mercoledì 3 novembre 2010

A Casola Valsenio, a pochi km dalla Toscana, i "geografi del vuoto" a convegno




L'ultimo raduno degli speleologi di tutto il mondo si è svolto dal 28 ottobre al 1° novembre a Casola Valsenio, comune dell’Emilia-Romagna, sull’appennino faentino ad appena 10 chilometri dal confine con la Toscana, immerso nel Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola, una delle aree carsiche più importanti d’Europa.

Il meeting è itinerante, quella del 2010 è stata la sesta edizione che si tiene a Casola Valsenio, la prima è stata nel 1993. La partecipazione media delle precedenti edizioni si attesta intorno ai 2500 iscritti, quest'anno si è raggiunto quota 3000. Il meeting ha ospitato partecipanti provenienti da diversi paesi europei e documenterà i risultati dell’attività speleologica in Italia e all’estero.

Convegni, proiezioni, mostre, performance e laboratori hanno caratterizzato i quattro giorni dell’incontro: un programma ricco che ha permesso anche ai meno esperti ad avvicinarsi all’affascinante mondo delle grotte. L'importanza delle cavità carsiche come elemento caratterizzante di un territorio è stato tema di assoluta rilevanza, così come il valore del paesaggio carsico per un turismo attento e sostenibile.

Il convegno ha mirato ad una maggiore consapevolezza di potenzialità e limiti della geografia ipogea e, per quanto possibile, a definirne la specificità. Alcune case-histories presenteranno “esplorazioni, mondi e rappresentazioni”, partendo da queste testimonianze concrete di rappresentazione del mondo sotterraneo si è parlato di “metodi, teoria e storia”. Sono intervenuti, oltre a speleologi ed esploratori di fama internazionale, Franco Iseppi, Presidente Touring Club Italiano; Umberto Martini, Presidente Generale Club Alpino Italiano; Giampietro Marchesi, Presidente Società Speleologica Italiana; Franco Farinelli, Ordinario di Geografia presso l’Università di Bologna, on. Erminio Quartiani, Presidente del Gruppo Amici della Montagna del Parlamento Italiano. Invitati Franco Salvatori, Presidente della Società Geografica Italiana e rappresentanti della Federazione Speleologica Europea.

Al termine del convegno è stato consegnato dalla Società Speleologica Italiana al Comune di Casola Valsenio il titolo di Speleopolis-Città amica degli speleologi.

Una giuria di speleologi e di giornalisti esperti ha deciso quale tra i vini degustati condivideva le caratteristiche e le qualità di una grotta di particolare importanza dell'area carsica di provenienza e lo fregerà del titolo di vino Profondamente Eroico.

Organizzato in collaborazione con il CERVIM, centro europeo di ricerca sulla viticoltura eroica di montagna, l'evento ha inteso essere una modalità insolita di promozione e valorizzazione dei vini di montagna. Erano presenti Francois Stevenin, Presidente CERVIM e Gianluca Macchi, Direttore CERVIM.

Questa edizione ha ospitato anche il secondo Festival Europeo dell’Immagine Speleologica. Il Festival comprendeva due concorsi, dedicati a videoclips con tema speleologico (da 30” a 180”, su http://www.youtube.com/user/CASOLA2010 alcune anticipazioni) e a story board (max n. 5 foto 20x30) che illustrano una storia.

Tra le mostre, da ricordare il caleidoscopio d’immagini proposto dal team internazionale La Salle, il reportage sull’esplorazione del sistema carsico Stella-Basino nella Vena del Gesso, la documentazione dei Sotterranei di Bologna, l’esibizione di immagini di Speleo Project, tra le più autorevoli equipe di speleo reporter al mondo. Poi, inediti documenti e testimonianze della Società Speleologica Italiana.

Inoltre si è festeggiato il sessantesimo compleanno della Società Speleologica Italiana e per l'occasione è stato presentato il volume di Marco Bani sui 25 anni di ricerche a Monte Nerone (Umbria) dove è venuto alla luce uno tra i più importanti siti europei legati all’Ursus Speleo.

