martedì 26 settembre 2023

Al Museo delle Cappelle Medicee la nuova “uscita d’autore” di Paolo Zermani.




Apre al pubblico la nuova uscita progettata dallo Studio di Architettura Zermani e Associati.

Il museo, al centro di un complesso cantiere durato anni e sottoposto a manutenzione straordinaria e restauro senza essere stato chiuso un solo giorno al pubblico, si arricchisce di nuovi spazi di visita come la Cripta lorenese, chiusa da decenni, le mura medievali, emerse durante gli scavi, e a partire da novembre, la Stanza Segreta di Michelangelo


  Un’uscita d’autore, una soluzione architettonica innovativa ma in armonia con il complesso delle Cappelle Medicee e la sua lunga storia, che non solo agevolerà il flusso dei visitatori al termine del percorso museale, ma consentirà loro di visitare, dopo decenni di chiusura, la Cripta lorenese, ma anche di scoprire un tratto delle antiche e imponenti mura medievali fiorentine, emerse durante gli scavi, nonché un nuovo e ampio bookshop e servizi moderni, prima di riemergere sulla piazza che dà sul Canto dei Nelli, attraversando la scalinata in pietra con vista sul campanile della Basilica San Lorenzo e sulle cupole della Sagrestia Nuova e della Cappella dei Principi. A partire da mercoledì 27 settembre 2023 i visitatori del Museo delle Cappelle Medicee, complesso che ospita i sepolcri della famiglia granducale fiorentina e parte integrante del gruppo statale dei Musei del Bargello, concluderanno la visita attraversando la nuova uscita progettata dallo Studio di Architettura Zermani e Associati.

Dopo anni di intensi lavori, eseguiti senza mai chiudere il museo un solo giorno alle visite, viene consegnato al pubblico il nuovo passaggio, perfettamente integrato nel contesto storico e artistico, in grado di confrontarsi con la storia e con i grandi maestri che tra queste mura hanno lasciato alcuni dei loro più grandi capolavori, Michelangelo Buonarroti tra tutti. 


E proprio nel nome di maestro Buonarroti, dall’inizio di novembre, verrà aperta al pubblico per la prima volta anche la Stanza segreta di Michelangelo, che contiene i disegni a carboncino realizzati sulle pareti dal maestro.


“L’improrogabile necessità di adeguare il Museo delle Cappelle Medicee alle norme di sicurezza vigenti e di dotare il museo di adeguati servizi al pubblico fecero avviare alla Soprintendenza nel 2010 i primi lavori di scavo – ha dichiarato Massimo Osanna, Direttore Generale Musei -. Il ritrovamento poco dopo di una rara porzione di mura medievali – elemento distintivo della stratificazione urbana secolare dei centri storici italiani – rese necessario un paziente lavoro di catalogazione e verifica conclusosi soltanto nel 2016. Lo spazio irregolare, destinato alla nuova uscita e ai nuovi servizi, presentava notevoli sfide progettuali che l’architetto Zermani, vincitore del concorso internazionale del 2018, ha brillantemente risolto nel rispetto del patrimonio archeologico e architettonico di uno dei più importanti complessi monumentali di Firenze. La contestuale campagna straordinaria di messa in sicurezza e il restauro delle facciate esterne della Sagrestia Nuova e della Cappella dei Principi, delle cripte medicea e lorenese, compiute in questi anni dai Musei del Bargello permettono di restituire a tutti gli ambienti delle Cappelle Medicee una purezza architettonica e la giusta articolazione degli spazi, dimostrando quanto sia fondamentale proseguire d’ora in poi con un’adeguata manutenzione programmata che è tra le priorità della Direzione Generale Musei”.


 

“La nuova uscita ideata dal professore Paolo Zermani rappresenta il culmine di una serie di diversi interventi di messa in sicurezza, restauro e valorizzazione che hanno interessato il Museo delle Cappelle Medicee in questi ultimi otto anni – ha dichiarato Paola D’Agostino, direttore dei Musei del Bargello -. Dai primi mesi del 2016 c’è stata una collaborazione proficua prima con la Soprintendente Alessandra Marino, poi con il Soprintendente Andrea Pessina, con il quale abbiamo condiviso quattro anni di lavori intensissimi e in stretta collaborazione in questo cantiere così delicato per la presenza di stratificazioni diverse, e infine con la Soprintendente Antonella Ranaldi in piena sintonia. Pari collaborazione c’è stata tra i colleghi dei Musei del Bargello e quelli della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato nelle fasi più complesse che si sono avvicendate. Dopo la chiusura del concorso internazionale del 2018, l’avvio dei lavori è stato segnato dalla compresenza di cantieri diversi che insistevano negli stessi spazi. La realizzazione della Nuova Uscita è stata possibile anche grazie all’esperienza e alla dedizione dei funzionari dei Musei del Bargello e del personale di accoglienza e vigilanza che presta servizio alle Cappelle Medicee. Devo infine un ringraziamento particolare al professore Zermani che ha realizzato un progetto che si incastona così magistralmente nel tessuto architettonico delle Cappelle e nella città di Firenze, nel senso più alto di fornite un servizio al pubblico”.



