la chiave di un dialogo aperto, propositivo, onesto e audace con le più importanti comunità artistiche dell’Europa del tempo.


Il termine “Macchiaioli” fu coniato nel 1862 da un recensore della Gazzetta del Popolo, che così definì quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine a un rinnovamento in chiave antiaccademica della pittura italiana in senso realista. L’accezione ovviamente era dispregiativa e giocava su un particolare doppio senso: darsi alla macchia infatti, significa agire furtivamente, illegalmente.


L’esposizione a Palazzo Blu, articolata in 11 sezioni, racconta dunque l’eccitante avventura di un gruppo di giovani pittori progressisti, toscani e non, che – desiderosi di prendere le distanze dall’istituzione accademica nella quale si sono formati, sotto l’influenza di importanti maestri del Romanticismo come Giuseppe Bezzuoli e Francesco Hayez – giungono in breve tempo a scrivere una delle più poetiche e audaci pagine della storia dell’arte non solo italiana.

Ed è proprio per via dei valori universali che la sottendono che l’arte dei Macchiaioli risulta così attuale, affascinando con la pienezza formale e poetica di straordinari capolavori – dalle Cucitrici di camicie rosse di Borrani a Il canto di uno stornello di Lega, alla Battaglia di Magenta di Fattori – indelebilmente impressi nella memoria collettiva. Lo sguardo intimo sulla realtà a loro contemporanea, la visione antieroica e profondamente umana che i Macchiaioli ebbero del Risorgimento hanno del resto incantato anche il mondo del Cinema, da Luchino Visconti a Martin Scorsese.

La mostra di Palazzo Blu raccoglie le opere “chiave” di questo percorso allo scopo di cadenzare i diversi momenti della ricerca dei macchiaioli, il loro confrontarsi con altri artisti e con le diverse scuole pittoriche europee; i loro smarrimenti, la capacità di mettersi collettivamente in discussione e di sterzare, se necessario, il timone per proseguire sulla strada del progresso e della modernità senza abbandonare mai la via maestra della luce. Il pubblico dei visitatori troverà a Palazzo Blu le risposte alle domande più ricorrenti: perché i Macchiaioli sono nati in Toscana? Possono essi ritenersi i pittori del Risorgimento? Perché sono considerati un’avanguardia europea.




I Macchiaioli

BLU | Palazzo d’arte e cultura

Lungarno Gambacorti 9

Tel. +39 050 916 950


Orari

 Lunedì - venerdì 10-19

Sabato, domenica e festivi 

 10-20


Sito web

https://www.macchiaiolipisa.it/



Fabrizio Del Bimbo 


mercoledì 18 gennaio 2023

Fuori dal mondo. Le opere di Christian Balzano a palazzo Medici Riccardi

 

Christian Balzano. 

Fuori dal Mondo

A cura di Marco Tonelli

Palazzo Medici Riccardi – Firenze

Dal 19 gennaio al 12 marzo 2023


 


 Si intitola Christian Balzano. Fuori dal mondo la mostra, promossa da Città Metropolitana di Firenze con il patrocinio di Regione Toscana, organizzata da MUS.E e Casa d'Arte San Lorenzo e curata da Marco Tonelli, che apre al pubblico il 19 gennaio 2023 a Palazzo Medici Riccardi (fino al 12 marzo).


 


“È su questa terra che gli uomini esercitano il potere e bramano ricchezze, gettando l’umanità nel caos e scatenando guerre fratricide”: così si legge nella mappa incisa intorno al 1580 dal cartografo Epichtonius Cosmopolites, raffigurante il cappuccio di un giullare con il mondo al posto del volto.


Proprio ispirato da questa eccentrica immagine che parla di vanitas e follia degli uomini, Christian Balzano ha ideato il progetto espositivo Fuori dal mondo che vuole sollevare interrogativi sulla condizione del pianeta e soprattutto porre una domanda fondamentale: “Può l'identità storica e culturale di un luogo, di una comunità, essere completamente sconvolta e cambiata dalla convivenza con altre persone, con identità diverse?”.


Intorno a questa domanda si articola una mostra suddivisa in sezioni tematiche, profondamente legate l’una all’altra: il pluralismo della religione, la natura contaminata e contaminante, i continenti, i paesi e le bandiere sono infatti i temi intorno a cui ruotano le opere esposte, tutte accomunate dall’uso del tessuto, materiale che simboleggia con i suoi intrecci la pelle stessa e la carne delle nazioni in tutta la loro complessità geopolitica.


“I movimenti storici, di idee, di popoli, nonostante le resistenze violente determinate dal volere possedere la vita degli altri, determinano loro malgrado gorghi dai quali l'umanità esce, si riconosce come tale e va avanti, andando oltre quelli che il Vangelo chiama capi delle nazioni che esercitano su di esse il potere – dichiara Letizia Perini, consigliera della Città Metropolitana di Firenze delegata alla Cultura - Christian Balzano, utilizzando efficacemente strumenti diversi per l'espressione della sua arte e attingendo al patrimonio di grandi tradizioni religiose, sembra giocare su cosa voglia dire stare davvero dentro o fuori dal mondo. Si pone fuori chi vuole comandarlo e non servirne gli abitanti. Alla fine è fuori dal mondo chi si sente e crede padrone ma che, anche a prezzo di grandi sofferenze procurate agli altri, non vincerà".