Per altre informazioni www.casola2010.it

Nicoletta Curradi

martedì 19 ottobre 2010

Il Giardino Garzoni, culla di Pinocchio



Uno dei più bei giardini d'Italia è senza dubbio o storico Giardino Garzoni, situato a Pescia (PT), il quale rappresenta la felice sintesi fra la geometricità rinascimentale e la spettacolarità del nascente barocco.
Il giardino può essere a ragione considerato un'opera d'arte di raro equilibrio, dove il verde, le scalinate, i trionfi d'acqua e le statue costituiscono un tutto unico.
È un'esperienza assolutamente indimenticabile perdersi fra le meraviglie di questo luogo della fantasia: grotte, teatri ricavati da siepi di bosso, statue rappresentanti esseri mitologici, satiri, figure femminili, bacini d'acqua popolati da cigni e germani, foreste di bambù.

Un'antica tradizione vuole che la visita rechi fortuna agli innamorati e non solo per le ombre delle fronde ed i ripari, che consentono effusioni, ma per il labirinto, nel quale ritrovarsi è simbolica allusione del cammino da fare insieme per tutta la vita.

Appena entrati nel giardino ecco apparire bellissime aiuole fiorite, statue e due grandi vasche circolari. Camminando si arriva davanti alle due maestose scalinate a doppia rampa caratterizzate da un complesso sistema idraulico che alimenta i giochi d'acqua.

Salendo le scalinate si raggiungono le tre terrazze superiori. Al di là l'impressionante scala d'acqua, fiancheggiata da due statue di donne che rappresentano le due eterne rivali: Lucca e Firenze.
A fianco del percorso principale del giardino, ci si può addentrare in moltissimi altri viali e vialetti laterali per scoprirne le meraviglie tra i profumi delle essenze, i giochi di ombre e luci dati dalle vegetazioni, il mistero dei labirinti, il fascino delle sculture.
E' importante ricordare che in questo giardino ha giocato e vissuto la sua infanzia Carlo Lorenzini, il "padre di Pinocchio, il burattino più famoso del mondo. Sua madre era cameriera della famiglia Garzoni e il figlio ha avuto quindi la fortuna di godere delle belelzze del giardino. Dietro la villa sono rimaste intatte le case medievali, abbarbicate, che costituiscono il borgo antico.

Merita una menzione, sempre all'interno del Giardino, la Collodi Butterfly House, uno splendido edificio-serra in pietra e cristallo autoportante, progettata da Emilio Faroldi e Maria Pilar Vettori dello studio di architettura emilio faroldi associati, con sede a Parma e Milano, che ospita un lussureggiante giardino tropicale contenente un migliaio di farfalle provenienti da tutto il mondo. All'interno una presentazione audiovisiva, prepara il visitatore alla comprensione della vita animale e vegetale che potrà ammirare all'interno della Collodi Butterfly House.

All'interno il visitatore può ammirare un bellissimo giardino esotico dove giornalmente si corteggiano, si nutrono sui fiori e si riproducono, circa un migliaio tra le più belle farfalle del mondo provenienti da ambienti Amazzonico o Neotropicale, Afro-tropicale e Indo-australiano.

Un mondo affascinante in cui trionfa l'etologia e si possono vedere tutti gli stadi di sviluppo (uovo, bruco, crisalide e farfalla), osservare le differenze tra le farfalle diurne e le notturne, (falene), riconoscere le colorazioni aposematiche, terrifiche e i trucchi adottati per la sopravvivenza.



Nicoletta Curradi

Un'oasi naturale nel cuore della Toscana: il Padule di Fucecchio



Non tutti sanno che la più grande palude interna italiana si trova in Toscana.
Il Padule di Fucecchio ha un’estensione di circa 1800 ettari, divisi fra la Provincia di Pistoia e la Provincia di Firenze; anche se molto ridotto rispetto all'antico lago-padule che un tempo occupava gran parte della Valdinievole meridionale.
La zona più interessante sul piano naturalistico è situata soprattutto nei Comuni di Larciano, Ponte Buggianese e Fucecchio. Il Padule è un bacino di forma pressappoco triangolare situato nella Valdinievole, a sud dell’Appennino Pistoiese, fra il Montalbano e le Colline delle Cerbaie. Il principale apporto idrico deriva da corsi d’acqua provenienti dalle pendici preappenniniche. L’unico emissario del Padule, il canale Usciana, scorre parallelamente all’Arno per 18 chilometri e vi sfocia in prossimità di Montecalvoli (PI).
La Riserva Naturale del Padule di Fucecchio è dotata di strutture per la visita che comprendono anche un osservatorio faunistico realizzato grazie alla riconversione di uno dei caratteristici casotti del Padule. E' un'esperienza affascinante poter osservare col cannocchiale l'airone cenerino che si fa la toilette mattutina in pieno relax...