“Si è lavorato in punta di piedi, sopra le spalle dei giganti. Un innesto che non poteva essere semplicemente distributivo – ci voleva poesia – ha commentato Antonella Ranaldi, Soprintendente SABAP di Firenze, Pistoia e Prato -. I volumi erano preordinati dettati dalla necessità della scala di uscita. Il luogo di così di elevato valore universale. Mi ha colpito la resa dell’idea alta di Paolo Zermani del sepolcro scoperchiato - il sepolcro vuoto di Cristo risorto. Un transito e una sosta dal luogo summa della memoria dinastica dei Medici e apice dell’arte col grande Michelangelo e del prossimo Brunelleschi alla vita urbana formicolante di turisti e commercio, quale è il quartiere che gravita intorno”.


“Gli spazi museali del Complesso Laurenziano, la Cappella dei Principi e la Sacrestia Nuova ci riportano sempre alla sacralità della loro funzione: quella di accogliere le memorie di una famiglia, di una dinastia – ha commentato Monsignor Marco Domenico Viola, vicario episcopale e priore di San Lorenzo - Sono una congiunzione fra dolore e bellezza. Dal sotterraneo ombroso si sale nello splendore barocco dell'ottagono, richiamo all’ottavo giorno, il giorno oltre il tempo. Un simbolismo che ritroviamo e si prolunga nel progetto della nuova uscita del museo. Per rappresentare la resurrezione, l’iconografia cristiana si è sempre concentrata sul sepolcro scardinato della sua porta o del masso che ne sigillava l’ingresso. E così il riemergere dal sottosuolo verso la luce si fa segno di un cammino a cui tutti siamo chiamati. Quella che oggi viene inaugurata non è una via d’uscita, ma una via di bellezza perché così pensiamo l’uomo, il suo destino e la sua destinazione”.


“La fabbrica medicea di San Lorenzo custodisce e trasmette da sempre, a Firenze, una memoria viva. All'interno della Sagrestia Nuova Michelangelo ha fissato, nelle tombe, il ciclo della vita, scolpendo il Giorno, la Notte, l'Aurora, il Creepuscolo. In continuità con questo principio il progetto della Nuova Uscita è un percorso dal buio verso la luce, dalla morte alla vita, dalla tomba alla città di oggi”, ha spiegato il progettista dell’opera, Paolo Zermani.


Il progetto dello Studio di Architettura Zermani e Associati


Lo Studio di Architettura Zermani e Associati di Parma, vincitore nel 2018 del concorso indetto dai Musei del Bargello, ha sviluppato il progetto in una complessa area interrata, collegata alle cripte, dove sono stati collocati i nuovi servizi museali, adatti anche ai disabili, il bookshop, ed è stata creata una nuova piazzetta soprastante, incastonata tra le mura della Sagrestia Nuova di Michelangelo e della Cappella dei Principi, dove i visitatori emergeranno salendo attraverso una scalinata di pietra. Per rispettare il contesto così ricco d’arte e di storia lo Studio Zermani ha scelto di impiegare forme lineari e materiali come il Travertino di Rapolano, in armonia con le fabbriche adiacenti. Il progetto è anche un deciso inserimento contemporaneo a fianco dell’opera dei grandi maestri del passato, e l’intervento, attraverso un linguaggio preciso e minimale, stabilisce con chiarezza la propria autonomia formale. Collocata nella zona delimitata dai corpi di fabbrica barocca della Cappella dei Principi, della michelangiolesca Sagrestia Nuova e dell’estremità destra del transetto della Basilica di San Lorenzo, la nuova uscita va quindi a definire un luogo molto singolare della città di Firenze. L’esigenza di garantire le migliori condizioni di sicurezza e di fruizione durante la visita del pubblico ha dato un forte impulso a concludere i complessi lavori iniziati già nel 2010 per dotare il Museo di una nuova uscita, di adeguati e moderni spazi di servizio e, nel corso dei lavori, per mettere in sicurezza alcuni dei paramenti esterni del complesso delle Cappelle Medicee tra cui le pareti della Sagrestia Nuova e della Cappella dei Principi che insistono sull’area della nuova uscita. L’importo complessivo per la realizzazione della nuova uscita e per la messa in sicurezza, restauri e nuova segnaletica ammonta a circa 2.600.000 euro, suddivisi tra fondi propri e finanziamenti straordinari del Ministero della Cultura.


Durante la conferenza stampa  è stata inoltre annunciata l’imminente e attesa apertura al pubblico della Stanza segreta di Michelangelo. A partire da inizio novembre 2023, ha spiegato il Direttore Generale Musei Massimo Osanna, il piccolo ambiente a cui si accede dalla Sagrestia Nuova e che contiene disegni a carboncino attribuiti al Buonarroti, sarà accessibile periodicamente a piccoli gruppi contingentati. La stanza, mai aperta al pubblico prima d’oggi, fu scoperta nel 1975 da Paolo Dal Poggetto, allora direttore del Museo, durante un sopralluogo preliminare a degli interventi di restauro. Sotto l’intonaco vennero scoperti una serie di schizzi ispirati alle opere del maestro che, secondo la ricostruzione di Dal Poggetto, passò nella piccola stanza un paio di mesi nel 1530 per sfuggire alla persecuzione medicea. “La conclusione dei lavori della Nuova Uscita e l’adeguamento del Museo delle Cappelle Medicee alle norme di sicurezza, consentiranno a partire dall’inizio di novembre di aprire periodicamente anche la stanza segreta di Michelangelo – ha spiegato Massimo Osanna - luogo di fascino straordinario, ma delicatissimo per l’ubicazione dello stretto ambiente nel percorso museale e per la tutela dei disegni a carboncino presenti sulle pareti. Insieme con la Direzione dei Musei del Bargello, nelle prossime settimane saranno concordate le modalità di visita che avverrà a piccoli gruppi contingentati”.