"Ci sono qui i grandi temi del nostro vivere: il nostro essere-nel-mondo di heidegerriana memoria, il nostro abitare lo spazio e il tempo progettandoci continuamente e prendendoci cura di noi stessi, degli altri e del mondo – spiega Valentina Zucchi, curatrice del museo di Palazzo Medici Riccardi . Solo così, ponendoci come ideale tessuto connettivo di un pianeta che ci ostiniamo a governare piuttosto che ascoltare, potremo offrire il nostro contributo a una storia più grande di noi e dell'umanità tutta, nella quale esprimere con autenticità la nostra dimensione lasciando aperti i nostri interrogativi, accogliendo le alterità di individui, specie, ere e riconoscendoci come parte osmotica di un tutto che è insieme dentro di noi e fuori da noi. Le opere in mostra suggeriscono piste, sguardi, interpretazioni; l'artista abita poeticamente il mondo e ci suggerisce, con il fascino proprio del linguaggio artistico, nuovi modi per viverci".


 


“Casa d’Arte San Lorenzo è da moltissimi anni che lavora a stretto contatto con Christian Balzano, incentivando e sostenendo la sua arte – spiega Roberto Milani di Casa d’Arte San Lorenzo - Inaugurare una mostra personale nelle sale museali di Palazzo Medici Riccardi di Firenze è più che mai un onore e motivo di orgoglio e vanto per tutto il lavoro svolto fino a oggi”.




“Iconiche ma anche frastagliate, realizzate con processi chimici e naturali allo stesso tempo (tecniche documentate con un video in mostra), ma anche progettate secondo attente ricostruzioni cartografiche, le opere in mostra ribadiscono, secondo il pensiero di Christian Balzano, che seppure il presente che stiamo vivendo non dia alcuna rassicurazione né abbia decretato alcuna fine della storia, pur con tutte le sue incertezze e atrocità, è l’unica forza attiva a cui possiamo appigliarci per scongiurare il naufragio e non perdere la speranza nel futuro di un nuovo mondo, senza più confini e quindi tutto da scoprire. In ciò forse la pratica dell’arte e la figura stessa dell’artista, di ogni artista probabilmente (che potremmo definire metaforicamente un matto, un giullare, un trickster, un eccentrico cartografo delle rotte del presente o un sognatore di un nuovo mondo) si adattano perfettamente al timone di questa difficile e spesso vacua navigazione. Perché in fondo, come piace pensare a Balzano, “re e uomini fanno progetti dei quali Dio ride" afferma il curatore Marco Tonelli.


“Gli enormi contrasti ideologici ed i veloci cambiamenti in atto (geo-politici, religiosi, culturali e di conseguenza sociali) mettono in evidenza la necessità di riflessioni e cambiamenti. Oggi la natura ha evidenziato questa urgente necessità - dichiara Christian Balzano -. In questo progetto il protagonista sarà il tessuto che, come un individuo, un’identità ben specifica, assumerà nuove forme e nuovi significati attraverso lo scontro o incontro con nuovi elementi, sostanze che, come un virus, lo alterano, modificano e portano agli estremi. Lo spazio ed il tempo impiegati per ogni singolo lavoro, condizioneranno il risultato finale rendendolo diverso l'uno dall'altro. Ma la diversità, vista come ricchezza, può generare solo nuove forze di pensiero libero”.




Opere fortemente connesse tra loro, come i quattro grandi timbri in marmo con i simboli delle religioni più diffuse al mondo (ebraica, cristiana, musulmana, induista) a cui si aggiunge il timbro “personale” dell’artista (che ha come effigie un toro); stoffe su cui campeggiano carte geografiche di paesi in guerra - trasformate dall’acqua del mare - o bandiere di paesi i cui confini sono separati da muri o linee invalicabili: tutti elementi che vanno a costituire un atlante critico del globo, a cui Balzano si approccia come ad un unico grande e sfaccettato “tessuto” sociale e politico.


La multiformità delle tecniche utilizzate dall’artista testimonia la pluralità delle culture e delle identità, ma anche la necessità della loro coesistenza; e, a ricordarci che viviamo tutti sullo stesso pianeta, ci sarà un’installazione ambientale dal titolo Io siamo tessuto, costituita da una bambina in bronzo a grandezza naturale che tira - come un pescatore fa con la sua rete - una grande sfera che rappresenta il mondo, fatta di tessuti di diversa natura.


La mostra sviluppa temi ricorrenti nell’arte di Balzano, che indaga e reinterpreta le grandi questioni della globalizzazione, dell’integrazione sociale o dei cambiamenti climatici, e presenta per quest’occasione opere recenti e lavori inediti, elementi trascinati e trasformati dalla corrente tumultuosa della contemporaneità che approdano nei rassicuranti ambienti rinascimentali di Palazzo Medici Riccardi.

Il catalogo della mostra verrà pubblicato dalla casa editrice Skira nel corso dell’esposizione, con testi di Marco Tonelli, Sara Taglialagamba e Valentina Zucchi.


Fabrizio Del Bimbo