Ripercorriamo un po' la storia di questa stupenda oasi: appartenuto fino ai primi del secolo XIV alla Repubblica lucchese, il lago-padule di Fucecchio passò alla Repubblica fiorentina nel 1328. Dopo parziali interventi di bonifica, Cosimo I de' Medici commissionò, nel 1549, a Luca Martini la sistemazione idrica del lago per farne un vasto bacino riservato alla pesca. Martini alleggerì la portata dell' Usciana con la costruzione della chiusa di Ponte a Cappiano.

Leonardo ha raffigurato e menzionato più volte il Padule di Fucecchio, fin dal disegno del 5 agosto 1473 (GDS, Uffizi), negli studi idrografici (RLW 12277) e come meta del grandioso progetto per la deviazione delle acque dell’Arno da Firenze attraverso Prato, Pistoia, Serravalle e la Val di Nievole (RLW 12685 e 12279; Codice di Madrid II, f. 22v-23r; Codice Atlantico, ff. 127r e 1107r.

Agli inizi del XVII secolo Ceseri Frullani di Cerreto Guidi scrisse due opere in cui sosteneva la necessità di alzare il livello delle acque del lago, con vantaggi per la pesca e per la salubrità dell'aria. Il problema della bonifica fu affrontato nuovamente dal discepolo di Galileo Galilei, Vincenzo Viviani, che, nel 1670, analizzò alcuni emissari del lago, soprattutto il Pescia, proponendo deviazioni per il recupero di terreni da annettere alle fattorie granducali. Nel 1678 e nel 1682 studiò il corso della Usciana e lo stato della chiusa di Ponte a Cappiano.

A partire dal 1780 il Granduca Pietro Leopoldo di Lorena promosse un'opera di bonifica della pianura che prevedeva l'abbattimento della chiusa di Ponte a Cappiano, la riescavazione di fossi e canali navigabili e una serie di provvedimenti per incrementare l'attività agricola e commerciale della zona. Questi lavori furono accompagnati dalla donazione, nel 1796, del "chiaro" del Padule alle comunità confinanti. Agli inizi del XIX secolo furono avviati studi botanici ed ittici, ma la situazione si presentava ancora problematica, soprattutto per le piene dell'Arno che interessavano l'area a valle di Ponte a Cappiano. Sin dal 1795 Vittorio Fossombroni aveva studiato provvedimenti per risolvere questo problema, ma solo nel 1826 dal Granduca Leopoldo II incaricò l'ingegnere Luigi Kindt di edificare le cateratte di Ponte a Cappiano. Al 1860 risale un progetto di completo prosciugamento del Padule, mai realizzato, mentre gli ultimi interventi di bonifica risalgono al 1931.

Oggi l'area è controllata dal Consorzio di Bonifica del Padule di Fucecchio, la cui opera di manutenzione ha consentito di migliorare le condizioni igienico-ambientali della zona umida e di configurare il bacino come riserva naturale. Alla conservazione e valorizzazione dell'area del Padule e del Lago di Sibolla si dedica il Centro di Ricerca, Documentazione e Promozione del Padule di Fucecchio, costituito da rappresentanti di Enti Pubblici e Associazioni. Il Centro produce materiale scientifico e divulgativo, organizzando al tempo stesso visite didattiche e turistiche. Inoltre viene gestito il Laboratorio per l'Educazione Ambientale nel Padule di Fucecchio, che promuove itinerari didattici di tipo naturalistico e storico-ambientale.

Fabrizio Del Bimbo

venerdì 8 ottobre 2010

Il ciuco di Toscana


Per molti è sinonimo di ottusità e testardaggine. Niente di più sbagliato!

E’ solo un luogo comune. L’asino è invece un animale dolce, affettuoso e paziente.