Fabrizio Del Bimbo 


mercoledì 17 maggio 2023

La premiazione dei vincitori di "Giù le mani. Il diritto di contare"

 



Giovedì 25 maggio, nella Sala dei Grandi della Provincia di Arezzo, saranno premiati i lavori degli istituti scolastici che hanno partecipato agli incontri con le protagoniste dell’edizione del decennale


 

 Sulla scia del successo del 2022, si chiude definitivamente il decennale del Premio Internazionale Semplicemente Donna con la cerimonia dedicata alla II edizione del concorso “Giù le mani, il diritto di contare” che si terrà giovedì 25 maggio, alle ore 10, nella prestigiosa cornice della Sala dei Grandi della Provincia di Arezzo. In costante crescita in termini di partecipazione e di interesse, il progetto ha visto, quest’anno, il coinvolgimento diretto di ben undici istituti superiori provenienti da diversi angoli della provincia che, lo scorso novembre, hanno aderito a una serie di incontri con le grandi protagoniste dell’albo d’oro della manifestazione e con le premiate del 2022. 


“Con l’appuntamento del 25 maggio, archivieremo definitivamente una memorabile X edizione del Premio Semplicemente Donna  – spiega la vicepresidente Chiara Fatai; - Un’edizione che non ci ha soltanto regalato grandi emozioni, ma che ci ha permesso di realizzare appieno quella mission culturale ed educativa che è da sempre, il fondamento e il valore aggiunto della nostra manifestazione. Nell’anno del decennale abbiamo voluto, infatti allargare il nostro raggio di azione nelle scuole della provincia, permettendo a centinaia di giovani di dialogare con donne che, dopo aver visionato i lavori in concorso, siamo certi siano riuscite a lasciare un segno nei loro cuori e nelle loro coscienze”.


L’ I.I.S “Luca Signorelli” di Cortona, il Liceo “Giovanni da Castiglione” di Castiglion Fiorentino, l’I.S.I.S. “Angelo Vegni – Capezzine”, l’I.T.E “Guido Marcelli” di Foiano della Chiana, l’I.S.I.S “Benedetto Varchi” di Montevarchi,  i giovani di Rondine Cittadella della Pace, il Liceo “Vittoria Colonna”, l’I.T.I.S “Galileo Galilei”, l’I.S.I.S “Buonarroti – Fossombroni”, il Liceo “Piero della Francesca” e il Liceo Scientifico “Francesco Redi” di Arezzo: questi gli istituti che, nel corso dell’edizione 2022, hanno preso parte al concorso di borse di studio attraverso la realizzazione di videclip, cortometraggi, saggi, racconti ed elaborati grafici.  Oltre trenta i lavori in concorso che hanno dato voce alle impressioni e alle riflessioni di studenti e studentesse sui temi della violenza e della parità di genere.

Nicoletta Curradi 

mercoledì 10 maggio 2023

Una mostra di Francesco Maccapani Missoni all'hotel Savoy di Firenze


Dal 7 giugno al 15 settembre 2023 l’Hotel Savoy accoglie “Intrecci”, una selezione di opere di Francesco Maccapani Missoni nell’ambito dell’iniziativa “Artist Suite” promossa dall’indirizzo fiorentino Rocco Forte Hotels.

Il profondo dialogo tra Rocco Forte Hotels e i talenti del panorama artistico contemporaneo fanno da scenario al progetto “Artist Suite”, quando l’Hotel Savoy assume le vesti di galleria temporanea offrendo ai suoi ospiti l’opportunità di apprezzare e acquistare una delle quaranta opere di Maccapani Missoni facenti parte di “Intrecci”, esposizione realizzata in collaborazione con la galleria Artland di Milano.. 

“Intrecci” è il secondo appuntamento del progetto “Artist Suite”, che arricchisce le aree comuni dell’Hotel Savoy e quattro Artist Suites con creazioni dal gusto caleidoscopico e astratto, dove convergono: manualità artigiana, senso del colore, amore per le geometrie stilizzate. Tre componenti divenute tratto distintivo del lavoro del trentottenne, cresciuto nella fashion family  più “colorata” d’Italia.

Francesco Maccapani Missoni realizza i suoi dipinti materici avvalendosi di sottili strisce di carta o fettucce di raso policrome lavorate a mano su telai squadrati, con la tecnica della trama e dell’ordito, per essere laccati a pennello in fase finale. Il risultato sono opere quadrate - con dimensione per lato da 20 cm fino a 1,5mt -  minuziosamente assemblate, che catturano lo sguardo per la loro complessità e la loro vitalità grazie a colori potenti e vivaci, valorizzati dal tocco cangiante del raso. 

“Intrecci” di Maccapani Missoni riporta alla tradizione tessile italiana, il savoir faire, il senso del colore, il rispetto della materia, la potenza della creatività, rintracciabile anche nell’esperienza “Fabric is Art” ideata in esclusiva per gli ospiti dell’Hotel Savoy con una visita al Lanificio Luigi Ricceri di Prato, dove accedere agli inediti archivi storici e osservare dal vivo come avviene il fine lavoro di tessitura nello stabilimento, operante dal 1848 e affermatosi come una delle eccellenze del made in Italy del settore.