Riconosce il padrone, al quale - se viene trattato con rispetto - obbedisce incondizionatamente.
Ha carattere indipendente, ma non ama stare da solo e soprattutto, adora le coccole… Intelligentissimo, dotato di una memoria di ferro è anche molto longevo
Quando decide però di “impuntarsi” non c'è davvero niente da fare!

Può succedere soprattutto che ciò avvenga davanti ad un torrente; convincerlo ad attraversare non è impresa facile a causa della sua paura ancestrale dell’acqua. E’ infatti un animale di origine desertica e in quei casi, picchiarlo non serve proprio a niente…

Fino a circa cinquant'anni fa era un elemento prezioso per la civiltà contadina.
Si prestava con successo per i lavori più disparati: portare pesi, girare la mola per macinare, sostituire il bue nel lavoro dei campi e il cavallo per cavalcare e trainare carretti.
Non possederne almeno uno era una grave mancanza! Infatti, un detto popolare recitava: “Gli è morto l’asino!” per indicare che a qualcuno era successa una terribile disgrazia.

Poi l’agricoltura industriale moderna ha trasformato il mondo rurale e l’asino è stato sostituito da moderni ipertecnologici macchinari agricoli…

Nel giro di mezzo secolo gli asini in Italia, sono passati così da alcuni milioni a solo qualche migliaio ed oggi rischiano letteralmente l’estinzione. Noi vogliamo riscattarli parlandovi di loro!

Sorcino o crociato è il nome della principale razza diffusa in Toscana. Patria dell'asinello sorcino crociato è il Monte Amiata. Oggi questa razza è una vera e propria “reliquia” !

Il Sorcino è grigio – da qui il suo appellativo – di taglia media, dotato di muso e ventre bianchi, zebratura sulle gambe e l’inconfondibile e caratteristica “croce” sul dorso. Un albo genealogico vigila oggi sulla loro purezza e per non disperderlo la Regione Toscana ha messo a disposizione degli incentivi per chi lo ha in cura.

L'asino non è un animale molto prolifico: al termine di una lunga gestazione (12 mesi) nasce un solo puledrino (i parti gemellari sono rarissimi). Per poterne tenere uno basta davvero poco: un ettaro di terreno a pascolo.

Mantenerlo poi costa poco: si accontenta di un po’ di fieno - non occorre che sia di primissima qualità - e soprattutto di molta acqua (dai 15 ai 30 litri al giorno!), pulitissima perché se non lo è lui la rifiuta anche se sta letteralmente morendo di sete… Ama rotolarsi nella sabbia o comunque in qualcosa di molto polveroso, come la cenere del camino.

E per finire alcune curiosità. Il mulo nasce dall'accoppiamento di un asino e di una cavalla. Dall'incontro tra un'asina e un cavallo si ottiene invece il bardotto. In Abruzzo è in fase di realizzazione un progetto per la valorizzare del latte d'asina, che molti nutrizionisti e pediatri consigliano per l'allattamento di bambini allergici al latte vaccino, di soia o di capra

venerdì 30 luglio 2010

Ritrovo di streghe a Stia


Nel 1965 nel bosco situato nei pressi del Castello di Stia appartenuto ai Conti Guidi, alcuni turisti che qui si erano fermati per trascorrere una felice ed insolita notte all'aperto, furono protagonisti di un evento quantomeno incredibile!

Improvvisamente, dinnanzi a loro, si materializzò dal nulla un fuoco ed apparvero con esso delle ombre di uomini e donne che presero a danzare attorno al fuoco.

Quando furono finite le danze, dal nulla comparvero delle tavole imbandite e i fantasmi si accomodarono per consumare il pasto. Poi, al risuonare di alcuni fischi, gli spettri, così come dal nulla erano comparsi, scomparvero…

Si dice che quei turisti abbiano assistito “semplicemente” ad un ritrovo di streghe che ancora oggi vagano allegramente per quei boschi a causa dei peccati da loro compiuti con pratiche di magia nera.

Il castello di Porciano che, al tempo in cui si verificò quest'episodio era in stato di rovina, é invece oggi splendidamente restaurato e di proprietà privata.

giovedì 29 aprile 2010

Il merlo guarito dalla Contessa


Nel 1112, la contessa Matilde di Canossa soggiornò a Casciana, nel pisano, in compagnia di un merlo malato, che però, nonostante il suo stato, ogni giorno si allontanava dalla dimora.

Ad ogni ritorno però, la Contessa in ansia per il piumato notava un miglioramento sempre crescente della sua salute.

Incuriosita da questi strani avvenimenti decise di farlo seguire nelle sue uscite e così scoprì il suo segreto....

Il merlo era solito tuffarsi in uno stagno di acqua calda nascosto tra le canne.

Da questo ne dedusse che, le calde acque di quello stagno avevano portato alla guarigione il suo merlo. Erano acqua prodigiose e miracolose per la salute!

E' fu così che, intorno a quel cannetto sorse, nel 1311, quello che oggi è il famoso stabilimento termale di Casciana Terme.

venerdì 19 marzo 2010

Il cassero di Montevarchi (AR)


Immaginate un castello in pietra grigia, al centro di una grande e scenografica piazza, al limitare della "Mandorla" che rende unico, per originalità di impianto urbanistico, il borgo di Montevarchi nell'aretino, alla porta del Chianti.

A popolare il castello, centinaia di sculture, creature nate tra Ottocento e Novecento, bronzi, legni, gessi, terrecotte, ceramiche, marmi, collocate su mensole rosso mattone su sfondo azzurro, a suggerire scenografie modernissime che si coniugano perfettamente con le pietre delle strutture antiche. Oppure istallate nello statuario al pianoterra, a guardare, ed essere ammirate, di là dalle ampie superfici di vetro che aprono il Cassero verso la grande piazza.

Criteri museografici e museologici all'avanguardia e gusto per la scenografia sono sottesi alla collocazione di questo patrimonio d'arte, facendolo per la prima volta emergere dai depositi, ma soprattutto dalle case-studio appartenute agli artisti. A sovrintendere alla nascita del nuovo Museo-Centro di documentazione è il professor Alfonso Panzetta, che, su mandato del Comune di Montevarchi, lo dirige.

Il tutto è solo la punta di un iceberg.

Il Cassero per la Scultura è infatti non tanto e non solo un nuovo spazio museale che non ha paragoni in Italia, ma un progetto originale, unico nel suo genere. Un luogo per imparare a guardare la scultura e un centro dove scoprire, conoscere, documentare e comunicare la scultura italiana degli ultimi due secoli.

Come finalità primarie il Cassero per la Scultura si pone infatti la ricerca e la documentazione della plastica italiana otto e novecentesca.
E ciò allestendo esposizioni d'ampio respiro, stabilendo rapporti con le Università italiane, oltre che naturalmente, toscane, ponendosi come punto di riferimento per le numerose Gipsoteche e Musei d'Artista presenti nella Regione ed in Italia, e avviando con esse progetti comuni per la divulgazione e la conoscenza di collezioni poco note e visitate. Ma alle finalità primarie, il Cassero affiancherà anche una singolare e innovativa attività didattica destinata ai visitatori più giovani.

Al momento la collezione permanente, interamente restaurata, consta di oltre mezzo migliaio di opere tra bronzi, marmi, gessi, terrecotte e disegni, di artisti toscani e italiani, giunte a Montevarchi grazie a donazioni di privati, e sono queste le opere con cui apre il Cassero per la Scultura.

In sale dedicate, il visitatore potrà così ammirare le creazioni di maggior rilievo di artisti come Michelangelo Monti, Timo Bortolotti, Arturo Stagliano, Alberto Giacomasso, Mentore Maltoni, Valmore Gemignani, Firenze Poggi e Donatella (Dodi) Bortolotti. Oggi tutte patrimonio dell'istituzione aretina. E con esse le sculture dei montevarchini Pietro Guerri, Elio Galassi e Ernesto Galeffi, già di proprietà comunale.