“Intrecci” sarà aperta al pubblico dal 7 giugno fino al 15 settembre. L’experience “Fabris is Art” potrà essere prenotata presso l’Hotel Savoy. Per ulteriori informazioni scrivere a enquiries.savoy@roccofortehotels.com



Rocco Forte Hotels | Fondata da Sir Rocco Forte e da sua sorella Olga Polizzi nel 1996, è una collezione di 15 alberghi di lusso e resort dal carattere unico. Tutti gli hotel sono indirizzi iconici, sia storici sia moderni, ricavati all’interno di magnifici edifici in location eccezionali. Gestiti da una famiglia che si occupa di ospitalità da quattro generazioni, gli alberghi sono caratterizzati da un approccio distintivo al servizio, che garantisce agli ospiti di sperimentare il meglio della destinazione e delle aree circostanti. Rocco Forte Hotels comprende: Hotel de la Ville, Hotel de Russie, Rocco Forte House Roma; Hotel Savoy, Firenze; Verdura Resort, Sicilia; Villa Igiea, Palermo, Masseria Torre Maizza, Puglia; The Balmoral, Edimburgo; Brown’s Hotel, Londra; The Charles Hotel, Monaco di Baviera; Villa Kennedy, Francoforte; Hotel de Rome, Berlino; Hotel Amigo, Bruxelles e Hotel Astoria, San Pietroburgo.  Prossime aperture: The Carlton, Milano 2023.

MEDIA

Barbara lo Giudice, PR and Communication Manager - Hotel Savoy, Firenze

Natalie Rucellai, Global PR and Communication Director Rocco Forte Hotels

Francesco Maccapani Missoni | Francesco Maccapani Missoni è nato nel 1985 ed è cresciuto nella campagna alle porte di Milano. Figlio di Angela Missoni e Marco Maccapani, è il nipote di Tai e Rosita Missoni, fondatori dell'omonimo marchio di moda. Esperto gourmet e autore del volume The Missoni Family Cookbook, ha iniziato a dedicarsi all’arte durante il lockdown.

Artland | Artland è un territorio trasversale locale e internazionale di contaminazione artistica. Un portale verso una nuova definizione di fruizione dell'esperienza artistica, ci piacciono i tangram e le tele ancora da riempire. Artland nasce a Milano nel 2021, su iniziativa di Francesco Simonetta, sotto la direzione artistica di Mattia Pozzoni e la direzione generale di Virginia Intorcia, con l'obiettivo di promuovere talenti e portare l'arte fuori dalla classica definizione di galleria d’arte.


Fabrizio Del Bimbo

Nicoletta Curradi 

martedì 18 aprile 2023

Il primo dei Luxury Talks

  Il 13 aprile 2023  si è concluso il primo di una serie di Luxury Talks organizzati dalla  Concessionaria International Motors di via Curzio Malaparte per parlare di come la tecnologia stia ridefinendo l’esperienza del lusso.  



Ecco i relatori che hanno presentato preziosi contributi: lo Chief Executive Officer Jaguar Land Rover Italia Marco Santucci, il vice-presidente di Confindustria Firenze Lapo Baroncelli, Michele Bertoncello Partner McKinsey & Company, il Prorettore UNIFI Marco Pierini e il Direttore dello IED Danilo Venturi 


La  moderatrice di questo primo dibattito è stata Silvia Pieraccini, Scrittrice e Giornalista del Sole 24h 


È intervenuto anche  l’Assessore del Comune di Firenze Giovanni Bettarini per lo speech inaugurale. 


Isabella Podda e Federico Funaro hanno fornito preziosi suggerimenti nella costruzione dell'evento e Elena Migliaccio e Iacopo Arcangeli hanno supportato la preparazione dell'evento fin dalle prime fasi di ideazione.


Arrivederci al prossimo incontro con i Luxury Talks.


Nicoletta Curradi

Fabrizio Del Bimbo 

giovedì 23 marzo 2023

Le opere di Guy MASSAUX alla Galleria Il Ponte

 






GUY MASSAUX

opere 1987-1999 parte prima a cura di ANDREA ALIBRANDI

30 marzo – 12 maggio 2023


Il Ponte prosegue la stagione espositiva con la personale dedicata a Guy Massaux, artista belga di cui viene esposto un nucleo selezionato di opere dal 1987 al 1999. Nel 2024 la galleria Secci a Milano presenterà dell’artista una serie di lavori dal 2004 al 2013.

Il percorso della mostra si snoda attraverso disegni a carboncino di grande formato (1987), collage inchiostro di china e acrilico (1989), grandi carte su tela (1994), disegni su lucido (1995-1997), cassette-oggetti-quadri in alluminio e vernice colorata (1999).


Dopo le opere del 1987, come scrive Stephen Melville (1998), “sembra naturale collocare l’opera di Guy Massaux – nei materiali, nelle procedure, nella sistematicità e nell’aspetto generale – da qualche parte nell’orbita di un minimalismo che si muove verso il concettuale in modo simile a quello di Sol Lewitt, per esempio. Ma forse la parte più interessante di questo confronto è quella meno visibile, e risiede nel comune orientamento di entrambi gli artisti verso il disegno. In effetti, Massaux è stato per tutta la sua carriera estremamente coinvolto nel programma di disegno altamente teorico della Scuola di Belle Arti di Bruxelles (…) con preoccupazioni – che hanno animato questo programma – come dimostra l’opera stessa, fortemente formali, ma si collocano in un contesto significativamente diverso da quello associato al formalismo americano. In particolare, questa linea di lavoro – che, in una lettura ampia, comprende i primi lavori di Buren, Mosset, Parmentier e Toroni, quelli del gruppo effimero Supports-Surfaces, la pittura di François Rouan, Martin Barre e, più recentemente, Christian Bonnefoi – include la pittura (e, implicitamente, il disegno) come un’esplorazione sostenuta delle sue condizioni pienamente materiali. In quanto tale, non è particolarmente motivata da un orientamento verso il “puramente visivo” o “ottico”, ed è invece molto aperta all’idea che la scultura possa far parte delle capacità materiali della pittura, e che il riconoscimento di queste capacità non implichi necessariamente un allontanamento dalla pittura”.