Non mancano i capolavori come L'inizio alla vita e Gioventù di Michelangelo Monti, il primo - eccellente esempio di quella scultura d'impegno sociale - venne esposto alla Quadriennale di Torino del 1902 davanti al notissimo Quarto Stato di Pellizza da Volpedo oggi alla GAM di Milano, il secondo invece, più novecentista, apprezzato da Margherita Sarfatti alla I Biennale romana del 1921. Il Pescatorello e La preda di Timo Bortolotti, rispettivamente esposti il primo alla II Quadriennale romana del 1934 e alla storica Esposizione d'Arte Italiana al Jeu de Paume di Parigi nel 1935, dove ottenne l'apprezzamento di Maillol, e il secondo alla IV Quadriennale romana del 1942. Ma anche lo straordinario ritratto del 1932 di Gastone Brilli Peri, storico antagonista di Nuvolari, con cuffia e occhialoni da pilota, opera matura di Pietro Guerri, e il fascinoso e tremendo Roi René del 1964 di Ernesto Galeffi, unicum assoluto nel panorama della scultura occidentale del secondo Novecento.

Ma il Cassero per la Scultura, oltre che un suggestivo e godibilissimo (oltre che innovativo) scrigno di opere esposte è anche un fondamentale centro di documentazione. In locali accessibili agli esperti accoglie infatti un considerevole numero di documenti originali, fotografie d'epoca e rassegne stampa, cataloghi d'arte. Un cuore archivistico che si sta allargando grazie a continue donazioni e acquisizioni e che già oggi è tra i più importanti del Paese.

Per Informazioni:
Cassero di Montevarchi , via Trieste 1
Ufficio cultura del Comune tel. 055/9108230; 055/910831

Apertura al pubblico: da giovedì a domenica con orario 10-13 e 15-18.
Segreteria del Museo: da lunedì a venerdì 9-13; giovedì e venerdì anche 15- 18

Biglietto intero: ? 3,00. Ingresso gratuito per gli over 65 anni. Sotto 18 anni ? 1,00

Fabrizio Del Bimbo

martedì 9 marzo 2010

In viaggio nella "valle del bello e del buono": Garfagnana per tutti i gusti




Bando alle solite banali vacanze al mare o in montagna: visitiamo la media valle del fiume Serchio, area collinare della provincia di Lucca, che offre un’ampia gamma di opportunità per il turista più esigente.
Tra i principali centri da visitare in Garfagnana ecco Barga, terra d'adozione del poeta Giovanni Pascoli, i cui versi furono ispirati dalla natura incontaminata, dalla vita semplice, dai vecchi proverbi e dalle vecchie usanze. Degno di nota è il Duomo di Barga risalente all’anno 1000. Ancora oggi visitando la “Valle del Bello e del Buono” come fu definita proprio dal poeta romagnolo, oltre al Museo Casa Pascoli, dimora rimasta come l’ ha lasciata la sorella Maria, scomparsa nel 1953, si possono ammirare antichi borghi, fortificazioni, chiese, ponti medievali che profumano di poesia e rivivere il passato ricco di storia, di arte, di cultura, di tradizioni e di prodotti enogastronomici unici e tipici.
Tra le località di maggior interesse storico-scientifico sono la nota stazione termale di Bagni di Lucca, i cui stabilimenti, celebrati fin dal Medioevo per le proprietà terapeutiche delle loro acque, furono frequentati da illustri personaggi storici.
Visitando il Comune di Borgo a Mozzano, a poco più di 20 chilometri da Lucca, ci si imbatte nello scenografico Ponte della Maddalena detto Ponte del Diavolo ed assistere all’evento “Mostra Mercato” dedicato allo spettacolare fiore dell’azalea, che trasforma la località in un grande giardino: strade, chiostri e piazzette si riempiono di fiori, piante, prodotti agricoli ed articoli per il giardinaggio, attrezzature e macchine agricole.
A Coreglia Antelminelli si trova il Museo della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione, unico nel suo genere e tappa obbligatoria per chiunque sia interessato alla conoscenza della storia e dello sviluppo della figurina di gesso.
Base di partenza ideale per la scoperta del territorio garfagnino è Il Ciocco Hotels & Resort, confinante con Casa Pascoli, e luogo perfetto per un soggiorno dalle mille sfaccettature: comfort, classe, riservatezza, divertimento, natura in un enorme parco naturale. A disposizione un hotel 4 stelle (il Music hotel), 3 hotel 3 stelle (i College Hotels), ristoranti, impianti sportivi (tennis, maneggio coperto, percorsi trekking, campi sportivi), sale per meeting, piscina coperta ed esterna, beauty spa. Per divertirsi è disponibile anche la Scuola di Pilotaggio Mitsubishi, che organizza tours in 4X4 da 1 o 2 ore e da ½ ed intera giornata per visitare le Cave, l’Alpe di San Pellegrino, i crinali dell’Appennino Tosco-Emiliano, la Grotta del Vento ed altri luoghi ed anche la tenuta del Ciocco, che si estende per 2000 ettari.
Per saperne di più non si dimentichi di procurarsi la nuova guida del Gambero Rosso dedicata proprio alla Garfagnana e curata da Irene Arquint. E' in vendita nelle migliori librerie.
Per ogni ulteriore informazione si consulti il sito dell'APT di Lucca all'indirizzo web www.luccatourist.it