Nicoletta Curradi 


mercoledì 1 marzo 2023

Dalla spada alla croce. Il Reliquiario di San Galgano restaurato" in mostra a Siena


È tornato finalmente a Siena il Reliquiario di San Galgano restaurato.

Un furto clamoroso, nel lontano 1989, dal Museo del Seminario Arcivescovile di Siena. Uno straordinario recupero, più di trent’anni dopo, grazie al Comando dei Carabinieri, Tutela Patrimonio Culturale. Ed infine il restauro, eseguito nei Laboratori dei Musei Vaticani. È questa l’occasione per inaugurare la mostra “Dalla Spada alla Croce. Il reliquiario di San Galgano restaurato”.



L’esposizione, prodotta grazie alla collaborazione tra l’Arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino e l’Opera della Metropolitana, con il contributo di Opera Laboratori e Sillabe, si terrà nella Cripta del Duomo dal 2 marzo al 5 novembre 2023.


Al centro di questa vicenda, una croce liturgica, due pissidi, cinque calici e soprattutto un capolavoro della produzione orafa senese del XIV secolo, il Reliquiario di San Galgano, oggetto mirabile e di intensa devozione popolare. Su di esso, decorate finemente in preziosi smalti traslucidi, sono raffigurate le scene della vita del Santo e della sua spada.


Secondo la tradizione, Galgano sarebbe nato nel borgo senese di Chiusdino. Cavaliere appartenente alla piccola nobiltà locale, si convertì alla vita ascetica ed eremitica dopo le visioni dell’Arcangelo Michele, come rappresentato nelle sei scene del Reliquiario. Condusse la sua vita monastica nell’Eremo di Montesiepi, da lui edificato su una collina vicina al luogo dove sarebbe sorta l’Abbazia. Morì, secondo le fonti, il 30 novembre 1181. Appena quattro anni dopo, a seguito dei doverosi accertamenti canonici, papa Lucio III lo proclamò Santo nel 1185.


A Galgano è attribuito nella sua rappresentazione iconografica, il celebre segno della spada conficcata nella roccia che diventa una croce davanti alla quale inginocchiarsi e pregare. La sua fama, tuttavia, si afferma sullo sfondo della diatriba fra Papato e Impero sulle “investiture” e nel contesto dell’espansione dell’Ordine Cistercense grazie all’opera di San Bernardo di Chiaravalle.


Lo stato di conservazione delle preziose oreficerie al momento del recupero purtroppo era critico.


L’accurato intervento di restauro, grazie alla proficua collaborazione instauratasi con i Musei Vaticani nella persona della Direttrice, la dr.ssa Barbara Jatta, è stato condotto dal Laboratorio di Restauro Metalli e Ceramiche dei Musei Vaticani ed ha comportato una campagna di indagini scientifiche che hanno supportato le scelte metodologiche dell’intervento: protagonista del lavoro conservativo il Reliquario di San Galgano, integralmente smontato alla presenza del referente dell’Arcidiocesi di Siena, don Enrico Grassini, che ha seguito sin dall’inizio l’intera vicenda, con la contestuale messa in sicurezza delle settantaquattro reliquie presenti. 


Numerosi i danni subiti in seguito al furto. Fra questi i più evidenti erano la frattura del fusto dal piede, le deformazioni delle guglie e la perdita del primo rocchetto esagonale in smalto di giunzione con il piede, ricostruito attraverso una scansione da un’immagine di archivio. Altri piccoli elementi mancanti sono stati realizzati in resina con stampante 3D. Le facce del recto e del verso, decorate con smalti, sono state pulite e consolidate ed infine trattate con il plasma. La croce apicale, anch’essa perduta, è stata riprodotta dal maestro orafo Giovanni Raspini su modello di opere coeve.


L’allestimento, già ideato per la mostra tenutasi dal 7 dicembre 2022 al 18 febbraio 2023 nella Sala XVII della Pinacoteca dei Musei Vaticani, è stato progettato e realizzato da Opera Laboratori, e pensato fin da subito anche per l’esposizione nella Cripta del Duomo a Siena. Il catalogo è edito da Sillabe, Livorno. Con questa mostra viene così restituita alla Chiesa senese, alla Città e ai molti visitatori della Cattedrale, una significativa testimonianza dell’identità culturale, artistica e spirituale della città.


IL FURTO


 Nella notte tra il 10 e l'11 luglio 1989 si verificò un furto presso il Museo Diocesano dell'Arcidiocesi di Siena - Colle di Val d'Elsa - Montalcino, all'epoca allestito nei locali adiacenti al Pontificio Seminario Regionale "Pio XII", in località Montarioso, nel Comune di Monteriggioni. Furono prelevati con dolo oggetti preziosi di oreficeria medievale e barocca, fra i quali il celebre Reliquiario di San Galgano, proveniente dall'antica Abbazia e già conservato nella Parrocchia di Frosini nel Comune di Chiusdino. Oltre al valore storico e artistico degli oggetti sacri, fu una dolorosa ferita per la Chiesa senese, che veniva mutilata e deturpata nella sua memoria spirituale.


 

IL RITROVAMENTO


Il 22 gennaio 2020 il Comando dei Carabinieri, Tutela Patrimonio Culturale ha riconsegnato in custodia all'Arcidiocesi dieci degli undici pezzi trafugati dal Museo Diocesano, dopo averli rinvenuti sul mercato antiquario. L’unico pezzo non ritrovato è un seicentesco calice in argento proveniente dalla chiesa della Certosa di Maggiano in Siena.


Nicoletta Curradi


domenica 5 febbraio 2023

A Bottega, i profumi di Rossella Gatti rievocano la tradizione fiorentina

 


È un Decameron olfattivo, un volo sopra le emozioni di ricordi di una vita vissuta tra le vie di Firenze. Ecco A Bottega.che nasce passeggiando nelle piccole vie dove ancora vivono le Botteghe degli artigiani,"rubando" quegli odori di cuoio, di legno e mastice, di pane e dolci ancora caldi, di carta e pergamena, di fiori che non appassiscono, di polvere d'oro e d'argento, di bronzo e di ferro. La vita quotidiana di una città antica, gli odori che da secoli sono rimasti invariati.

Rossella Gatti li ha fatti suoi e in omaggio alle Botteghe Fiorentine li ha raccolti e racchiusi in preziose bottiglie. 

"A Bottega" è una serie di nove fragranze che permettono di odorare ancora questi frutti dell'artigianato fiorentino. 




Eccole:

Biblioforia

Legnoso cipriato con legni dolci e accordo talco

Ricorda il profumo della carta antica delle biblioteche storiche delle vecchie librerie che racchiudono il passato, la storia che non va mai dimenticata.


Carbon nero

Legnoso fumée con ebano, betulla e accordo fumée 

Ricorda il  lavoro dello spazzacamino, mestiere affascinante ormai perduto.


Conte pialla

Legnoso muschiato con limone, violetta, muschio, funghi, guarisco, patchouli, cioccolato e legno amari.

Rievoca gli odori delle botteghe dove si lavoravano cornici  e polittici dorati, trasformando tronchi d'albero.


Loprofumo

Florientale

È il signature scent che dà il nome ai negozi di Rossella Gatti. È il profumo dei profumi che racchiude tutte le fragranze che sentiamo quando entriamo in una buona profumeria, suscitando molteplici emozioni.


Semel

Cremoso gourmand con vaniglia Evoca il profumo del pane e dei dolci che emana dai forni e dalle panetterie e pasticcerie fiorentine.


Via de' Pepi

Speziato legnoso con vari tipi di pepe

Proprio in via dei Pepi nasceva la prima drogheria fiorentina. Le spezie erano molto preziose in tempi antichi e i mercanti dovevano affrontare lunghi viaggi per reperirle. Un profumo che sa di esotico e di misterioso.


Via della Rosa

Fiorito orientale fruttato.

Un'essenza dedicata ai giardini pubblici e privati di una Firenze verde e profumata che, tra eucalipti, glicini, agrumi e mura antiche, ha lanciato l'arte del paesaggio.


Mastice e cuoio

Cuoiato fiorito

Firenze è famosa nel mondo per l'arte di conciare e lavorare la pelle. Le sostanze per ammorbidire il cuoio, il mastice per incollarlo, il profumo della pelle generano una fragranza fresca e quasi ipnotica.


 Gomitolo dell'oro

Fiorito metallico

Da Benvenuto Cellini a Donatello l'arte di lavorare i metalli è ancora testimonianza della creatività fiorentina. Le botteghe orafe di Ponte Vecchio mantengono viva e forte questa tradizione.

Le fragranze di A Bottega sono disponibili nei negozi L'O Profumo agli indirizzi:

Via Pietrapiana 44r

Borgo Albizi 77r

Firenze

www.loprofumo.com


Nicoletta Curradi 


lunedì 23 gennaio 2023

I Macchiaioli a Palazzo Blu a Pisa

 

Giovanni Fattori. In vedetta (Il muro bianco)



La mostra “I Macchiaioli”, a Palazzo Blu di Pisa, aperta fino al 26 febbraio 2023, è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Blu e MondoMostre, con il contributo di Fondazione Pisa, e curata da Francesca Dini, storica dell’arte ed esperta tra le più autorevoli di questo movimento. L'esposizione ripercorre l’entusiasmante evoluzione e insieme rivoluzione dei Macchiaioli, che hanno dato vita a una delle più originali avanguardie nell’Europa della seconda metà del XIX secolo.


Si tratta infatti di una retrospettiva di oltre 120 opere, per lo più capolavori provenienti da collezioni private, solitamente inaccessibili, e da importanti istituzioni museali come le Gallerie degli Uffizi di Firenze, il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci”, di Milano, la Galleria d’Arte Moderna – Musei di Genova Nervi e la Galleria Nazionale d’arte Moderna e Contemporanea di Roma. Il catalogo della mostra è edito da Skira Editore.


Questo importante movimento pittorico è diventato popolare, arrivando a un pubblico più vasto, oltre cinquant’anni fa grazie all’ormai storica mostra di Forte Belvedere a Firenze. Sull’arte dei macchiaioli molto si è detto e rappresentato, senza mai però riuscire a restituire appieno quella visibilità internazionale che le spetta. E questo soprattutto perché la competizione con l’Impressionismo francese, impostata come ineludibile dalla critica sin dai tempi di Roberto Longhi, ha fin qui impedito una lettura completa e autonoma della vicenda dei Macchiaioli.