Fabrizio Del Bimbo

lunedì 22 febbraio 2010

Emilio Farina, ponteggio d'artista al Duomo di Siena


Dopo il Ponteggio d’Artista realizzato durante i lavori di restauro sul prospetto della Libreria Piccolomini nel 2009, Emilio Farina – artista vicentino che vive e lavora a Roma - torna all’interno del Duomo di Siena con un progetto site-specific sul fronte della berniniana Cappella del Voto. Il Ponteggio d'Artista MISE EN SCENE sarà visibile al pubblico dal 12 marzo al 31 luglio.

Grazie al sostegno dell’Opera del Duomo, con il contributo dell’Impresa PT Color, responsabile dei lavori di restauro, l'artista ha dimostrato ancora una volta che è possibile eseguire impegnativi interventi su monumenti, senza che l’inevitabile ingombro del cantiere costituisca una diminuzione dei valori del contesto. Al contrario, ha trasformato la temporanea situazione di disagio in un’occasione di arricchimento formale e di momentanea sperimentazione.

Per questo progetto Emilio Farina ha realizzato, sulle strutture esterne del cantiere, un’opera d’arte contemporanea che interagisce con l'antico che ha, per il limitato tempo dei lavori, il raro privilegio di confrontarsi con i massimi capolavori conservati all’interno della chiesa. Per il suo dipinto - che avvolge il basamento del ponteggio per oltre 30 metri di base per 2,50 di altezza - ha tratto ispirazione dalla ricchissima pavimentazione intarsiata che è uno degli elementi che s’imprimono con maggiore e duratura forza nel ricordo dei molti visitatori del Duomo. Le figure disegnate dal Pintoricchio nel suo Colle della Virtù s’insinuano sotto la recinzione del cantiere e ricompaiono, prospetticamente scorciate, come moderne anamorfosi, quasi a proclamare ufficialmente aperto il confronto tra l’Antico e il Contemporaneo ricercato dall’Artista. Si snoda così un variopinto filo di Arianna che, partendo dalle rappresentazioni quattrocentesche del pavimento, arriva a ricongiungersi con la memoria delle statue barocche conservate all’interno della Cappella, qui riproposte per allusive citazioni. Sulla facciata, intesa non come barriera di chiusura ma come proiezione di ciò che accade all’interno della Cappella nel corso del restauro, disegna una nuova mappa del percorso artistico, resa comprensibile per accordi e dissonanze spaziali, preludio ad altre invenzioni, con labirinti policromi e volute cancellazioni, colature e innesti materici, che prefigurano un nuovo ordine formale. Predomina, come del resto nella bicromia bianco-nero delle pietre del paramento interno, un deciso andamento orizzontale che si oppone allo slancio verticale degli alti pilastri e del grande ponteggio soprastante, che si arrampica, ammantato in un candido velario, fino alle volte a crociera.




All’interno di questa programmata macchina scenica si svolge, ritualizzato e a tratti visibile, il muto balletto dei restauratori, allo stesso tempo protagonisti e comparse di un serrato discorso operativo, teso a recuperare l’immagine pura dell’arte e a proporre nuovi impensati equilibri. In trasparenza, dentro una velatura di oltre 16 metri, l’Artista accompagna il loro lavoro con bianche sagome sospese, baluginanti di oro, a richiamare concettualmente i molti ex-voto che nei secoli si sono stratificati, fratelli minori, accanto al messaggio di fede testimoniato dalla fastosa Cappella secentesca.




Emilio Farina non è nuovo a interventi e installazioni in monumenti storici, sempre in collaborazione con gli Enti o con le Soprintendenze del luogo, tesi ad una reinterpretazione o anche integrazione del monumento storico e delle opere in esso contenute, che modifica e talora quasi cancella l'originale suggestione visiva, fino a sovrapporsi ad essa in un approccio del tutto personale. Solo per ricordarne alcuni, richiamiamo lo ‘storico’ allestimento nel Pantheon del 1992, il monumentale Crocefisso nel Duomo di Prato del 2000, l'installazione Un'assenza rituale a Palazzo Altemps a Roma - in occasione del temporaneo allontanamento dal Museo del Trono Ludovisi (2007) – e altre opere a Villa d'Este a Tivoli, nella Libreria di Palazzo Altieri (2006 e 2008), a San Michele a Ripa (2007), a Palazzo Spada (2008), fino alla collocazione permanente dello spettacolare “Cristo della Valle” nella Chiesa di S. Michele a Sasseta di Vernio, inaugurata nel 2008.
Duomo di Siena
dal 12 al 31 luglio 2010
Emilio Farina
MISE EN SCENE - Ponteggio d’artista
installazione
Materiali: terre coronate, carta, polistirolo
Misure: base 30 x 18 metri di altezza
orari: 10.30-19.30, festivi 13.30-17.30
Info: www.emiliofarina.it

Nicoletta Curradi

venerdì 12 febbraio 2010

Il bello e il buono della valle del Serchio, una nuova guida del Gambero Rosso


Presentata in anteprima l'11 febbraio al Consiglio Regionale ecco la nuova guida del Gambero Rosso dedicata alla Valle del Serchio, dal titolo "Nella Valle del bello e del buono", edita in collaborazione con la Comunità montana Media Valle del Serchio, Apt Lucca, Garfagnana Ambiente e Sviluppo e con il patrocinio della Provincia e della Camera di commercio.
L'evento si è tenuto con la partecipazione del direttore commerciale del Gambero Rosso Franco Dammico, Icilio Disperati direttore dell'Apt Lucca, l'autore Irene Arquint e l'assessore al turismo e all'agricoltura della Comunità Montana Rolando Bellandi.
Un'analoga presentazione avverrà il 19 febbraio presso lo stand della Regione Toscana alla Bit di Milano.
Riferisce l'autrice, Irene Arquint: «Questa guida ti fa entrare nei luoghi cari a Puccini e all'Ariosto, ma non dimentica di raccontare i drammi dell'emigrazione verso i paesi anglosassoni e i giorni tragici quando su questa terra passava la Linea Gotica.
«Luoghi ancora intatti, tanto che Spike Lee li ha scelti per il suo kolossal militare "Miracolo a Sant'Anna". È una guida targata Gambero Rosso e quindi vi trovate tutto il buono di una valle celebre per il farro Igp della Garfagnana, per la farina di castagne Dop, per il prosciutto Bazzone (presidio Slow Food) e per altri cento prodotti, compreso olio extravergine e vino. Segnalando hotel di lusso e centri benessere ma anche rifugi e vecchie caserme del Seicento diventate albergo.
«È una Toscana sicuramente diversa quella percorsa dal fiume Serchio, più aspra e montuosa, dai tanti risvolti sconosciuti (e raccontati nel libro).
«Ci vanno in vacanza i Kennedy e ha visto fiorire la prima tv italiana tutta musica (Videomusic per la storia). C'è nata un'icona (in tutti i sensi: è ricordato per l'Urlo, Tardelli come Munch) del calcio azzurro e ci producono i metalli per coniare l'euro. Ma è una guida anche e soprattutto per golosi.
«Per scoprire la prima birra italiana prodotta con il farro (un'autentica bontà), un ottimo formaggio di alta montagna, un sanguinaccio come il biroldo (altro presidio Slow Food), il mais ottofile (antica varietà di incredibile sapore), la farina di castagne, il miele, le marmellate, le trote.
«Il "romanzo" di questa valle parte descrivendo l'inarrivabile Lucca - la città dell'"arborato cerchio", cara a Visconti e Monicelli, a Puccini e Boccherini - per poi risalire verso i luoghi cari al Pascoli».

Fabrizio Del Bimbo