Oggi più che mai, cadute le visioni nazionaliste a favore di uno sguardo europeista e internazionale, si è più propensi a stemperare la concezione franco-centrica della storia della pittura europea del XIX secolo e, senza sminuire la portata universale del messaggio impressionista, a evidenziare con maggiore oggettività i nessi vitali del dialogo culturale tra i popoli che hanno contribuito all’evoluzione della civiltà europea.

In questo contesto la vicenda dei Macchiaioli assume una rilevanza ancora più interessante, così come la Toscana, terra di elezione per loro esperienza artistica. Questi pittori appaiono dunque per ciò che sono effettivamente stati, ovvero la chiave di un dialogo aperto, propositivo, onesto e audace con le più importanti comunità artistiche dell’Europa del tempo.


Il termine “Macchiaioli” fu coniato nel 1862 da un recensore della Gazzetta del Popolo, che così definì quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine a un rinnovamento in chiave antiaccademica della pittura italiana in senso realista. L’accezione ovviamente era dispregiativa e giocava su un particolare doppio senso: darsi alla macchia infatti, significa agire furtivamente, illegalmente.


L’esposizione a Palazzo Blu, articolata in 11 sezioni, racconta dunque l’eccitante avventura di un gruppo di giovani pittori progressisti, toscani e non, che – desiderosi di prendere le distanze dall’istituzione accademica nella quale si sono formati, sotto l’influenza di importanti maestri del Romanticismo come Giuseppe Bezzuoli e Francesco Hayez – giungono in breve tempo a scrivere una delle più poetiche e audaci pagine della storia dell’arte non solo italiana.

Ed è proprio per via dei valori universali che la sottendono che l’arte dei Macchiaioli risulta così attuale, affascinando con la pienezza formale e poetica di straordinari capolavori – dalle Cucitrici di camicie rosse di Borrani a Il canto di uno stornello di Lega, alla Battaglia di Magenta di Fattori – indelebilmente impressi nella memoria collettiva. Lo sguardo intimo sulla realtà a loro contemporanea, la visione antieroica e profondamente umana che i Macchiaioli ebbero del Risorgimento hanno del resto incantato anche il mondo del Cinema, da Luchino Visconti a Martin Scorsese.

La mostra di Palazzo Blu raccoglie le opere “chiave” di questo percorso allo scopo di cadenzare i diversi momenti della ricerca dei macchiaioli, il loro confrontarsi con altri artisti e con le diverse scuole pittoriche europee; i loro smarrimenti, la capacità di mettersi collettivamente in discussione e di sterzare, se necessario, il timone per proseguire sulla strada del progresso e della modernità senza abbandonare mai la via maestra della luce. Il pubblico dei visitatori troverà a Palazzo Blu le risposte alle domande più ricorrenti: perché i Macchiaioli sono nati in Toscana? Possono essi ritenersi i pittori del Risorgimento? Perché sono considerati un’avanguardia europea.




I Macchiaioli

BLU | Palazzo d’arte e cultura

Lungarno Gambacorti 9

Tel. +39 050 916 950


Orari

 Lunedì - venerdì 10-19

Sabato, domenica e festivi 

 10-20


Sito web

https://www.macchiaiolipisa.it/



Fabrizio Del Bimbo 


mercoledì 18 gennaio 2023

Fuori dal mondo. Le opere di Christian Balzano a palazzo Medici Riccardi

 

Christian Balzano. 

Fuori dal Mondo

A cura di Marco Tonelli

Palazzo Medici Riccardi – Firenze

Dal 19 gennaio al 12 marzo 2023


 


 Si intitola Christian Balzano. Fuori dal mondo la mostra, promossa da Città Metropolitana di Firenze con il patrocinio di Regione Toscana, organizzata da MUS.E e Casa d'Arte San Lorenzo e curata da Marco Tonelli, che apre al pubblico il 19 gennaio 2023 a Palazzo Medici Riccardi (fino al 12 marzo).


 


“È su questa terra che gli uomini esercitano il potere e bramano ricchezze, gettando l’umanità nel caos e scatenando guerre fratricide”: così si legge nella mappa incisa intorno al 1580 dal cartografo Epichtonius Cosmopolites, raffigurante il cappuccio di un giullare con il mondo al posto del volto.


Proprio ispirato da questa eccentrica immagine che parla di vanitas e follia degli uomini, Christian Balzano ha ideato il progetto espositivo Fuori dal mondo che vuole sollevare interrogativi sulla condizione del pianeta e soprattutto porre una domanda fondamentale: “Può l'identità storica e culturale di un luogo, di una comunità, essere completamente sconvolta e cambiata dalla convivenza con altre persone, con identità diverse?”.


Intorno a questa domanda si articola una mostra suddivisa in sezioni tematiche, profondamente legate l’una all’altra: il pluralismo della religione, la natura contaminata e contaminante, i continenti, i paesi e le bandiere sono infatti i temi intorno a cui ruotano le opere esposte, tutte accomunate dall’uso del tessuto, materiale che simboleggia con i suoi intrecci la pelle stessa e la carne delle nazioni in tutta la loro complessità geopolitica.


“I movimenti storici, di idee, di popoli, nonostante le resistenze violente determinate dal volere possedere la vita degli altri, determinano loro malgrado gorghi dai quali l'umanità esce, si riconosce come tale e va avanti, andando oltre quelli che il Vangelo chiama capi delle nazioni che esercitano su di esse il potere – dichiara Letizia Perini, consigliera della Città Metropolitana di Firenze delegata alla Cultura - Christian Balzano, utilizzando efficacemente strumenti diversi per l'espressione della sua arte e attingendo al patrimonio di grandi tradizioni religiose, sembra giocare su cosa voglia dire stare davvero dentro o fuori dal mondo. Si pone fuori chi vuole comandarlo e non servirne gli abitanti. Alla fine è fuori dal mondo chi si sente e crede padrone ma che, anche a prezzo di grandi sofferenze procurate agli altri, non vincerà".


"Ci sono qui i grandi temi del nostro vivere: il nostro essere-nel-mondo di heidegerriana memoria, il nostro abitare lo spazio e il tempo progettandoci continuamente e prendendoci cura di noi stessi, degli altri e del mondo – spiega Valentina Zucchi, curatrice del museo di Palazzo Medici Riccardi . Solo così, ponendoci come ideale tessuto connettivo di un pianeta che ci ostiniamo a governare piuttosto che ascoltare, potremo offrire il nostro contributo a una storia più grande di noi e dell'umanità tutta, nella quale esprimere con autenticità la nostra dimensione lasciando aperti i nostri interrogativi, accogliendo le alterità di individui, specie, ere e riconoscendoci come parte osmotica di un tutto che è insieme dentro di noi e fuori da noi. Le opere in mostra suggeriscono piste, sguardi, interpretazioni; l'artista abita poeticamente il mondo e ci suggerisce, con il fascino proprio del linguaggio artistico, nuovi modi per viverci".


 


“Casa d’Arte San Lorenzo è da moltissimi anni che lavora a stretto contatto con Christian Balzano, incentivando e sostenendo la sua arte – spiega Roberto Milani di Casa d’Arte San Lorenzo - Inaugurare una mostra personale nelle sale museali di Palazzo Medici Riccardi di Firenze è più che mai un onore e motivo di orgoglio e vanto per tutto il lavoro svolto fino a oggi”.




“Iconiche ma anche frastagliate, realizzate con processi chimici e naturali allo stesso tempo (tecniche documentate con un video in mostra), ma anche progettate secondo attente ricostruzioni cartografiche, le opere in mostra ribadiscono, secondo il pensiero di Christian Balzano, che seppure il presente che stiamo vivendo non dia alcuna rassicurazione né abbia decretato alcuna fine della storia, pur con tutte le sue incertezze e atrocità, è l’unica forza attiva a cui possiamo appigliarci per scongiurare il naufragio e non perdere la speranza nel futuro di un nuovo mondo, senza più confini e quindi tutto da scoprire. In ciò forse la pratica dell’arte e la figura stessa dell’artista, di ogni artista probabilmente (che potremmo definire metaforicamente un matto, un giullare, un trickster, un eccentrico cartografo delle rotte del presente o un sognatore di un nuovo mondo) si adattano perfettamente al timone di questa difficile e spesso vacua navigazione. Perché in fondo, come piace pensare a Balzano, “re e uomini fanno progetti dei quali Dio ride" afferma il curatore Marco Tonelli.


“Gli enormi contrasti ideologici ed i veloci cambiamenti in atto (geo-politici, religiosi, culturali e di conseguenza sociali) mettono in evidenza la necessità di riflessioni e cambiamenti. Oggi la natura ha evidenziato questa urgente necessità - dichiara Christian Balzano -. In questo progetto il protagonista sarà il tessuto che, come un individuo, un’identità ben specifica, assumerà nuove forme e nuovi significati attraverso lo scontro o incontro con nuovi elementi, sostanze che, come un virus, lo alterano, modificano e portano agli estremi. Lo spazio ed il tempo impiegati per ogni singolo lavoro, condizioneranno il risultato finale rendendolo diverso l'uno dall'altro. Ma la diversità, vista come ricchezza, può generare solo nuove forze di pensiero libero”.




Opere fortemente connesse tra loro, come i quattro grandi timbri in marmo con i simboli delle religioni più diffuse al mondo (ebraica, cristiana, musulmana, induista) a cui si aggiunge il timbro “personale” dell’artista (che ha come effigie un toro); stoffe su cui campeggiano carte geografiche di paesi in guerra - trasformate dall’acqua del mare - o bandiere di paesi i cui confini sono separati da muri o linee invalicabili: tutti elementi che vanno a costituire un atlante critico del globo, a cui Balzano si approccia come ad un unico grande e sfaccettato “tessuto” sociale e politico.


La multiformità delle tecniche utilizzate dall’artista testimonia la pluralità delle culture e delle identità, ma anche la necessità della loro coesistenza; e, a ricordarci che viviamo tutti sullo stesso pianeta, ci sarà un’installazione ambientale dal titolo Io siamo tessuto, costituita da una bambina in bronzo a grandezza naturale che tira - come un pescatore fa con la sua rete - una grande sfera che rappresenta il mondo, fatta di tessuti di diversa natura.


La mostra sviluppa temi ricorrenti nell’arte di Balzano, che indaga e reinterpreta le grandi questioni della globalizzazione, dell’integrazione sociale o dei cambiamenti climatici, e presenta per quest’occasione opere recenti e lavori inediti, elementi trascinati e trasformati dalla corrente tumultuosa della contemporaneità che approdano nei rassicuranti ambienti rinascimentali di Palazzo Medici Riccardi.

Il catalogo della mostra verrà pubblicato dalla casa editrice Skira nel corso dell’esposizione, con testi di Marco Tonelli, Sara Taglialagamba e Valentina Zucchi.


Fabrizio Del Bimbo